Ilva. Riparte il negoziato, annuncia il ministro Calenda. Poi però precisa: non tratto con chi mantiene i ricorsi al Tar sul decreto del governo. L’incontro con il sindaco di Taranto. Emiliano, i ricorsi saranno ritirati se l’esito del tavolo sarà positivo. Le attese dei sindacati

Ilva. Riparte il negoziato, annuncia il ministro Calenda. Poi però precisa: non tratto con chi mantiene i ricorsi al Tar sul decreto del governo. L’incontro con il sindaco di Taranto. Emiliano, i ricorsi saranno ritirati se l’esito del tavolo sarà positivo. Le attese dei sindacati

Forse è la volta buona. Riparte il negoziato per l’llva. Diciamo forse perché il ministro per lo sviluppo ha dato la notizia delle convocazione del tavolo dopo un incontro con il sindaco di Taranto. Sembrava non ponesse più come condizione indispensabile il ritiro del ricorso al Tar presentato dal sindaco di Taranto e dal presidente della Regione ritenendo illegittimo il decreto del governo che modificava il piano  ambientale dell’Ilva. Invece no, avevamo capito male e non solo noi, visto che il ministro nella tarda serata, dopo la conferenza stampa tenuta dal sindaco di Taranto e dal presidente della Regione Puglia, ha precisato che non tratta con chi non ritira il decreto. Insomma rischia di tornare in alto mare la vicenda Ilva. Una “buona notizia”, avevano affermato Francesca Re David, segretario generale della Fiom  e  Maurizio Landini, segretario confederale della Cgil. Identica valutazione da parte del segretario generale della Fim Cisl, Bentivogli. La notizia della convocazione delle parti l’aveva data il ministro dopo un incontro con il sindaco di Taranto, Rinaldo Melucci e “contatti” con il presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano che   insieme al sindaco ha presentato ricorso al Tar ritenendo illegittimo il decreto del presidente del Consiglio dei ministri con il quale è stato modificato il Piano ambientale per l’Ilva. “Oggi è un giorno importante, il giorno in cui è cominciato il negoziato. Mai prima di oggi Comune e Regione erano stati sentiti seriamente sul futuro dell’Ilva”, ha detto Emiliano in una conferenza congiunta col sindaco. “Ci hanno ascoltato proprio per i ricorsi che abbiamo presentato. Sia chiaro – ha proseguito – che per ora i ricorsi  non saranno ritirati. Lo faremo soltanto se l’esito del tavolo per Taranto sarà positivo, se cioè saranno prese in considerazione le nostre richieste”.

Il ministro: il decreto del governo non si tocca. Gli interventi ambientali possono attendere

Ma evidentemente per Calenda il negoziato non era per niente iniziato, quasi a dire che il decreto del governo, il “suo” decreto, non si tocca, gli interventi ambientali possono attendere. Insomma la “scena” era sua e guai a chi la tocca. Rischia così di mandare a monte il negoziato che non ha certo condotto con perizia, anzi. Veniamo allora alla motivazione dei ricorsi. Il decreto “concede di fatto una ulteriore, inaccettabile proroga al termine di realizzazione degli interventi ambientali, di cui alle prescrizioni Aia. Già scadute da tempo e sinora rimaste inottemperate”. Aia significa “Autorizzazione integrata ambientale”, ce ne è bisogno per evitare che la produzione Ilva provochi ulteriori danni alla salute degli abitanti della città pugliese. Emiliano sottolineava che “il decreto consente all’Ilva di proseguire sino al 23 agosto 2023 l’attività siderurgica nelle stesse condizioni illegittime, e non più ambientalmente sostenibili, addirittura precedenti alla prima Aia, per la produzione di ferro e acciaio pubblicate nel 2012”. Il governo – proseguiva – “ha totalmente ignorato le osservazioni della Regione Puglia, formalmente presentate nell’ambito del procedimento concluso con il Decreto impugnato, senza alcuna giustificazione agendo in violazione dei più elementari principi di pubblicità, trasparenza e imparzialità e in spregio al dovere di leale collaborazione istituzionale che dovrebbe ispirare il comportamento della Pubblica Amministrazione”.

Contenzioso fra Regione Puglia, Comune di Taranto da una parte e governo che non dà prova di saggezza

