Centrodestra: la coalizione c’è, la coesione chissà. Intanto Maroni conferma che non si ricandida alla Regione Lombardia. Punta in alto. No di LeU ad un accordo elettorale a sostegno di Gori, candidato Pd

Centrodestra: la coalizione c’è, la coesione chissà. Intanto Maroni conferma che non si ricandida alla Regione Lombardia. Punta in alto. No di LeU ad un accordo elettorale a sostegno di Gori, candidato Pd

“Centrodestra forza 4” esulta il Giornale mentre Berlusconi rilascia un’intervista al Foglio nella quale rilancia la sua vecchia ricetta anti-tasse e indica il M5S come unico vero avversario della coalizione raccogliticcia cui sta dando vita insieme a Salvini, Meloni e l’ormai celebre quarta gamba, composta dai vari Lupi, Fitto, Tosi, Zanetti e via elencando: l’insieme di personaggi che, finché ne hanno avuto convenienza, hanno fatto parte del governo a guida PD e quando esso è caduto in disgrazia, sono tornati alla casa madre. E come ampiamente previsto e prevedibile, il “duropurista” Salvini, dopo aver tuonato per anni contro i voltagabbana e aver ripetuto per settimane che mai avrebbe accettato un’alleanza con questi signori, dando un’occhiata ai sondaggi che vedono il centrodestra ad un passo dalla maggioranza assoluta almeno al Senato, dev’essersi convinto che Tosi val bene una poltrona e forse addirittura un governo.

Anche la mossa di Maroni di non ricandidarsi in Lombardia, lasciando spazio all’ex sindaco di Varese Fontana (quota Lega) o all’ex ministro Gelmini (quota Forza Italia) è un chiaro segnale in tal senso: un segnale di distensione e strategicamente di grande impatto emotivo e diplomatico. In conferenza stampa  ha confermato  quanto anticipato dai media in questi giorni: per motivi personali, lascia la Regione. Ma non la politica. Si dice in sintonia con Salvini e se gli verrà chiesto un nuovo impegno assicura la piena disponibilità e guarda caso attacca Di Maio, il candidato pentastellato alla presidenza del Consiglio.

Trillano i renziani. La rinuncia di Maroni alla candidatura potrebbe aprire nuove opportunità per il candidato dei Dem, Gori. Ma arriva subito la doccia fredda perché Liberi e Uguali cui lo stesso Gori si è rivolto per un possibile accordo hanno confermato il no già in precedenza espresso, non ci sono le condizioni per una alleanza elettorale.

Il “leghista buono” possibile mediatore in una coalizione sempre litigiosa

Il “leghista buono”, sempre in camicia verde ma mai vicino agli eccessi verbali di Bossi né alle sparate di Salvini, potrebbe essere infatti o un valido compromesso per quanto riguarda Palazzo Chigi o un perfetto compagno d’avventura in un eventuale tandem con  Tajani, attuale presidente del Parlamento europeo, il quale però fa sapere che non è interessato, o magari una figura di cucitura e di mediazione all’interno di una coalizione tutt’altro che omogenea, esercitando il ruolo che un tempo fu di Pinuccio Tatarella, non a caso soprannominato il “ministro dell’Armonia” del primo governo Berlusconi.

Tatarella, gentiluomo del Sud e missino atipico, al pari dello sfortunato Altero Matteoli, esercitò in quegli anni un ruolo cruciale nei rapporti, mai stati semplici, tra Fini e Berlusconi, garantendo, con la propria autorevolezza, la transizione di Fiuggi e la trasformazione di una forza considerata per mezzo secolo fuori dall’arco costituzionale in un partito di governo che, infatti, ha recitato un ruolo da protagonista lungo tutta l’epopea berlusconiana.

Maroni, inoltre, è un personaggio che sa far politica, spendibile persino in un eventuale governo di larghe intese, in quanto, pur essendo stato uno dei ministri degli Interni più aspri per quanto riguarda la questione migranti, gode di profonde simpatie anche all’interno del PD, dunque potrebbe tornare utile in innumerevoli trattative post-elettorali e porsi come figura istituzionale e garante di accordi di governo che potrebbero andare ben al di là della mera coalizione di centrodestra.

A proposito, ma questo centrodestra così arrembante ha un programma credibile e un minimo di coesione interna? No, e non si sono posti nemmeno il problema: se lo sono posto nei mesi precedenti, quando i sondaggi non erano ancora così entusiasmanti; ormai, ahinoi, il loro unico vero programma è quello esposto da Fabio Rovazzi in un celebre tormentone estivo: “Andiamo a comandare”. Rovazzi proponeva il “trattore in tangenziale”. Salvini, forse, preferisce la ruspa. Un accordo, di sicuro, lo troveranno.

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