Di Maio offre una presunta pax al Pd, per spaccarlo e ci riesce. Il Pd nella bufera e senza linea politica, le critiche dure dei giovani dem e dei “kenioti”. Fratoianni: “sono gattopardi”

Di Maio offre una presunta pax al Pd, per spaccarlo e ci riesce. Il Pd nella bufera e senza linea politica, le critiche dure dei giovani dem e dei “kenioti”. Fratoianni: “sono gattopardi”

Nel sabato in cui il Movimento 5 Stelle, con un’intervista al leader Luigi Di Maio sul quotidiano La Repubblica vorebbe dare l’avvio a una fase di dialogo costruttivo col Pd per giungere ad un “contratto di governo”, ecco l’incidente che conferma i vecchi vizi dei pentastellati. E si tratta di un episodio davvero sconcertante e imbarazzante, per una forza politica che ormai siede stabilmente sugli scranni più alti della Repubblica. Quel che è accaduto lo spiega in una nota durissima e amara il Comitato di redazione de La Stampa, che “esprime la piena solidarietà al collega Jacopo Iacoboni, a cui oggi è stato impedito di svolgere il suo lavoro di cronista all’evento Sum#02, organizzato a Ivrea dall’associazione Gianroberto Casaleggio, presieduta dal figlio Davide. Con un comportamento imbarazzante, che ricorda quello dei buttafuori delle discoteche, – scrive il cdr – al giornalista è stato negato l’accesso dallo staff dell’organizzazione. Riteniamo gravissimo che il divieto sia stato motivato ‘per ragioni personali’, come comunicato dallo stesso ufficio stampa del Movimento 5 Stelle, facendo riferimento ad articoli scritti da Iacoboni. Consideriamo inaccettabile e inqualificabile che a un giornalista, e alla testata che rappresenta, venga impedito di fare il proprio lavoro perché si dissente da ciò che ha scritto”. Infine, “questi metodi da pseudodemocrazia virtuale e dittatura del Grande Fratello – conclude la nota del comitato di redazione de La Stampa – non appartengono ai nostri valori e alla nostra cultura. Svolgere attività di censura non è il miglior biglietto da visita per un Movimento che lavora per governare il Paese”. Curioso quanto è successo: il leader usa il secondo quotidiano italiano per lanciare i suoi messaggi al ceto politico del Pd, e dall’altra parte a un giornalista di una testata dello stesso gruppo viene negato, “con metodi da dittaura del Grande Fratello”, l’accesso alla convention del Movimento a Ivrea. Questa particolare contraddizione la dice davvero tutta sulle abitudini del movimento, che ancora presenta molte zone oscure sul piano della democrazia interna e del rispetto della libertà di stampa.

L’offerta di Di Maio al Pd di “sotterrare l’ascia di guerra” nel tentativo, riuscito, di spaccarlo

Luigi Di Maio, dunque, dalle colonne di Repubblica, rivolge un appello al Pd nel tentativo di spaccare i dem. Ma il segretario reggente, Maurizio Martina, non raccoglie il ramoscello d’ulivo e chiarisce: “La nostra linea non cambia”. Parole nette che arrivano dopo il riconoscimento del leader dem di una “autocritica” da parte del capo politico pentastellato, che però non è sufficiente, in quanto “restano delle ambiguità”. Di Maio, tuttavia, preferisce guardare il bicchiere mezzo pieno e legge le parole del segretario come “un passo avanti”. L’offerta di pace ai dem crea contraccolpi anche sull’altro fronte: “Governo Di Maio-Renzi, governo 5 Stelle-Pd? Mamma mia…”, commenta sui social Matteo Salvini, mettendo subito in chiaro: “Sto facendo e farò tutto il possibile per cambiare questo Paese, con coerenza, serietà e onestà, ascoltando tutti. Una cosa è certa: o nasce un governo serio, per ridare lavoro, sicurezza e speranza all’Italia, oppure si tornerà a votare, e noi stravinciamo”. E Di Maio replica duro: “Noi siamo al lavoro per una maggioranza di governo per trovare soluzioni ai cittadini. Vediamo che ci sono delle evoluzioni negli altri movimenti” e “sono consapevole che Salvini sappia che al Quirinale o ci vai con il 17 per cento o con il 37, comunque non fai il 51 per cento”. Ma è soprattutto in casa dem che l’appello di Di Maio crea scossoni, a due settimane dall’Assemblea nazionale che dovrebbe eleggere il nuovo segretario: i renziani chiudono ad ogni possibilità di confronto con i 5 stelle, mentre sia Dario Franceschini che Andrea Orlando aprono spiragli, seppur con sfumature diverse e mostrando molta cautela. Anche l’area che fa riferimento a Michele Emiliano chiede di non chiudere al dialogo.