Si apre così un contenzioso fra Regione Puglia, Comune di Taranto, governo nella persona del ministro Calenda che nello svolgimento di questa vicenda che riguarda un grande stabilimento, una fonte di lavoro importante in particolare per il Mezzogiorno, non ha certo dato prova di quella “saggezza” che serve quando una vertenza si fa difficile per diversi motivi. Primo fra tutti la pretesa del gruppo indiano-americano Arcelor Mittal, produttore numero uno al mondo dell’acciaio, cui si è aggregato il gruppo Marcegaglia, di riassumere i lavoratori a parametro zero, ripartendo da capo per quanto riguarda condizioni salariali, anzianità, diritti. Non solo. Dei 14 mila dipendenti solo 10 mila sarebbero stato riassunti. Rimaneva aperto il problema di 4 mila lavoratori. Non solo. Da Bruxelles deve arrivare l’agibilità per quanto riguarda la presenza di Marcegaglia nel consorzio Arcelor Mittal in relazione alle regole antitrust della Ue. In una situazione così complessa in cui ai sindacati spettava un compito non facile, tutelare il posto di lavoro, i diritti acquisiti, conciliare la produzione con la tutela dell’ambiente, Calenda sollecitato a riprendere il confronto e la trattativa, aveva posto una condizione al Comune di Taranto  e alla Regione, quella di ritirare il ricorso al Tar. Mettendo in difficoltà anche i sindacati che, giustamente, da tempo sollecitavano l’apertura del tavolo di confronto. Pareva che la situazione si fosse sbloccata. Il ministro convoca il tavolo del confronto, a quel tavolo si affrontano anche i problemi ambientali, per i quali pende il ricorso al Tar. Si tratta di un passaggio delicato: in ballo ci sono migliaia di posti di lavoro e, insieme, la tutela della salute. E insieme devono andare i due problemi. La cronaca della giornata parte dell’improvviso arrivo del ministro Calenda a Taranto. Racconta di aver telefonato al sindaco anticipandogli l’annuncio del suo arrivo. Lo stesso ministro al termine dell’incontro, un blitz lo definiscono le agenzie di stampa parla di una schiarita, annuncia la “immediata convocazione del tavolo per Taranto. Lo farò oggi stesso dopo aver acquisito la disponibilità del sindaco di Taranto e del governatore, e a fronte di questa convocazione, ci sarà il ritiro del ricorso”.

Il ministro: “Vengo dalla società civile  e questo aiuta”. Ma di gaffe ne ha commesse molte

“Credo che venire qui a parlare – ha detto il ministro – fosse un gesto doveroso. Le relazioni personali aiutano specie quando si tratta di superare qualche incomprensione che c’è stata in questi giorni. Poi, sia io che il sindaco veniamo dalla società civile e questo aiuta”. Il ministro poteva evitare questa battuta maldestra, forse gliela ha suggerita Renzi Matteo, da bordo del Frecciabianca. Di gaffe ne ha commesse molte in questa vicenda. Se era rivolta ad Emiliano anche lui viene dalla società civile. Ma sorvoliamo. Calenda indica i punti che saranno oggetto di discussione. Mette in primo piano i problemi che fanno capo alla tutela dell’ambiente, valutazione del danno sanitario, analisi del Dpcm, il decreto del governo contro il quale è stato effettuato il ricorso al Tar, copertura dei parchi minerali, utilizzo delle risorse (pari a 30 milioni) per il sostegno alle aree di disagio e dei giovani di Taranto, bonifiche dell’amministrazione straordinaria Ilva per le quali ci sono un miliardo e 80 milioni di euro nella disponibilità dei commissari che si aggiungono al miliardo e 100 di Arcelor Mittal, un centro di ricerche a Taranto da parte dell’investitore “per il quale il Governo, attraverso un accordo di programma, punta a farne un’eccellenza per lo studio delle tecnologie carbon free”, e provvedimenti per l’indotto.

A fronte del blitz del ministro il governatore della Puglia in una dichiarazione rilasciata all’Ansa aveva detto di essere “rammaricato per le modalità tutt’altro che corrette dal punto di vista istituzionale decise dal ministro. La vicenda Ilva deve essere discussa in un tavolo Taranto che veda seduti il governo, l’azienda che allo stato si è aggiudicata la gara, il sindacato, il Comune e la Regione. Una volta che ci si siede è evidente che ogni esito, che mi auguro positivo, è possibile. Quello che non si può fare è condizionare la convocazione di questo tavolo alla coartazione del diritto-dovere degli enti locali di ricorrere alla autorità giudiziaria”.

Re David e Landini: riportare la vicenda Ilva nei giusti binari

Ora il tavolo c’è. Calenda, che viene dalla società civile, non dovrebbe aver alcuna remora a rivedere il decreto incriminato, fonte del ricorso al Tar, riportando la vicenda nei suoi giusti binari. È questo che  sottolineano in una nota congiunta Francesca Re David, segretario generale della Fiom, e Maurizio Landini, segretario confederale della Cgil, che parlano di “buone notizie” riferendosi alla “riapertura del tavolo negoziale sull’Ilva di Taranto, con la partecipazione di governo, istituzioni locali, sindacati, azienda, e il ritiro del ricorso al Tar della Puglia. Come noi abbiamo chiesto fin dall’inizio, in merito al tavolo su Taranto, si discuterà finalmente, tra le altre cose, anche della valutazione del danno sanitario, dell’analisi del Dpcm e dei suoi eventuali miglioramenti e della definizione del cronoprogramma per la copertura dei parchi minerari”. “Questo è un passo importante – concludevano – verso la risoluzione di una vertenza complessa, come quella sull’Ilva, su cui è fondamentale il contributo di tutti i soggetti coinvolti. Oltre a ciò, vanno riattivati tutti i tavoli, a partire da quello sull’accordo di programma di Genova. Rimangono ancora aperte, poi, le questioni che riguardano l’occupazione, il salario e il tema degli appalti”. Il problema che ora si pone è se il governo, nella persona del ministro Calenda, è davvero  disponibile a rivedere, correggere il decreto. Se lo è il problema non esiste. A questo punto ci vengono forti dubbi che Calenda voglia riportare la vicenda nei giusti binari, così come indicano i sindacati.

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