Berlusconi e Salvini: rottura in corso? Scontro per ora latente. E Meloni se la gode

Berlusconi e Salvini: rottura  in corso? Scontro per ora latente. E Meloni  se la gode

Che Berlusconi e Salvini non si siano mai stimati è cosa nota. E la proposta del giovane leghista Molteni di rendere impossibili gli sconti di pena per determinati reati altro non è che un pretesto, la classica goccia che fa traboccare il vaso. La verità è che il punto di scontro fra i due, e anche con la leader di Fratelli d’Italia Giorgia Meloni che per ora se la gode, riguarda non tanto il prima quanto il dopo elezioni. Berlusconi, infatti, si sa che vede di buon occhio l’idea di un governo di larghe intese con il PD, sia esso a guida Gentiloni o Tajani o chiunque altro gli garantisca il mantenimento dello status quo. Salvini e la Meloni, al contrario, si sa che non accetteranno mai l’idea di un’intesa con il partito di Renzi, benché nella Lega ci sia anche un’ala bossiana in netto contrasto con la linea del segretario e desiderosa di tornare alle origini, accantonando le mire nazionali di Salvini e, soprattutto, tenendosi a debita distanza dell’estrema destra con la quale il nostro, invece, non sembra affatto restio ad accompagnarsi.

È uno scontro latente, a bassa intensità ma destinato ad alzarsi nelle prossime settimane, al punto che al momento non è possibile escludere nemmeno la clamorosa evenienza di una rottura fra gli azzurri e il Carroccio, con la conseguenza di un centrodestra spaccato non meno di quanto non lo sia quel campo d’Agramante che è attualmente il centrosinistra. Non è improbabile che le diplomazie dei due partiti, in queste ore, siano al lavoro per scongiurare rotture e presentare candidati comuni nei collegi; tuttavia, conoscendo il carattere di Salvini e l’idiosincrasia dell’ex Cavaliere nei suoi confronti, non è improbabile nemmeno l’opposto.

Un disegno neocentrista, partito della Nazione, e uno lepenista

Un disegno neocentrista e da Partito della Nazione da un lato e uno lepenista dall’altro, dunque, in una destra che più divisa non si potrebbe, a dimostrazione della fluidità del sistema politico, della crisi socio-economica in atto e del fatto che le prossime elezioni andranno, con ogni probabilità, a vuoto, costringendoci a tornare alle urne pochi mesi dopo il voto di marzo o, forse, nel 2019 in concomitanza con le Europee.

Comunque vada a finire, fra Berlusconi e Salvini la resa dei conti è solo all’inizio e le evoluzioni della vicenda saranno tutt’altro che indolori, essendo in ballo candidature e carriere e politiche che, fino a qualche tempo fa, sembravano lanciate.

Una cosa è sicura: Salvini non è Bossi, non ha la stessa intelligenza politica né il medesimo pragmatismo, e anche se non lo ha mai chiamato “il mafioso di Arcore” non è assurdo pensare che si riproponga uno scenario simile a quello del ’96, quando, dividendosi, il centrodestra spianò la strada alla coalizione ulivista. Peccato che da questa parte non ci siano più Prodi e Andreatta ma una classe dirigente che, al pari di Salvini, ha fatto della “rottamazione” la propria ragione di esistere, con le conseguenze che sono sotto gli occhi di tutti.

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