Le dure reprimende dei giovani dem al gruppo dirigente e la fondazione della corrente dem dei “kenioti” di Richetti

Anche il presidente del Pd, Matteo Orfini, chiude la porta: “Siamo alternativi al M5s per cultura politica, programmi e visione sul futuro del paese. Non sarà certo un appello strumentale a cancellare tutto questo”. Ma Dario Franceschini invita alla calma e alla riflessione, stigmatizzando le parole dei colleghi: “Di fronte alle novità politiche dell’intervista di Di Maio serve riflettere e tenere comunque unito il Pd nella risposta. L’opposto di quanto sta accadendo: rispondiamo affrettatamente e ci dividiamo tra noi. Fermiamoci e ricominciamo”. Intanto, al convegno organizzato dai giovani dem, “Sinistra anno zero”, parte un attacco furioso contro il gruppo dirigente del Pd, e un giudizio da far paura. “Questa è la peggiore classe dirigente di sempre non per le sconfitte, ma per non averci lasciato nulla da cui ripartire”, afferma il giovane Giuseppe Provenzano nel suo intervento al convegno “Sinistra Anno Zero”. “Hanno fatto ironia sul curriculum di Luigi Di Maio, ma la politica non si fa con i curriculum – ha aggiunto -. Qual era il curriculum di Luca Lotti? Dei famigli e trasformisti che (Matteo Renzi, ndr) ha raccattato nelle liste elettorali?”. Ad ascoltarlo in piedi per la sala gremita il reggente del Pd Maurizio Martina e altri esponenti dem come Francesco Boccia e Cesare Damiano. “La notte delle liste (per le elezioni politiche, ndr) abbiamo fatto come Fi, Lega, Casaleggio, Renzi ha fatto come gli altri – ancora Provenzano -. E’ saltato tutto, statuto, parità di genere”. Una vera e proprio strigliata e una richiesta di azzeramento del gruppo dirigente uscente nella sua interezza. Evidentemente, i giovani dem ritengono che ancora sia possibile scalare e riformare il Partito democratico. E su questo punto vorrebbero confrontarsi. Anche Matteo Richetti, promotore di una iniziativa a Roma, chiede una tregua interna, pur senza nascondere i problemi e invitando il partito a “rimettersi in piedi cambiando le logiche” che hanno prevalso finora: “Non mi piace quando non abbiamo un atteggiamento di responsabilità, quando diciamo ‘ora godiamoci i pop corn’, quando non ci interroghiamo su tutto ciò che è possibile fare per il paese e la finiamo con scaricarci le responsabilità l’uno sull’altro”, afferma dal palco, invitando la platea a fare un caloroso applauso a Renzi. Richetti non scioglie la riserva sulla sua possibile candidatura alla guida del Pd, ma chiede che non ci si limiti all’Assemblea nazionale del 21 aprile, bensì si facciano le “primarie aperte, unico modo di legittimare e dare forza al partito”. Sono segnali di una enorme confusione nel Partito democratico, e forse di un limite strategico e mortale: quello di non aver affrontato con serietà, umiltà e rigore l’analisi del voto del 4 marzo.

Il commento amaro di Nicola Fratoianni, leader di Sinistra Italia: “Pd e 5Stelle: gattopardismo all’italiana”

“Aiuto, è scomparsa la politica. E con essa la vita delle persone. Le ha fatto posto un penoso teatrino di voltafaccia e giravolte, che non affronta mai il merito delle questioni. Anzi, come nel peggiore stile del gattopardismo all’italiana, la sensazione più forte che lascia questa settimana di consultazioni per la formazione del governo, è che tutto è cambiato proprio per non cambiare nulla”, scrive sul suo blog Nicola Fratoianni, segretario nazionale di Sinistra Italiana. “Il Partito Democratico continua a non voler scoprire le carte – prosegue il leader di SI – e, nonostante le dimissioni di Renzi dalla guida del partito, prosegue in una assurda chiusura preventiva a ogni tipo di confronto sul merito delle questioni, come se in discussione non ci fossero i problemi dei cittadini italiani, ma il consolidamento (o il cambiamento) di assetti di potere che parlano esclusivamente al ristretto giro della politica di palazzo. Non una proposta, non un punto serio su cui dibattere per la formazione del nuovo governo. Solo continuità con una stagione che dovrebbe essere sepolta. La stessa rinuncia gattopardesca alla politica che sta compiendo il M5s – prosegue Fratoianni – colpisce ad esempio il silenzio del Movimento 5 Stelle sugli arresti operati nella Lega per voto di scambio, così come nemmeno una parola è stata spesa sull’inchiesta dell’Espresso che mette un faro sulla gestione dei fondi del partito di Salvini. Un po’ strano per un Movimento che ha costruito le sue fortune sulla fustigazione dei cattivi costumi della politica, no?”.

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