Almaviva. La Slc Cgil vince il ricorso per i 153 lavoratori trasferiti a Catania. Il Tribunale di Roma ordina che tornino a lavorare nella capitale

Almaviva. La Slc Cgil vince il ricorso per i 153 lavoratori trasferiti a Catania. Il Tribunale di Roma ordina che tornino a lavorare nella capitale

I 153 lavoratori del call center di Almaviva di Roma, prima licenziati poi reintegrati dall’ordinanza del giudice, torneranno a lavorare nella capitale. Lo riferisce la Slc Cgil di Roma e Lazio, rendendo noto che il Tribunale del Lavoro di Roma ha accolto il ricorso presentato dal collegio degli avvocati del sindacato contro il trasferimento a Catania. I 153 lavoratori erano stati licenziati a fine 2016 e reintegrati lo scorso 16 novembre con ordinanza del giudice Buonassisi, ma l’azienda li aveva invitati a presentarsi nella sede di Misterbianco il 24 novembre. “L’ordinanza del giudice – spiegano il segretario generale della Cgil di Roma e del Lazio Michele Azzola e il segretario generale della Slc Cgil di Roma e del Lazio Riccardo Saccone – riconosce pienamente l’antisindacalità del comportamento aziendale e, pertanto, revoca i trasferimenti collettivi”.

Secondo i sindacalisti, “sarebbe davvero ora che Almaviva cessasse una buona volta con questi atteggiamenti ritorsivi. Il trasferimento a Catania dei 153 lavoratori, così come quelli a Rende delle lavoratrici non licenziate lo scorso 22 dicembre perché tutelate dalla legislazione sulla maternità, non hanno alcun fondamento tecnico o organizzativo ma hanno semplicemente l’amaro gusto della ritorsione. Con una sede di Roma, ormai palesemente operativa, anche a seguito della recente assunzione di circa 100 operatori adibiti alla commessa Gse, davvero non c’è altra spiegazione a un simile comportamento aziendale. L’azienda si sta ulteriormente incamminando su una strada che porterà soltanto a un ulteriore, infinito, contenzioso giudiziario senza senso”. Azzola e Saccone si chiedono “cosa attendano le istituzioni, a partire dal ministro Calenda, a prendere posizione contro questo accanimento inqualificabile, irrispettoso delle persone ma anche delle più elementari regole di convivenza, perché, come ebbe a dire un altro esponente del Governo sempre sulla vicenda Almaviva, ‘nel settore si spostano le commesse non i lavoratori'”. Il ministro dello Sviluppo Economico Carlo Calenda era intervenuto ad ottobre sul trasferimento di 65 lavoratori da Milano a Rende, in Calabria: Calenda aveva chiesto ad Almaviva di sospendere i trasferimenti e la società aveva accettato l’appello del governo e ritirato le misure.

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