Flc Cgil. No alla tariffa di frequenza per le scuole dell’infanzia comunali di Bologna

Flc Cgil. No alla tariffa di frequenza per le scuole dell’infanzia comunali di Bologna
Con un atto del 21 novembre 2017, la Giunta Comunale di Bologna ha proposto una modifica del regolamento e della Carta dei servizi della scuola dell’infanzia che elimina la gratuità della frequenza ed introduce il pagamento di una retta di frequenza omnicomprensiva. Con questa scelta, il Comune di Bologna contraddice un’idea di scuola dell’infanzia come diritto costituzionale, primo segmento dell’istruzione pubblica, un diritto di tutti e per tutti, a carico della fiscalità generale e la spinge verso la privatizzazione, nell’ottica di un servizio a domanda individuale e quindi soggetto al pagamento di una prestazione o di una retta.
L’art.1 della Legge 444/68 estende il principio contenuto nell’art.34 della Costituzione (“la scuola è aperta a tutti. L’istruzione inferiore, impartita per almeno otto anni, è obbligatoria e gratuita”) alla scuola dell’infanzia, dichiarando che l’iscrizione è facoltativa e la frequenza gratuita. Teresa Noce, una delle 21 donne che fecero parte dell’Assemblea Costituente, si pose con estrema lucidità la questione dei diritti delle bambine e dei bambini e di come fare per renderli esigibili. Scriveva: “La Costituzione democratica della Repubblica Italiana non può limitarsi ad affermare dei diritti… Occorre tradurre le affermazioni di diritti in una serie di misure concrete… Mettere al mondo le nuove generazioni non è solo un affare privato, perché l’infanzia è l’avvenire del Paese”.
Sono passati oltre settant’anni da queste affermazioni e la scelta del Comune di Bologna, che di fatto stravolge il principio dell’universalità dell’accesso alla scuola dell’infanzia, si colloca all’interno di una crisi culturale oltre che economica, che trascina con sé ciò che resta del sistema pubblico di istruzione. La scure che si è abbattuta sulla spesa sociale, la mancata generalizzazione delle sezioni statali, la progressiva riduzione dell’intervento pubblico, stanno compromettendo il diritto all’accesso a tanti bambini e a tante bambine. Noi vogliamo ribadire che quando i principi della Costituzione incontrano i diritti dei bambini e i bisogni delle loro famiglie, questi non possono essere elusi. Non possiamo accettare il familismo amorale dilagante, quello che blandisce le famiglie, carica su di loro responsabilità ma nel contempo riduce le risorse, privatizza i servizi tanto da creare condizioni di vantaggio al privato rispetto al pubblico.
“In questo contesto, la FLC CGIL nazionale unitamente alla FLC dell’Emilia Romagna e alla FLC di Bologna – spiegano Francesco Sinopoli, Raffaella Morsia e Susi Bagni – hanno scelto di stare dalla parte dei bambini che sono portatori di grandi diritti ma che non hanno la possibilità di rivendicarli. Siamo consapevoli – proseguono i sindacalisti – che i diritti dei bambini hanno un costo e che implicano delle scelte di priorità ma assai grave è dimenticare di rispettarli e considerarli sempre negoziabili, scegliendo di trasformare il diritto costituzionale all’istruzione in un indicatore economico. Per questo, chiediamo con forza il rispetto della Costituzione e della legge per garantire la gratuità delle scuole comunali di Bologna. Saremo vigili e pronti a tutte le azioni di rivendicazione necessarie: i bambini ne hanno il diritto. Per noi è un dovere farlo”.
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