S&P conferma il giudizio sull’Italia a BBB, ma abbassa l’outlook a negativo e boccia il governo. Di Maio, Savona e Salvini alzano lo scontro totale contro Mario Draghi e la Bce. La replica è durissima

S&P conferma il giudizio sull’Italia a BBB, ma abbassa l’outlook a negativo e boccia il governo. Di Maio, Savona e Salvini alzano lo scontro totale contro Mario Draghi e la Bce. La replica è durissima

Nella tarda serata italiana arriva dagli Stati Uniti la doccia fredda, quando Wall Street ha appena chius i battenti dei mercati: S&P ha confermato il giudizio sull’Italia, abbassando però l’outlook da ‘stabile’ a ‘negativo’. L’agenzia ha quindi lasciato invariati i rating sul debito pubblico italiano a ‘BBB’ (a lungo termine) e ‘A-2’ (a breve termine). L’outlook negativo ‘riflette il rischio che la decisione del governo di aumentare il deficit – oltre a esacerbare la gia’ debole posizione italiana su questo fronte – soffochera’ il nascente recupero del settore privato’. Un outlook negativo vuol dire che l’agenzia potrebbe abbassare il rating sull’Italia nei prossimi 24 mesi. “A nostro avviso il piano di politica economica e fiscale del governo italiano sta pesando sulle prospettive di crescita economica del paese”, si legge nelle valutazioni di S&P sull’Italia. “Le impostazioni programmate di politica economica e fiscale del governo – prosegue la nota – hanno eroso la fiducia degli investitori, come riflesso da un aumento del rendimento sul debito pubblico. Ciò a sua volta sta influenzando negativamente l’accesso delle banche al finanziamento del mercato dei capitali e, in misura minore, il loro coefficiente patrimoniale regolamentare”. Standard & Poor’s prevede una crescita dell’1,1 per cento nel 2019 in Italia, all’1 per cento nel 2020 e allo 0,9 per cento nel 2021.

Lo scontro tra Roma e l’Europa sulla manovra ‘del popolo’ ormai è totale. Non si fanno ostaggi e non esistono zone franche, nella ‘guerra’ tra il governo italiano e le istituzioni continentali: il bombardamento è quotidiano, incessante. Nessuno può prevedere da dove partirà il primo colpo, ma ogni volta centra l’obiettivo, fa danni e provoca una reazione sempre più dura. A usare l’artiglieria pesante stavolta è il vicepremier, Luigi Di Maio, che mette a fuoco nel mirino il presidente della Banca centrale europea, Mario Draghi: “Siamo in un momento in cui bisogna rifare l’Italia e mi meraviglia che un italiano, che è stato anche un punto di riferimento per anni a capo della Bce, si metta ad avvelenare il clima ulteriormente”. Il capo politico del Movimento 5 Stelle non ha mandato giù la bocciatura del numero uno di Francoforte. “Stiamo provando a fare qualcosa che non era mai stata fatta prima: togliamo alle banche e alle assicurazioni, che hanno avuto tanto negli ultimi anni, per dare finalmente ai cittadini, che non hanno avuto mai nulla”, spiega. Di Maio non vuole ‘tappare la bocca’ di Draghi, “può dire quello che vuole, non sono certo io a stabilire cosa può o non può dire il presidente della Bce”, ma si avverte la delusione di chi si aspettava un minimo di sostegno all’azione del suo governo. Anche solo per amor patrio.

Mario Draghi replica agli attacchi di Di Maio e Savona: “senza il nostro pacchetto il tasso di crescita dei prestiti bancari sarebbe di un terzo inferiore”

Così non è stato, e le opposizioni hanno approfittato del nuovo scambio di fuoco per saltare al collo del vicepremier: da Pd a Forza Italia, tutti sembrano concordare sull’avventatezza di Di Maio nell’attaccare Draghi. Il ruolo che riveste oggi, comunque, impone all’ex governatore della Banca d’Italia, di avere una posizione super partes. E infatti interpreta alla lettera le prerogative del suo mandato: “Stimiamo che il tasso di crescita dei prestiti bancari alle imprese nell’area euro sarebbe di più di un terzo inferiore, oggi, senza il nostro pacchetto di misure di facilitazione del credito”. Il presidente della Bce sembra rispondere al ministro per gli Affari europei, Paolo Savona, il quale vorrebbe appoggiare sulle spalle della Bce il peso di una eventuale, nuova sofferenza del sistema bancario, qualora lo spread non accennasse a scendere sotto i livelli di guardia. Draghi si leva anche i sassolini dalle scarpe: “I tassi che le banche fanno pagare alle aziende per prestare loro denaro sarebbero del 50% più alti”. Intanto il commissario europeo, Pierre Moscovici, lancia segnali all’Italia, facendo sapere che l’Ue intende continuare il dialogo “in modo costruttivo” con il ministro dell’Economia, Giovanni Tria, nonostante gli annunci di Matteo Salvini e Di Maio di non voler modificare la manovra. Già, perché il segretario leghista ribadisce per la milionesima volta che “non torneremo indietro di mezzo millimetro”. Così il politico francese prova a strizzare l’occhio direttamente ai cittadini, con un messaggio su Twitter, ‘addolcito’ dall’emoticon del cuore: “Grazie a tutti gli italiani che hanno reagito all’atto di Angelo Ciocca”, l’eurodeputato della Lega che ha imbrattato le carte del titolare Ue agli Affari economici, dopo una conferenza stampa.

E la tensione sullo spread resta alta, a quota 309 dopo l’impennata a 318

Intanto, resta alta la tensione sullo spread tra Btp e Bund tedeschi, nonostante il ripiegamento odierno a quota 309 dopo un’impennata a 318. Un picco che ha portato sui livelli minimi dall’ottobre del 2009 il differenziale tra lo Spread italiano e quello Greco, sceso oggi fino a 63 punti, per poi tornare a livelli piu’ normali sopra quota 80 punti. Sullo sfondo ha influito oggi la minaccia di un taglio al rating italiano da parte di S&P, il cui pronunciamento e’ atteso in serata, dopo la chiusura di Wall Street, con il rischio che l’Agenzia possa indicare una prospettiva negativa. Quest’ultimo sarebbe il vero macigno, dopo lo scampato pericolo di venerdi’ scorso, quando Moody’s ha declassato il debito del Paese a Baa3, ma ha mantenuto l’outlook stabile.

Il commissario Moscovici e il presidente Juncker confermano: “faremo altre domande al governo italiano”

“In democrazia la violenza, seppur simbolica, non è tollerabile nei Parlamenti e in qualsiasi altro luogo. Possiamo discutere, non essere d’accordo, ma nel rispetto delle persone e delle istituzioni”, ha sostenuto Moscovici, che aspetta “entro il 13 novembre un documento programmatico di bilancio dall’Italia più conforme alle regole”, ma è pronto anche ad “esplorare altre vie per ridurre il debito pubblico”, se Roma rispondesse nuovamente picche. Di sicuro i tentativi di interlocuzione tra esecutivo gialloverde e Bruxelles proseguiranno. “Faremo altre domande” sulla manovra “nei prossimi giorni”, promette il presidente della Commissione Ue, Jean-Claude Juncker. Che nelle prossime settimane incontrerà ancora il premier Conte per “parlare”. Anche se finora le sirene europee non hanno mai scalfito le granitiche convinzioni di M5S e Lega. Nonostante la spinta mortifera dello spread.

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