Confindustria. Boccia attacca leghisti e pentastellati: solo promesse elettorali. Cambiare senza distruggere. Il valore del “patto per il lavoro” con i sindacati. Ilva: non si chiude. Calenda agli industriali: “Fate muro contro i populisti distruttivi”

Confindustria. Boccia attacca leghisti e pentastellati: solo promesse elettorali. Cambiare senza distruggere. Il valore del “patto per il lavoro” con i sindacati. Ilva: non si chiude. Calenda agli industriali: “Fate muro contro i populisti distruttivi”

Forse per la prima volta nella storia di Confindustria, l’Assemblea nazionale della organizzazione elogia il governo che se ne è andato e mette in guardia quello che verrà. Il presidente Vincenzo Boccia, nella relazione annuale, non ha risparmiato critiche, anche se non nomina direttamente M5S e Lega, ai nuovi arrivati. Chiede alla politica “di avere una visione di lungo periodo, di non rimettere sempre in discussione le riforme, la permanenza in Europa”. Interviene mentre i mercati fanno volare lo spread, la differenza fra i Bund tedeschi e i nostri Bot che alla fine della giornata supera i 195 punti per poi tornare a 189, un segnale di allarme della situazione in cui si trova il Paese. “Va bene cambiare ma senza distruggere”. Parla di un “orizzonte corto”, un’accusa bruciante diretta a Di Maio e Salvini, anche se non li nomina e non sono presenti. Solo due senatori, uno di Cinque stelle, l’altro della Lega assistono ai lavori mentre in gran forza ci sono ministri e parlamentari del Pd. Gentiloni, quando Boccia lo nomina ringraziandolo per  il lavoro svolto da presidente del Consiglio, raccoglie un fortissimo applauso.

L’accusa di Boccia a chi si appresta a dar vita al nuovo governo

Proprio mentre si svolge l’assemblea arriva la notizia della convocazione da parte di Mattarella del candidato premier dei nuovi arrivati. È il momento in cui il presidente degli industriali lancia una pesante accusa a pentastellati e leghisti quella di vivere “nella condizione di una perenne campagna elettorale”. I due senatori 5S che rappresentano la nuova maggioranza  populista che si appresta a governare, scrive l’agenzia di stampa Dire, non ce la fanno più ad assistere alle accuse rivolte alla nuova maggioranza da parte di Boccia e lasciano la sala di Santa Cecilia dove si svolge l’assemblea. C’è anche un leghista, il senatore Puglia che, sconsolato, dice “Bisogna conoscere meglio Confindustria”. Presente anche il neoeletto per il Carroccio, Claudio Borghi, che ha collaborato alla scrittura del “contratto”, il quale fa lo gnorri e dice “Io non so niente di niente, solo quello che leggo sui giornali”. Sarà poi il ministro Calenda, intervento molto applaudito, a chiedere agli industriali di  “far muro contro i populismi distruttivi”.

“Non ci può essere una politica forte senza una economia forte”

La relazione di Vincenzo Boccia ha fatto perno su una domanda retorica che il presidente si era rivolto ed aveva rivolto alla assemblea, ma l’indirizzo era quello di M5S e Lega: “C’è – si era chiesto – una politica industriale?”. Ancora: “Va bene cambiare, ma senza distruggere”. “Non è affatto chiaro dove si recuperano le risorse per realizzare i tanti obiettivi e promesse elettorali”. “La politica – ha  affermato – deve riappropriarsi del suo ruolo, recuperando la sua vocazione alla sintesi, che matura attraverso il dialogo, il confronto e il sapiente bilanciamento degli interessi”.  “Non ci può essere una politica forte senza un’economia forte – ha affermato – se la politica pensa di essere forte creando le condizioni per indebolire l’economia lavora contro se stessa”. Prosegue: “A ogni cambio di maggioranza politica si torna indietro su scelte strategiche. Un azzardo per un Paese che è comunque la seconda manifattura europea”. Già, l’Europa. Una risposta secca a leghisti e pentastellati. I rapporti con Bruxelles devono essere portati avanti “senza strappi”. L’Italia “vince e avanza con l’Europa e dentro l’Europa”. “Da soli – afferma – possiamo poco di fronte a  giganti economici e politici (il riferimento è ad Usa e Cina in particolare ndr) perché la concorrenza non è più tra i singoli Paesi ma tra l’Europa e il mondo esterno”, Europa che deve agire unita e l’Italia “deve fare sentire la sua voce a Bruxelles”. Europa che deve continuare ad essere “la nostra casa comune”, vera e propria ancora del Paese, punto fermo per una “Confindustria non protezionistica e che non si vuole chiudere in piccole rendite di posizione, ma vuole affermare che l’Italia vince e avanza con l’Europa e dentro l’Europa. Una linea non passiva. Occorre – ha detto – rovesciare il principio del Patto di Stabilità e Crescita perché è la Crescita che garantisce la Stabilità e non il contrario. L’Italia deve sentirsi a pieno titolo parte del gruppo di testa di questa Europa, che va cambiata, sì, ma dal di dentro. L’Europa è imprescindibile”.

