Londra. Rimpasto nel governo May, Jeremy Hunt nuovo ministro degli Esteri. Riprendono i negoziati Brexit, ma nella versione soft

Londra. Rimpasto nel governo May, Jeremy Hunt nuovo ministro degli Esteri. Riprendono i negoziati Brexit, ma nella versione soft

Nel primo Consiglio dei ministri dopo le dimissioni di David Davis e Boris Johnson, il governo rinnovato di Theresa May ha fatto quadrato intorno alla premier. Il ministro dell’Ambiente Michael Gove, euroscettico la cui reazione era particolarmente scrutata, ha affermato che non ha intenzione di seguire l’esempio di Davis e Johnson, che hanno lasciato in aperto disaccordo con l’approccio di May sulla Brexit, ritenuto troppo soft. “Assolutamente no”, ha risposto alla emittente Itv che gli chiedeva di una possibilità di dimissioni. Stessa posizione dal ministro del Commercio internazionale Liam Fox, un altro ‘brexiteer’. Quanto al nuovo titolare degli Esteri Jeremy Hunt, che si è unito al fronte del ‘leave’ dopo avere militato per il no alla Brexit, ha affermato che sostiene “senza riserve” il piano di May per una nuova relazione con l’Ue dopo il divorzio.

È stato proprio questo piano la goccia che ha fatto traboccare il vaso per Davis e Johnson. Discusso venerdì sera in una riunione del Consiglio dei ministri nella residenza di campagna della premier a Chequers, 70 chilometri a nordovest di Londra, prevede di realizzare una zona di libero scambio e un nuovo modello doganale con i 27 entro per mantenere un commercio “senza frizioni” con il continente. “Il sogno della Brexit sta morendo”, aveva scritto Boris Johnson nella lettera di dimissioni. L’esito di questa nuova riunione di martedì rassicura May, che lunedì veniva data in bilico dopo la perdita di due pesi massimi del suo esecutivo. “Riunione produttiva con il Gabinetto stamattina, settimana carica in vista”, ha twittato. Ma la dirigente conservatrice non è ancora al riparo da un voto di sfiducia dei suoi deputati Tory che chiedono una rottura netta con Bruxelles. Per far cadere May servirebbero tuttavia i voti di 159 deputati conservatori, sui 316 totali, il che non è scontato. Intanto l’ondata di defezioni non è finita: martedì pomeriggio due deputati hanno lasciato gli incarichi nell’apparato del partito, Ben Bradley e Maria Caulfield.

I conservatori “possono essere tentati” di ribaltare il governo May, ma un eventuale sostituto “dovrà affrontare gli stessi problemi e fare scelte difficili sulla Brexit”, sottolinea Simon Usherwood, ricercatore all’università del Surrey, che ipotizza piuttosto che i dissidenti lascino che il Paese esca dall’Ue come previsto il 29 marzo del 2019 e solo dopo, ad aprile, May venga sostituita. Con il nuovo ministro per la Brexit, Dominic Raab, i colloqui sulla Brexit riprenderanno lunedì come previsto. Ad assicurarlo è il negoziatore dell’Ue, Michel Barnier, parlando con AFP dopo una conferenza davanti al Council on Foreign Relations a New York. “Avevo un rapporto franco e cordiale con David Davis, e ora lavorerò lunedì con il negoziatore nominato da May”. Rispondendo poi a chi chiedeva se il rimpasto nel governo May riduca le possibilità di arrivare a un accordo sulle condizioni di divorzio da qui a ottobre, Barnier si è limitato a dire che “sarà difficile in ogni caso concludere i negoziati” ma “l’assenza di accordo sarebbe la soluzione peggiore per tutti”.

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