Decreto “dignità”. Polemiche e critiche contro le misure sul lavoro proposte da Di Maio. Per Camusso, è inutile “se non reintroduce il reintegro”

Decreto “dignità”. Polemiche e critiche contro le misure sul lavoro proposte da Di Maio. Per Camusso, è inutile “se non reintroduce il reintegro”

Il decreto dignità approvato lunedì sera dal Consiglio dei ministri – potrebbe essere esaminato in prima lettura dalla Camera. Lo riferiscono fonti di Governo. Il testo deve essere ancora pubblicato in Gazzetta ufficiale. Se il buongiorno si vede dal mattino, il primo provvedimento economico del governo rischia di mettere in salita il rapporto tra esecutivo, sindacati, in particolare la Cgil, mondo delle imprese e associazioni di categoria.

Per Susanna Camusso si tratta di un intervento solo parziale

“Pur andando nella direzione giusta, non è un intervento organico. Tra gli annunci e la sostanza c’è molta differenza. Ci vuole altro per ‘licenziare’ il Jobs act”, afferma la segretaria generale della Cgil, Susanna Camusso in un’intervista al Corriere. E spiega: “Solo per cominciare, la Cgil ritiene giusto introdurre le causali sui contratti a termine ma sarebbe logico farlo fin dall’inizio. Sui licenziamenti, va bene aumentare l’indennizzo, ma se non si reintroduce il diritto al reintegro, come pure il Movimento 5 Stelle aveva promesso, non si va al cuore del problema. In sintesi si tratta di un intervento parziale mentre sarebbe indispensabile riorganizzare tutta la legislazione come facciamo nella Carta dei diritti”.

Fratoianni, leader di Sinistra Italiana: “decreto timido, troppo timido”

“Il decreto dignità è timido. Troppo timido. Considerando gli annunci mi sarei aspettato qualche deciso passo in avanti in più”, scrive in una nota Nicola Fratoianni. “Innanzitutto, contrariamente a quanto detto, purtroppo non si tocca il Jobs Act- prosegue il leader di SI- l’unica modifica sta nell’aver aumentato l’indennità a favore di chi viene licenziato senza giusta causa. Ma l’idea che si possa licenziare quando ti pare, rimane tutta intatta, visto che non si interviene sulla reintroduzione dell’articolo 18, a garanzia dei lavoratori. Peraltro, l’aumento dell’indennità si scarica principalmente sulle piccole e medie imprese italiane, visto che se una grande azienda decide di licenziare, pagare qualcosa in più per liberarti di un lavoratore è come bere acqua fresca”. E poi, “sull’introduzione della causale per i contratti precari, che il decreto Poletti aveva eliminato – insiste l’esponente di Leu – va detto che, seppur corretto in punta di principio, così come realizzato, e cioè dopo i primi 12 mesi di contratto, è praticamente inutile. Per una ragione molto semplice: quasi l’80% dei contratti precari dura un anno o meno. Per le aziende che non vogliano introdurre la causale, è sufficiente far ruotare i lavoratori e continuare ad assumere con una scadenza di un anno appena. Cioè tutto prosegue così com’è”. Infine, promette Fratoianni, “interverrò sul decreto durante il dibattito parlamentare, cercando di introdurre ciò che manca e chiedendo più coraggio a Di Maio, se davvero ha intenzione di dichiarare guerra alla precarietà. Quello che non si può fare, è contrastare questo decreto rivendicando il ruolo mortifero del Jobs Act e del Decreto Poletti, come sta facendo il Pd. Non imparano mai. La strada per la dignità è ancora molto – conclude Fratoianni – molto lunga”.

Coro di critiche anche dalle organizzazioni imprenditoriali 

Nessun allarmismo certo, ma a poco più di 24 ore dall’approvazione dell’atteso decreto dignità le associazioni di imprenditori e pmi hanno fatto sentire la loro voce. Confindustria infatti non usa mezzi termini, parlando di “segnale molto negativo”. La critica è argomentata in maniera dettagliata, partendo dai dati Istat, che hanno testimoniato la tendenza di un mercato in crescita. “Il Governo innesta la retromarcia rispetto ad alcune innovazioni che hanno contribuito a quella crescita. Il risultato sarà di avere meno lavoro, non meno precarietà. Sia chiaro: colpire duramente i comportamenti opportunistici di chi assume un impegno con lo Stato e poi non lo mantiene è un obiettivo che condividiamo, ma – ribadisce Viale dell’Astronomia – disegnare regole punitive e dalla portata tanto ampia quanto generica l’unico denominatore comune delle scelte fatte in tema di lavoro e delocalizzazioni è di rendere più incerto e imprevedibile il quadro delle regole in cui operano le imprese italiane”. Qui l’acccenno è alle nuove norma del decreto, che prevede multe molto salate e la restituzione dei fondi avuti dallo Stato per quelle imprese che decidono di lasciare l’Italia entro il termine dei cinque anni “dalla data di conclusione dell’iniziativa agevolata”.

Sulla norma per i contratti a termine arriva però anche l’alt di Confcommercio, che avvisa: “Se l’obiettivo era quello di favorire la creazione di nuova occupazione, si va invece nella direzione opposta con l’aggravante di creare un periodo di incertezza e un ritorno del contenzioso”. Da parte di Confesercenti la linea è simile, “con profonda insoddisfazione l’inserimento nel decreto dignità di pesanti interventi sui contratti a termine. Se da una parte riteniamo condivisibile cercare di stabilizzare l’occupazione e dare le giuste garanzie ai lavoratori – si legge in una nota – dall’altra non possiamo accettare la penalizzazione delle imprese, che garantiscono il lavoro in primo luogo”. Nel ping pong a distanza con la politica da Forza Italia viene confermata la bocciatura, perché il limite dei rinnovi ai contratti a termine può diventare una “zavorra per le aziende”. Ma a chi nel centrodestra parlava anche di dubbi anche da parte leghista, risponde il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Giancarlo Giorgetti: “Siamo due forze politiche diverse, noi rispettiamo i contratti che sottoscriviamo, alcuni dubbi sono stati superati. Il risultato è stato votato dai ministri della Lega”.

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