Il Pd: gioco al massacro tra leader, veri o presunti. Congresso sì o congresso no? Ci sciogliamo oppure no? Dibattito da commedia dell’assurdo

Il Pd: gioco al massacro tra leader, veri o presunti. Congresso sì o congresso no? Ci sciogliamo oppure no? Dibattito da commedia dell’assurdo

Tra un invito a cena e l’altro, tra una festa dell’Unità e una di corrente, in mezzo alla solita valanga di tweet, post sui social e comunicati stampa, sale la tensione nel Pd sui tempi del congresso, e non solo. Insomma, invece di organizzare il partito, sia pure in evidente difficoltà, in vista di una opposizione politica e sociale degna di questo nome, i big, leader veri e leader presunti, preferiscono giocare una partita pericolosa sullo scacchiere del congresso, come se quest’ultimo fosse la panacea che come d’incanto sarebbe in grado di risolvere gli enormi e drammatici problemi che i democratici stanno vivendo. Dalla sconfitta cocente del referendum del 4 dicembre 2016 a quella delle legislative del 4 marzo 2018, ancora più bruciante, i leader, veri o presunti, non sono mai stati in grado di capire e di dibattere le ragioni delle batoste elettorali, e si lanciano in un gioco a somma zero dove ancora una volta prevalgono i personalismi.

Orfini: “sciogliamo il pd e rifondiamolo”. Zingaretti: “lo dici solo perché hai paura di me”

Dopo le parole del presidente Matteo Orfini, che ha proposto di sciogliere e rifondare il Pd perché “com’è oggi non funziona”, il governatore del Lazio Nicola Zingaretti, al momento unico candidato alla segreteria, va all’attacco. “Un’altra scusa per non fare il congresso. Hanno paura! – tuona Zingaretti -. Pur di non far vincere me preferiscono far chiudere il Partito democratico”. Un’accusa ai renziani che al momento non hanno il candidato, data l’indisponibilità più volte manifestata da Graziano Delrio. Ma a Zingaretti arriva la risposta di Renzi che su Facebook invita a “smetterla col fuoco amico” e che ai suoi assicura: “Nessuna paura e nessun rinvio”. “Non temiamo certo il congresso, – dicono i renziani – Quando Martina si dimetterà, l’ex premier indicherà il candidato”. E per Renzi ha parlato Guerini stamani: “Nessun rinvio, si facciano i congressi come previsto”. I primi dati della Toscana, peraltro, si fa notare, vedono la candidata renziana, Simona Bonafè, al 72%. Orfini trova critiche in quasi tutte le aree. “Parlare ora di scioglimento del Pd – dice Marina Sereni di Areadem, la corrente di Dario Franceschini e Piero Fassino – significa mandare un messaggio negativo e disorientare gli elettori di sinistra e centrosinistra. L’Assemblea ha deciso un percorso chiaro, andiamo avanti con il Congresso e costruiamo un confronto civile e positivo per ricostruire una comunità e darci una profilo e una guida nuovi”.

“Trovo anacronistico che chi ha ricoperto per anni ruoli di vertice ed è quindi corresponsabile del disastro proponga lo scioglimento del Pd, forse come lavacro di responsabilità. Il percorso è stato votato in assemblea, quindi si vada avanti con il congresso”, attacca l’orlandiana Monica Cirinnà. “Non esiste che il Pd si sciolga e che a proporlo sia addirittura un gruppo dirigente scaduto, deligittimato e protagonista di questo fallimento”, aggiunge Francesco Boccia, area Emiliano. A tentare di chiudere il discorso è Matteo Mauri, coordinatore della segreteria nazionale. “Le tappe del nostro congresso – scrive in una nota – sono esattamente quelle decise insieme con l’ultima Assemblea nazionale che ha eletto Maurizio Martina segretario. Non servono speculazioni infondate che rischiano di creare inutili fibrillazioni. Il Congresso nazionale del Pd si farà, come previsto, prima delle elezioni Europee e in quella sede ci si confronterà legittimamente su tutte le prospettive che verranno avanzate”.

