Nel Pd le parole di Minniti provocano fibrillazioni: “non larghe intese ma governo di unità nazionale”. Sondaggi confermano assenza di una maggioranza. A Bologna i fascisti provocano, ma non pasaran

Nel Pd le parole di Minniti provocano fibrillazioni: “non larghe intese ma governo di unità nazionale”. Sondaggi confermano assenza di una maggioranza. A Bologna i fascisti provocano, ma non pasaran

Pd in fibrillazione dopo le parole del ministro dell’Interno, Marco Minniti, sull’ipotesi di un governo di unità nazionale. Il ministro ha detto a ‘Porta a porta’ che considererebbe “un giudizio positivo sul mio operato” essere chiamato in un governo di grande coalizione. Una frase che si discosta dalla linea ufficiale del Pd e che ha provocato il fastidio del segretario dem Matteo Renzi. “Unità nazionale è diverso da larghe intese” ha poi precisato Minniti al termine della visita alla Grande Moschea di Roma. “Mi hanno chiesto se farei il ministro dell’Interno in un governo di unità nazionale che è diverso dalle larghe intese”, ha spiegato, “ma penso che non sia una cosa molto probabile e comunque è tutto nelle mani del presidente della Repubblica”. Quella di Minniti è un distinzione “sottile, ma che poi così sottile non è”, ha commentato il premier Paolo Gentiloni assicurando però che “se nessuno sarà autosufficiente si troverà una strada per un governo stabile”.

Gentiloni a Berlino rassicura Angela Merkel: “l’Italia non avrà un governo dominato da posizioni populiste”, e benedice la Grande Coalizione italiana

“La mia opinione è che l’unico pilastro possibile di una coalizione stabile e pro-Europa possa essere una coalizione di centrosinistra guidata dal Pd”, ha detto parlando a Berlino con Angela Merkel. Gentiloni ha chiarito: “il nostro Paese avrà un governo, un governo stabile, e non penso che abbia alcun pericolo che abbia un governo dominato da posizioni populiste e antieuropee. Tuttavia credo che l’ultima parola spetti agli elettori e dopo il voto sarà il presidente della Repubblica a dare le indicazioni”. Infine, a proposito del referendum nella Spd per la grande coalizione, Gentiloni ha aggiunto: “non ho fatto appelli al voto ma la mia valutazione politica è che l’accordo per la grande coalizione in Germania sia per noi italiani una cosa buona e giusta che aiuta il progetto europeo e quindi la decisione dei vertici dell’Spd di sottoscrivere l’accordo vada in una direzione importante per l’Europa e per l’Italia”.

Matteo Renzi dribbla la polemica e scommette sul Pd al primo posto: “Manca un soffio perchè il Pd sia il primo partito e il primo gruppo alla Camera e al Senato”, assicura da Bari. Una bacchettata a Minniti, però, è arrivata da un altro ministro del Pd, Andrea Orlando: “La strada di un governo di unità nazionale è impercorribile”, ha avvertito, perché tornare all’esperienza delle larghe intese “sarebbe un errore”. “Dobbiamo dire con chiarezza che siamo alternativi alla destra”, ha detto il Guardasigilli. Il quadro delineato nei sondaggi per dopo il voto è “scritto sulla sabbia”. “Negli ultimi giorni di campagna elettorale può cambiare tutto soprattutto se, come sembra, gli indecisi sono tantissimi. Ci dovremo impegnare molto negli ultimi giorni”, ha aggiunto.

Laura Boldrini: “a volte i sondaggi non ci azzeccano”

Anche Laura Boldrini non vuole sentire parlare di grandi coalizioni. La presidente della Camera e candidata di LeU ribadisce che la priorità ora non è pensare agli scenari dopo il voto ma convincere “il 40 per cento degli italiani non sa ancora che cosa voterà”. Boldrini sottolinea che “a volte i sondaggi non ci azzeccano proprio” e su una possibile mediazione con il Pd spiega: “Sono sempre stata dell’avviso che bisogna lavorare per l’unità e spero che riusciremo” ma prima “ci deve essere un cambio di rotta e una chiara discontinuità”. “Va dato atto a Minniti dell’onestà intellettuale con cui indica in un governo di larghe intese un approdo ‘assolutamente’ possibile”, attacca Alfredo D’Attorre di LeU. “Negli ultimi anni, su tutti i temi decisivi, dal lavoro alla scuola, dal fisco all’immigrazione, il Pd ha fatto scelte in profonda consonanza con il programma di Forza Italia”.

