Palestina. Gaza. 3 palestinesi uccisi e 611 feriti nel quinto venerdì di protesta per la Marcia del ritorno. Dal 30 marzo, 44 i morti e 5511 i feriti, secondo l’Onu

Palestina. Gaza. 3 palestinesi uccisi e 611 feriti nel quinto venerdì di protesta per la Marcia del ritorno. Dal 30 marzo, 44 i morti e 5511 i feriti, secondo l’Onu

Tre palestinesi sono stati uccisi, e 611 feriti, secondo il quotidiano progressista Haaretz, durante gli scontri con la Forze di sicurezza israeliane (Idf) alla frontiera tra Stato ebraico e Striscia di Gaza nel quinto venerdì di protesta per la “Marcia del ritorno”. Lo fonte del quotidiano è il ministero della Sanità di Gaza. I tre morti di oggi portano a 44 il numero dei palestinesi uccisi negli scontri con le Idf dall’avvio della “Marcia del ritorno”, iniziata il 30 marzo scorso. Da allora, i feriti tra i palestinesi sono 5.511, ha reso noto l’Onu. La marcia di questo venerdì è dedicata alla “gioventù ribelle”, ha dichiarato il comitato organizzatore delle manifestazioni, spiegando che in tal modo vengono “onorate le migliaia di giovani che sono venuti a protestare ogni settimana nell’area lungo la barriera di confine” tra Israele e Striscia di Gaza.

Le proteste continueranno anche dopo il 15 maggio, il giorno in cui i palestinesi celebrano la Nakba (termine arabo per catastrofe), che coincide con la fondazione dello Stato ebraico. Lo ha annunciato lo scorso 25 aprile il capo dell’ufficio politico del movimento palestinese di Hamas che governa l’enclave palestinese dal 2007, Ismail Haniyeh. “Il popolo palestinese protesterà durante tutto il mese del Ramadan (mese di digiuno dei musulmani che quest’anno prende il via il 15 maggio) per affrontare le numerose sfide che ci attendono, prima di tutto il piano di pace promosso dal presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, definito l’accordo del secolo”, ha detto Haniyeh. “Trasformeremo questo accordo in un clamoroso schiaffo in faccia all’amministrazione di Washington e per chiunque cospira contro il popolo palestinese”, ha proseguito il capo dell’ufficio politico di Hamas.

L’appello di Amnesty a tutti i governi del mondo per un embargo alle forniture militari di Israele

Un appello a tutti i governi al mondo affinché impongano un embargo alle forniture militari per Israele è stato lanciato questo venerdì da Amnesty International secondo cui i dati raccolti nelle ultime settimane sul terreno dimostrano che l’esercito israeliano ”fa un uso sproporzionato della forza” nei confronti di dimostranti palestinesi disarmati. ”Nelle ultime quattro settimane il mondo ha guardato con orrore mentre i cecchini ed altri militari israeliani, ben equipaggiati e dietro reticolati, hanno attaccato dimostranti palestinesi con proiettili veri e gas lacrimogeni”, scrive in un comunicato Magdalena Mughrabi, vicedirettrice di Amnesty international per il Medio Oriente. ”Nonostante le condanne internazionali l’esercito israeliano non ha annullato gli ordini illegali di sparare verso dimostranti disarmati. Il momento delle condanne simboliche è passato. Ora – conclude Mughrabi – la comunità internazionale deve bloccare le forniture militari ad Israele”. La Ong precisa di riferirsi sia alle forniture belliche dagli Usa sia a quelle che giungono a Israele da Paesi Ue ”come Francia, Germania, Gran Bretagna e Italia”.

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