La questione industriale, il lavoro, i giovani priorità inderogabile

Punti centrali della relazione la questione industriale, il lavoro, i giovani, priorità inderogabile – ha detto – insieme all’imperativo di non fare passi indietro sulle infrastrutture, a partire da Terzo Valico Tav e Ilva. Una risposta dura e ferma a chi,  Lega e Cinque stelle in particolare, per quanto riguarda lo stabilimento di Taranto, ne chiede la chiusura. Nessun dietrofront sulle grandi opere: Tav, Tap e sul Terzo Valico. “In America si parla di produrre più acciaio  – dice  Boccia – mentre da noi si vuole chiudere l’Ilva, la più grande acciaieria d’Europa”. Sullo stabilimento di Taranto Boccia afferma: “Che messaggio diamo a un investitore nazionale o straniero con le incertezze sull’Ilva? Premesso che tutto deve svolgersi nel rispetto delle persone e dell’ambiente – conclude – viene da chiedersi se sia possibile cambiare continuamente le carte in tavola, per di più nell’anno in cui entriamo nella top ten dell’attrattività internazionale”.

Tanti i problemi messi a fuoco da Boccia, un riferimento critico anche alla Flat Tax, per puntare decisamente sul problema lavoro. Esprime un giudizio positivo sul jobs act.

Contraddizioni del presidente degli industriali. Camusso: pensioni un grande problema

Ma entra in contraddizione con se stesso. “La missione di oggi, tanto attuale quanto ignorata – sottolinea Boccia – è una sola: si chiama lavoro”. Poi prosegue che “occorre ricucire lo strappo intergenerazionale”. Quindi, se ne deve dedurre, che il jobs act non ha funzionato. Boccia poi afferma “no enfasi sulle pensioni e più sul lavoro che – dice – acquista una centralità assoluta”, lavoro “qualificato ed efficiente, garanzia di riattivare quell’ascensore sociale che si è inceppato”, e può anche essere “il campo dove sperimentare una tassazione che favorisca, attraverso la defiscalizzazione, i premi legati all’aumento della produttività e l’assunzione dei giovani”. Poi sottolinea il valore per rilanciare l’occupazione del “Patto della Fabbrica” o “ Patto per il lavoro”.

Il contributo degli industriali per rilanciare l’occupazione si rispecchia nel “Patto della Fabbrica” o “Patto per il Lavoro” siglato con Cgil, Cisl e Uil, ed è fatto di “proposte chiare e concrete”. Il richiamo al rapporto con i sindacati è un fatto importante. Da notare che la parola “sindacato” non fa parte del vocabolario di leghisti e cinquestelle. Nella relazione ai cinquemila delegati Boccia affronta tanti problemi, propone soluzioni, dal Mezzogiorno alle infrastrutture, al fisco.

Un primo giudizio viene da Susanna Camusso. “Bene su accordi fatti, ma pensioni sono un grande tema – afferma il segretario generale della Cgil – così  come pensiamo che il Jobs act non sia una grande riforma”. “Il presidente Boccia – prosegue – ha fatto un discorso interessante su come cambiare l’Europa da dentro ed essere al centro, che credo sia una premessa importante, ha valorizzato gli accordi che abbiamo fatto e credo che sia necessario partire dall’applicazione di quegli accordi e poi ci saranno degli elementi di dialettica”.

Da Calenda anche un “messaggio” al prossimo congresso del Pd

Un posto a parte spetta al ministro per lo sviluppo Calenda, alla sua ultima uscita come tale, che nel  portare il saluto del governo dimissionario ha svolto un intervento tutto politico con nel mirino pentastellati e leghisti, il “sovranismo anarcoide – ha detto – quello che gioca con i soldi degli italiani come fossero soldi del Monopoli”. Ha iniziato ribadendo il no alla chiusura dell’Ilva ricordando che il Governo tramite l’amministrazione straordinaria è disponibile a mettere sul piatto ulteriori risorse per chiudere nelle prossime ore. “Negoziare si può e si deve”, aggiunge, ma occorre fare presto, perché l’azienda “finirà la cassa  integrazione nel mese di luglio e ricominciare tutto da capo o per seguire chi propone soluzioni tecnologiche irrealizzabili rischia questa volta di provocare una chiusura tutt’altro che progressiva”. “Di che parliamo – si è chiesto – ma come si chiude progressivamente l’acciaieria più grande d’Europa, con quali soldi, con quali costi per tutta l’industria italiana, con quali soluzioni per i 20mila lavoratori tra diretti e indotto?”. Calenda difende l’operato dell’esecutivo messo in discussione dai sindacati come riferiamo in altro articolo. Dice: “I sindacati vogliono di più e stanno negoziando in queste ore. È loro dovere e il governo tramite l’amministrazione straordinaria è disponibile a mettere sul piatto ulteriori risorse per chiudere nelle prossime ore”. Calenda infine, forse pensando di trovarsi ad una assemblea del Pd, magari in pieno congresso, forse anticipando una sua candidatura alla segreteria, ha dato un saggio delle sue analisi politologiche: “è ormai evidente che nessuna democrazia può pensare di reggere gli attuali tassi di analfabetismo funzionale. Senza un gigantesco piano di miglioramento della nostra capacità di capire un mondo più complesso – ha detto – la complessità diventa paura e la paura diventa rifiuto della modernità”. E passa dai vaccini alla Tap alla Tav e chi più ne ha più ne metta. “Il mondo non è diventato piatto – ha detto – la politica in particolare dei progressisti sì, perché è rimasta spiazzata di fronte a queste domande. Ha costruito una utopia sul futuro e dimenticato di curare il presente e ha sostituito la rappresentanza con la competenza”. Ha poi sottolineato la necessità di operare “nella realtà in modo concreto e non ideologico. Le ricette semplicistiche della teoria economica non convincono più. Gli slogan con cui i politici progressisti le hanno tradotte ancora meno”.

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