I sondaggi coerenti su tre punti: nessuna maggioranza, M5S primo partito, ma centrodestra prima coalizione

Gli ultimi sondaggi prima del blackout previsto dalla par condicio confermano che, a poco più di due settimane dal voto, il futuro Parlamento rischia di non avere alcuna maggioranza politica. La Supermedia elaborata da YouTrend mostra una situazione di fatto bloccata, con la coalizione di centrodestra in netto vantaggio ma non in grado, con il suo 36,7%, di raggiungere la maggioranza assoluta dei seggi. M5s non sembra essere stato penalizzato dallo scandalo dei rimborsi e rimane primo partito con il 28%, mentre il Pd conferma la sua debolezza, non andando oltre il 22,8%. In termini di seggi, la coalizione di centrodestra otterrebbe 288 seggi alla Camera e 135 al Senato, lontano quindi dalla soglia minima per governare. Il centrosinistra e il Movimento 5 Stelle sarebbero destinati a competere per la seconda posizione, con i pentastellati in vantaggio alla Camera (157 a 150) e una situazione di parità assoluta al Senato, con 81 seggi per entrambi. Nessuna maggioranza, quindi? Se proviamo a sommare i seggi di Pd, Forza Italia e centristi delle due coalizioni principali (per stimare il “potenziale parlamentare” di un eventuale governo di larghe intese) arriviamo a 292 seggi alla Camera e 153 al Senato. In tutto ciò, dobbiamo sempre considerare i deputati e i senatori eletti all’estero: sono 12 alla Camera e 6 al Senato. Anche ipotizzando che siano tutti eletti in quota Pd o Forza Italia (o altro partito favorevole a un governo di larghe intese), ci sarebbero i numeri al Senato, per quanto molto risicati, ma non alla Camera. L’esito delle elezioni del 4 marzo quindi, alla luce di questi numeri, rischia di essere un Parlamento “bloccato” alla difficile ricerca di una maggioranza, qualunque ne sia la composizione. Scendendo in dettaglio, brutte notizie per Liberi e Uguali che scende per la prima volta sotto la soglia del 6%, a quota 5,7% proseguendo in un trend calante, non troppo netto ma costante nel tempo. In termini di seggi, la formazione di Grasso non andrebbe oltre 23 seggi alla Camera e 11 al Senato.

Bologna “non merita lo sfregio” provocato da Forza Nuova. Presidio antifascista con Bersani, Errani e Fratoianni

“La città medaglia d’oro per la Resistenza, la città delle bombe fasciste sui treni e della strage del 2 agosto alla stazione, non merita questo sfregio”. Così Nicola Fratoianni arrivando al presidio antifascista in piazza Maggiore a Bologna a pochi metri dalla manifestazione di Forza Nuova. “Bisognava impedire questo comizio – prosegue il leader di SI – spostarlo ai margini della città. Insomma bisognava impedire che Bologna venisse così pesantemente segnata da questo insulto. La verità è che occorre una risposta democratica, di massa contro il fascismo che torna. Forza Nuova è una organizzazione che negli ultimi anni ha collezionato una marea di denunce, 200, per aggressioni a sedi politiche, militanti, sedi sindacali. Definita da sentenze della Cassazione un’organizzazione nazifascista. Io credo che Bologna abbia il diritto e il dovere di protestare e aggiungo – conclude Fratoianni – che vedere le forze dell’ordine che cacciano gli antifascisti dalla piazza che avevano pacificamente occupato per non consentire ai fascisti di parlare non è un bello spettacolo per un Paese democratico. Scene che la Bologna democratica ed antifascista non si merita”.

Forza Nuova non ha diritto di stare in piazza né di partecipare alle elezioni, perché “è una forza chiaramente fascista”, sostiene Vasco Errani, ex governatore dell’Emilia-Romagna e candidato con Liberi e Uguali, presente in piazza del Nettuno questo pomeriggio a Bologna al presidio antifascista organizzato da Anpi, Arci, Libera e dai sindacati. Errani fa un parallelo con la piazza vietata a Casapound a Carpi e lascia intendere che la stessa decisione andava presa anche sotto le Due torri, dove in serata era atteso un comizio del leader di Forza nuova, Roberto Fiore, in piazza Galvani. Non solo. Evoca la necessità di una legge per risolvere il problema. “Il presidio antifascista è una scelta giusta e fondamentale, soprattutto in questi momenti – rivendica Errani – Forza Nuova è una forza chiaramente fascista e per me non ha la legittimità di essere nelle piazze e di essere nella competizione elettorale. E’ un tema che dovrà essere affrontato nella prossima legislatura, perché non credo possa essere sottovalutato il rischio. Questi elementi ci fanno vivere situazioni di tensione che non servono a questo Paese”.

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