Referendum del lombardo-veneto di domenica 22: farlocco, uno spreco di risorse, e pericoloso per la tenuta solidale del paese. Contrari la Cgil, tutta la sinistra e il Pd

Referendum del lombardo-veneto di domenica 22: farlocco, uno spreco di risorse, e pericoloso per la tenuta solidale del paese. Contrari la Cgil, tutta la sinistra e il Pd

Domenica prossima, dalle ore 7 alle ore 23, i residenti in Lombardia e in Veneto saranno chiamati ad esprimersi sul cosiddetto referendum autonomista, che di autonomista ha ben poco, se non nulla. Si tratta di rispondere ad un quesito relativo alla definizione di una trattativa con lo stato centrale affinché una quota maggiore delle tasse pagate in Lombardia e in Veneto venga gestita direttamente da quelle Regioni. Nulla di fronte, ad esempio, al referendum indipendentista che si è svolto lo scorso primo ottobre in Catalogna, dove, come si è visto, il gioco vi era il distacco da Madrid. La Costituzione italiana, grazie al cielo, non prevede referendum deliberativi su materie così delicate, ma solo consultivi su singoli aspetti della gestione amministrativa, relativa alle competenze fissate per le regioni, dopo la riforma pseudo federalista del 2001, voluta dal centrosinista. I due presidenti leghisti di Lombardia, Maroni, e Veneto, Zaia, hanno fatto di tutto in campagna elettorale per convincere i loro elettori che si tratterebbe di un passaggio storico. Anche oggi, nell’antivigilia del voto, i due hanno invaso i media.

Le argomentazioni contorte e demagogiche dei presidenti delle due Regioni, Maroni e Zaia

“Ogni lombardo, non ogni contribuente, ma ogni cittadino compresi i neonati, ogni anno lascia a Roma 5400 euro pro capite per le spese delle altre regioni. Io chiedo che una quota rilevante di questi 5400 euro pro capite torni nella Regione dove sono prodotti”, chiede infatti Roberto Maroni, presidente della Regione Lombardia ai microfoni di Luca Telese e Oscar Giannino nel corso della trasmissione 24Mattino su Radio 24. “Se tutte le regioni adottassero il metodo lombardo per la spesa pubblica” ha poi aggiunto richiamando alcuni studi della Confcommercio, “lo Stato risparmierebbe 23 miliardi, una manovra intera. Si chiamano costi standard, questo è l’obiettivo che vogliamo perseguire”.  A sua volta, Luca Zaia, ha affermato che “la gestione di questo paese è stata una gestione centralista e assistenzialista che ha devastato i conti pubblici. E quindi fanno paura i veneti che vanno al voto. Sa perché? Perché quei mezzadri veneti che per Roma hanno l’anello al naso, non ci stanno più con l’anello al naso. È l’ora del riscatto dei veneti”. Zaia ha aggiunto: “È l’ora di dimostrare che noi siamo rispettosi della Costituzione. Ma bisogna dare più Stato per chi vuole più Stato, come la Sicilia che non riesce a incassare 52 miliardi di tasse ed è evidente che ha bisogno di più Stato perché l’autonomia la gestisce male, e meno Stato dove ci vuole meno Stato”. Come si vede, argomentazioni contorte che hanno un solo punto in comune: spezzare la solidarietà tra le diverse comunità in cui si divide uno stato, con tanto di offesa politica al Mezzogiorno, col ritorno della demagogica affermazione per la quale al Nord i soldi pubblici sono gestiti meglio, mentre al sud si è incapaci (e ladri). I leghisti, con l’appoggio di Forza Italia e Berlusconi, ma non degli alleati di Fratelli d’Italia, potrebbero perfino vincere domenica sera – a prescindere dal quorum, tuttavia decisivo – ma dovranno comunque trattare col governo di Roma. Più o meno come ha fatto il presidente della Regione Emilia Romagna Stefano Bonaccini. L’asticella del quorum infatti è stata posta in Veneto al 50% più uno dei votanti per avere validità, mentre in Lombardia si è scesi prudentemente al 34%, a testimonianza dell’uso discrezionale perfino delle regole più elementari.

