Pensioni: la Consulta definisce legittimo il decreto Poletti sulla rivalutazione degli assegni. Riguardava l’adeguamento automatico all’inflazione

Pensioni: la Consulta definisce legittimo il decreto Poletti sulla rivalutazione degli assegni. Riguardava l’adeguamento automatico all’inflazione

Dal fronte sempre caldo delle pensioni arriva una notizia che pone fine a una lunga disputa. La Consulta ha definito legittimo dal punto di visa costituzionale il decreto Poletti sulla rivalutazione degli assegni pensionistici. La Corte ha respinto i ricorsi che accusavano la norma ed ha stabilito che realizza “un bilanciamento non irragionevole tra i diritti dei pensionati e le esigenze della finanza pubblica”. Si tratta di una vicenda complicata che, se la Consulta accoglieva la richiesta di incostituzionalità avanzata da quattordici tribunali e dalla Corte dei Conti, poteva costare agli enti pubblici fino a 30 miliardi di euro. Riassumiamo i fatti. La legge Fornero aveva bloccato – per il 2012 e il 2013 – l’adeguamento automatico all’inflazione delle pensioni con un importo mensile di tre volte superiore al minimo Inps (circa 1.450 euro lordi). La norma era stata bocciata dalla stessa Corte costituzionale, proprio nell’aprile del 2015. Il ministro del Lavoro Poletti, al tempo del governo Renzi, varava un decreto che stabiliva una restituzione della rivalutazione, ma non totale per tutti. Il 100% è stato previsto solo per le pensioni fino a 3 volte il minimo Inps; a quelle da 3 a 4 volte è stato concesso il 40%, che scende al 20% per gli assegni superiori di 4-5 volte il minimo, e al 10% per quelli tra 5-6 volte. Chi percepisce una pensione superiore a 6 volte il minimo Inps è stato escluso dalla restituzione. L’accusa rivolta al decreto: viola i principi di proporzionalità e adeguatezza del trattamento previdenziale, avendo la pensione il carattere di retribuzione differita.  Altri tribunali hanno messo sotto accusa la legge di Stabilità del 2014 che: 1) esclude anche per l’anno 2014 l’adeguamento delle pensioni di importo superiore a 6 volte il valore minimo; 2) disciplina il meccanismo di blocco della rivalutazione fino al 2016 (poi prorogato sino al 2018 dalla legge di Stabilità 2016). L’avvocato Riccardo Troiano – che rappresentava le istituzioni ricorrenti insieme ad altri legali – ha sostenuto che il caso interessava “sei milioni di pensionati”. “La Corte Costituzionale – aggiunge l’avvocato Corrado Scivoletto – ha già stabilito che un decreto sulle pensioni dovrebbe arrivare in casi eccezionali e solo se motivato da una specifica finalità, mentre gli effetti del decreto Poletti si dispiegano nel tempo”. Relatrice della causa è stata la giudice costituzionale Silvana Sciarra, che lo era già stata in quella del 2015. In giudizio sono convenuti sia l’Inps sia la Presidenza del Consiglio dei ministri.

Commenta il segretario generale dello Spi Cgil Ivan Pedretti: “Prendiamo atto della sentenza della Consulta sul decreto Poletti. Resta però irrisolto il problema del reddito dei pensionati, che in questi ultimi anni ha perso sensibilmente di valore e non è stato degnamente rivalutato. Ai pensionati – continua Pedretti – resta l’amaro in bocca sia perché si sono visti sottrarre delle risorse sia perché queste sono finite nel debito pubblico anziché essere utilizzate per aiutare i giovani. A questo punto – ha concluso  – c’è assolutamente bisogno di un nuovo meccanismo di rivalutazione che sostenga il potere d’acquisto dei pensionati. C’è l’impegno del governo a metterlo in vigore dal 1 gennaio 2019 e noi vigileremo affinché ciò avvenga. Vogliamo inoltre che si riduca il carico fiscale che è più pesante per i pensionati rispetto ai lavoratori”.

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