Cannes 2018. Le luci si sono spente su una Palma inattesa

Cannes 2018. Le luci si sono spente su una Palma inattesa

Le luci si sono spente sulla settantunesima edizione del Festival di Cannes. L’avevamo situata sotto il segno del rinnovamento e la Palma d’oro a Hirozaku Kore-eda, Premio della Giuria per il film  “Tale padre tale figlio”, nel 2013, inattesa, ci ha sorpreso. Ha vinto Kore-eda. il pittore dell’infanzia. “Une affaire de famille” racconta i legami molto stretti e i sentimenti intimi che uniscono una famiglia ricomposta, povera tra i poveri, ma affronta il tema della povertà in Giappone e ci fa riflettere se una famiglia possa esistere anche senza legami di sangue. Il film è delicato e commovente. La simpatica famiglia per sopravvivere e arrotondare gli esigui stipendi si dedica a  piccole rapine, furti e cose non certo nobili. Una famiglia larga, costituita da una coppia che vive nella casa con la madre, un ragazzino, una figlia e ospita una bimba piccola maltrattata.

L’infanzia violata è uno dei temi affrontati anche dalla libanese Nadine Labaki nel suo film Capharnaum che ha vinto il Premio della Giuria. Un soggetto forte, due bambini e una donna dietro la telecamera. Ha filmato un bambino delle bidonville che ha denunciato i suoi genitori per avergli dato la vita. Il film è interpretato da un bambino siriano di 13 anni. “Mentre festeggio il Cinema con voi, non posso non pensare a una bambina che si chiama Cedra che ha recitato nel film. Oggi ha passato tutta la giornata sotto il sole, il viso incollato ai vetri delle auto”. Un’altra donna è stata premiata dalla giuria presieduta da Kate Blanchett, Alice Rohrwacher, con il premio per la  miglior sceneggiatura per il film “Lazzaro felice” ax aequo con Jafar Panahii “Trois visages”. Il Grand prix de la jurie, invece, al problema del razzismo, al centro del film “Blackklansmadi” del regista americano Spike Lee. Il difensore dei diritti dei neri dice che è un fenomeno mondiale: “Non è che voi siete messi meglio, bisogna vedere come trattate arabi e migranti”, ha affermato il regista a Cannes. Il premio per la miglior interpretazione femminile a “Ayka” di Sergey Dvortsevoy, un film che dipinge la Russia di Putin, dei migranti, cittadini della ex repubblica sovietica trasformati in schiavi e senza alcun diritto. Nel film la protagonista abbandona il bambino per estrema povertà. Il premio per la miglior interpretazione maschile a Marcello Fonte nel film “Dogman”, che ci rivela la dolcezza, la fragilità di un personaggio inserito in un ambiente crudele e senza scrupoli.

Questo Festival ha voluto essere anche un vessillo contro l’umiliazione subita dalle donne. È la prima edizione dopo il sisma Weinstein, e per questo il Festival di Cannes 71 rimarrà negli annali storici per il red carpet di 82 donne della settima arte che reclamano l’uguaglianza salariale. I film realizzati da donne e selezionati per il concorso da 71 anni sono stati solo 82 contro i 1645 dei colleghi registi. L’ultima Palma d’Oro a una donna è stata consegnata 25 anni fa a Jane Champion.

La Palma d’oro speciale, novità di quest’anno, è stata un’ottima scelta: Premio alla Migliore Regia a Pawlikowski per il travolgente “Cold War” (girato in un b/n che non si vedeva dai tempi del Maestro Godard, che a 87 anni continua ad aver  voglia di sperimentare).

Questo Palmarès racconta che la Giuria è stata sensibile alle grandi cause sociali, alla povertà nel mondo, ma ha preferito dare il premio più prestigioso alla dolcezza e all’ironia, piuttosto che alla lotta a denti stretti per la difesa dei diritti.

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