La Cgil contraria al referendum. Vanoli, segretaria generale Fp Lombardia: “solo una grande operazione d’immagine”

Le forze politiche e sociali si sono, com’è ovvio divise, sull’atteggiamento da tenere nei confronti di questo referendum. La Cgil, ad esempio, ha espresso contrarietà e perplessità proprio per la tenuta solidale e complessiva dello stato messa a dura prova dal referendum. “È una consultazione inutile e costosa, immorale anche, se consideriamo che i 50 milioni circa di spesa pubblica referendaria, per la Lombardia, significano 50 milioni a carico dei cittadini, senza che peraltro abbiano come ritorno dei risultati concreti”, così la segretaria generale della Fp Cgil Lombardia, Manuela Vanoli, ha bollato il voto di domenica prossima in Veneto e Lombardia per i referendum consultivi sull’autonomia. “La nostra Costituzione prevede già di poter gestire più materie tra quelle ‘concorrenti’ attraverso una trattativa con il governo. E infatti l’Emilia Romagna, partita dopo Veneto e Lombardia, senza sperperare risorse e senza fare scalpore, ha ottenuto dal governo l’ok al confronto per poter avviare lo stesso percorso” ha spiegato Vanoli, aggiungendo che “casomai, se l’intento è proprio quello di consultare i cittadini, si dovrebbe farlo su quali materie avere maggiori poteri (art. 117): dalla ricerca scientifica e tecnologica all’alimentazione, dal governo del territorio ai porti e aeroporti civili e alle grandi reti di trasporto e navigazione; dalla produzione, trasporto e distribuzione nazionale dell’energia alla valorizzazione dei beni culturali e ambientali”. “Parlando della Lombardia penso che sia una grande operazione d’immagine del presidente Roberto Maroni, che ha ritrovato visibilità dopo tempi scialbi” ha proseguito la segretaria lombarda della Funzione pubblica Cgil, concludendo “sono stata a lungo in dubbio se andare a votare perché continuo a ritenere il diritto al voto anche un dovere e mai consiglierei di non votare ma personalmente, con amarezza, questa sarà la prima volta che non voterò”.

Anche il Pd fortemente contrario al referendum. Maurizio Martina: “molti cittadini non seguiranno la propaganda leghista”

Dal punto di vista delle forze politiche, bordate critiche giungono dal numero due del Pd, il ministro Maurizio Martina, lombardo di Bergamo. Martina si è detto convinto che “domenica tanti cittadini non seguiranno la propaganda leghista, perché hanno compreso che la loro proposta è giocata sostanzialmente in termini di campagna elettorale”. “Questo del residuo fiscale – ha detto Martina nella sede del Pd lombardo – è l’emblema della propaganda maldestra della Lega sui referendum. Discutere di residuo fiscale è un bluff, anche perché se la partita fosse davvero questa saremmo in un altro scenario”. Quale? “Se uno pone la questione del residuo fiscale – ha risposto -, sostanzialmente si avvia verso una versione quasi secessionista. Siccome penso che abbiamo bisogno di tutto fuorché di una deriva catalana, mischiare le carte in tavola e cercare di attirare l’attenzione sul referendum, perché si è in difficoltà, mi sembra un danno alla Lombardia e al buon federalismo, quello vero”. Per il numero due del Pd, non si può mettere a rischio “la coesione nazionale”.

A sinistra si denuncia lo spreco di denaro pubblico 

A sinistra, è Pippo Civati, ex consigliere regionale lombardo dei Ds, ed ora deputato di Possibile ad attaccare: “Come abbiamo ripetuto più volte questi Referendum sono solo uno spreco: servono alla Lega per fare campagna elettorale su alcuni slogan amarcord. Ovviamente a carico dei cittadini”. A sua volta il capogruppo di Articolo1-Mdp alla Camera, Francesco Laforgia afferma: “è uno spreco irresponsabile di soldi pubblici, uno spot per Maroni e Zaia pagato dai contribuenti. Noi non parteciperemo ad un referendum che non avrà effetti e che, anzi, allontana un federalismo basato su responsabilità e autonomia e solidarietà”.

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