Alfiero Grandi. La Lega vuole insieme i voti del Sud e la secessione del Nord ricco. Se la legge passa andrà al giudizio della Corte Costituzionale

Alfiero Grandi. La Lega vuole insieme i voti del Sud e la secessione del Nord ricco. Se la legge passa andrà al giudizio della Corte Costituzionale

Dovrebbe essere evidente la contraddizione. Salvini e la Lega puntano a rappresentare il malessere di grande parte del nostro paese e in particolare del Mezzogiorno. Il voto dell’Abruzzo ha dato più di una soddisfazione a questo tentativo.

Contemporaneamente la Lega e Salvini spingono per quella che viene chiamata la secessione dei ricchi, cioè il tentativo di Lombardia e Veneto di ottenere maggiori poteri e risorse in tutte le materie consentite dall’attuale testo dell’articolo 116 della Costituzione, modificato nel 2001. Questa linea leghista prevede, e pretende, una secessione parziale avvicinando le regioni a statuto ordinario a quelle a statuto speciale.

Non si può essere partito nazionale come pretende la Lega e insieme partito della secessione dei ricchi, questa truffa degli elettori va denunciata senza ambiguità prima che sia troppo tardi. Se anche il presidente della Regione Emilia ha chiesto maggiori poteri, senza rendersi conto di coprire un disegno leghista che ha potenzialità eversive verso la Costituzione è solo la conferma che nel Pd regna tuttora la confusione. È sperabile che prima o poi qualcuno capisca che questa scelta dell’Emilia Romagna va rivista.

I referendum regionali non possono essere alibi per le scelte del governo gialloverde

I referendum regionali non possono essere un alibi per le scelte del governo giallo verde. Anzitutto in Lombardia la percentuale dei votanti è stata bassa, ma anche in Veneto il quesito non prevedeva conseguenze come quelle di cui si discute ora perché la Corte costituzionale era intervenuta riformulando il quesito referendario delle regioni, sia rendendoli consultivi, quindi senza conseguenze obbligate, sia chiarendo che non potevano esserci conseguenze finanziarie né potevano essere contraddetti i diritti costituzionali dei cittadini previsti dalla prima parte.

Il resto è tutta farina del sacco leghista al governo che ha lavorato nell’ombra cercando di impedire la divulgazione dei contenuti fino all’ultimo e in sostanza punta a sottrarre risorse vere, si parla di circa 8 miliardi, allo stato e di avere di fatto istruzione, sanità, lavoro, ambiente, opere pubbliche di competenza regionale con la conseguenza che i cittadini italiani avrebbero diritti differenziati a seconda della loro residenza e che i dipendenti pubblici di sanità, istruzione, ecc diventerebbero tutti regionali, rompendo una visione unitaria nazionale. Con buona pace dei Comuni che se la vedrebbero con un nuovo centralismo regionale.

Poteri importanti verrebbero trasferiti dallo stato alle regioni che diventerebbero uniche titolari. Non tutte le regioni, solo quelle che lo chiedono, di qui la definizione di autonomia differenziata. Completa il quadro una discussione diretta tra governo e regioni interessate per arrivare ad un accordo a due, tagliando fuori di fatto tutte le altre regioni da ogni partecipazione. I testi concordati dal governo con le singole regioni diventerebbero qualcosa di religioso, infatti si pensa di usare la procedura parlamentare che si riserva agli accordi tra stato e confessioni religiose in cui si vota solo la legge completa, senza possibilità di emendamenti.

Se questa legge passa non può più né essere sottoposta a referendum, né cambiata dal governo e dal parlamento senza l’accordo della regione interessata. Un vero talmud.

Certo questa scelta se dovesse malauguratamente andare avanti arriverà inevitabilmente al giudizio della Corte costituzionale, che aveva cercato di circoscrivere la portata dei referendum regionali per non innescare questo percorso, ma che non poteva prevedere l’interpretazione estensiva dei leghisti al governo.

È una questione di fondo, riguarda i diritti fondamentali dei cittadini in campi essenziali per la vita. È una battaglia che va condotta sino in fondo senza ambiguità e con la massima unità. È sperabile che Gentiloni e Bressa che firmarono dei preaccordi con queste regioni, proprio quando il governo non avrebbe potuto prendere impegni perché le elezioni erano ormai alle porte, capiscano che è meglio una loro autocritica oggi che un disastro istituzionale domani.

Dietro l’angolo c’è il presidenzialismo

Nella fase finale della campagna per il referendum del 4 dicembre 2016 mi è capitato di ascoltare da fonti del centrodestra la versione autentica delle ragioni del regionalismo differenziato: autonomia alle regioni fino a distruggere diritti nazionali riconosciuti e collante presidenzialista per tenere insieme il paese. Per questo insisto a dire che dietro l’angolo c’è il presidenzialismo, me lo hanno spiegato senza giri di parole. Perché non dovremmo credergli visto che era scritto nel programma elettorale del centrodestra ed è entrato nel contratto con i 5 Stelle ?

Il M5Stelle è l’altro corno del problema. È evidente che il movimento soffre la pressione leghista, per di più molti suoi Ministri dovrebbero cedere poteri importanti e nel territorio ci sono forti resistenze. Reggeranno i 5 Stelle l’assalto leghista?

Temo di no. La linea dell’attuale gruppo dirigente dei 5 Stelle si è dimostrata incapace di reggere l’assalto leghista quando i rapporti di forza erano a loro favore, ora che stanno cambiando sarà ancora peggio perché questo gruppo dirigente ha un unico terrore: quello di essere sbalzato di sella e vede come un incubo uno scontro con la lega che porti alla crisi di governo.

Quando non ci sono principi forti che ci si impegna a difendere ad ogni costo tutto diventa trattabile e possibile e se il collante sulle tante poltrone acquisite è tanto forte da volere evitare ad ogni costo la crisi per non essere sbalzati di sella, il destino è segnato.

Sia il destino dei 5 Stelle perché l’originale è sempre più attraente della copia.

Sia il destino del nostro paese che si troverà con italiani di serie a, b, c e con diritti altrettanto gerarchizzati.

Sia quello dell’opposizione a questa maggioranza.

Per questo chi non ci sta deve farsi sentire con tutta la forza disponibile, tanti ancora non hanno capito, informiamoli, organizziamoli, mobilitiamoli.

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