Tutti insieme appassionatamente a cena da Carlo Calenda

Nel dibattito interno al partito si inserisce l’iniziativa di Carlo Calenda. L’ex ministro dello Sviluppo economico, via Twitter, ha invitato a cena gli ex premier Matteo Renzi e Paolo Gentiloni e l’ex ministro degli Interni Marco Minniti. Tutto è partito da un tweet di Giuliano da Empoli, stretto collaboratore di Renzi. Secondo da Empoli “la Storia non sarà clemente con i quattro leader del Pd, Renzi, Gentiloni, Calenda, Minniti che condividono la stessa linea politica se per ragioni egoistiche non riusciranno a sedersi intorno a un tavolo per impedire la deriva del Pd verso l’irrilevanza e la sottomissione al M5s”. Calenda prende la palla al balzo. “Hai ragione Giuliano. Questo è un invito formale. Vediamoci. Per essere operativi – scrive – e per limiti miei di movimento: martedì da me a cena. Invito pubblico per renderlo più incisivo ma risposta privata va benissimo”. Successivamente Calenda torna sull’argomento, replicando a un utente che lo accusa di volere nuovi “caminetti”. “Fesserie demagogiche – scrive – la politica è fatta anche di rapporti umani. Abbiamo lavorato tutti insieme con passione. A un certo punto i rapporti si sono interrotti o rarefatti. Scambiarsi idee e opinioni non è ‘un caminetto’ ma la normalità dei rapporti umani e professionali”. Al momento a Calenda ha risposto, in modo cauto, solo Renzi. L’ex leader Dem ai suoi ha spiegato di avere “grande stima” per i tre commensali, evidenziando come essi abbiano assunto “importanti responsabilità” nel Paese proprio su sua proposta. “Massima disponibilità” al confronto, dunque, a condizione che sia chiaro che “non c’è nessun accordo possibile” coi Cinque Stelle e con la Lega. La linea, per lui, non può essere che quella di una “opposizione durissima” come quella di chi ha fatto ostruzionismo alla Camera. Però Renzipreferirebbe un confronto pubblico. E lo scrive su Twitter Luciano Nobili, deputato molto vicino al senatore fiorentino. “Dovreste farlo in un appuntamento pubblico, non a cena. Roma? Leopolda? Dove volete, ma in pubblico”, è l’invito di Nobili.

Martina e Cuperlo: “facciamo il congresso, prima possibile, forse a gennaio e cambiamo lo statuto”

“Più che discutere di rinvii del congresso noi dobbiamo lavorare. Altro che scioglimento del Pd, altro che rinvio del congresso, dobbiamo fare tutti insieme un passo in avanti per costruire il nostro futuro nel segno della giustizia sociale e della solidarietà”, ha detto il segretario del Pd Maurizio Martina, oggi pomeriggio a Genova, in riferimento alla proposta del presidente del partito, Matteo Orfini. “Fermare questa destra che porta l’Italia nelle braccia di Orban. Per me si deve partire da qui anche nella manifestazione del 30 settembre a Roma. Le parole di Orfini e altri possono trovare risposta solo in un congresso da fare prima delle europee per affrontare in piedi un’altra scadenza spartiacque” è l’opinione di Gianni Cuperlo. “Quanto a cambiare regole e statuto l’ho chiesto da tempo. Se tutti lo vogliono lo si faccia. Un partito con alle spalle una sconfitta storica deve trovare le risorse per reagire alla drammaticità del momento. Sul merito non si può discutere a colpi di tweet. Per quel che mi riguarda dal 5 marzo ho parlato di un congresso rifondativo e costituente, aperto ai cambiamenti necessari per convincere e vincere”.

Chi vincerà questa penosa partita a scacchi tra leader, veri o presunti? Chissà. Certo è che dinanzi alle grandi, enormi sfide di questi tempi, il Pd ha la repsonsabilità e il dovere di ritrovare quella credibilità che ha perduto, e che è allla base delle sue sconfitte.

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