Mentre si vota il Rosatellum ter, un mostro di legge elettorale, un “Frankenstein”, come lo definisce Giulio Marcon, Sinistra Italiana, la direzione Pd approva la illogica relazione di Renzi. All’unanimità

Mentre si vota il Rosatellum ter, un mostro di legge elettorale, un “Frankenstein”, come lo definisce Giulio Marcon, Sinistra Italiana, la direzione Pd approva la illogica relazione di Renzi. All’unanimità

Mentre le votazioni sul Rosatellum in Commissione Affari costituzionali della Camera proseguono spedite, in un altro palazzo romano, al Nazareno, la direzione nazionale del Partito democratico si riunisce proprio sul tema della riforma elettorale, ascolta la relazione del segretario Matteo Renzi e la approva all’unanimità. In Commissione affari costituzioanli sono infatti stati esaminati e votati tutti gli emendamenti presentati all’articolo 2, relativo alle norme sul Senato, ad eccezione di un emendamento pentastellato sul non pagamento del bollo per il casellario giudiziario. Quanto all’articolo 1, relativo invece all’elezione della Camera, restano ancora in sospeso due temi: l’emendamento del relatore sulla scheda con le ‘istruzioni per l’uso’ e tutte le proposte di modifica inerenti al tema delle firme. Resta anche accantonata la questione del ‘capo politico’, tema posto dai 5 Stelle. Tutti argomenti che saranno affrontati nella seduta di domani. Ora la Commissione procederà con l’esame degli emendamenti all’articolo 3, ovvero la delega al governo per la determinazione dei collegi uninominali e dei collegi plurinominali.

Le modifiche all’articolo 2 del Rosatellum, sul Senato

La commissione Affari costituzionali ha approvato un emendamento del Pd che prevede che i collegi uninominali del Senato non siano più 102, come era stabilito nel testo base del Rosatellum bis, ma aumentano a 109. Alternativa popolare ha ritirato i due emendamenti alla legge elettorale che riguardavano le soglie del Senato. Il relatore Emanuele Fiano aveva dato parere contrario. Negli emendamenti presentati da Maurizio Lupi di Ap si consentiva l’attribuzione dei seggi a quelle forze politiche che avessero superato la soglia di sbarramento del 3% in almeno tre Regioni. Col ritiro, ad Ap resta ancora la possibilità di ripresentarli quando ci sarà la discussione in Aula, dal 10 ottobre prossimo. Altra novità riguarda il cosiddetto riequilibrio di genere su base regionale, ovvero nessuna lista regionale può superare il 60% della quota relativa a candidati o a candidate (ma non essendoci il voto di preferenza, ed essendoci invece liste bloccate, se non viene imposta l’alternanza uomo-donna, non serve a nulla, è solo un emendamento di facciata). Infine, nel caso in cui due candidati in un collegio uninominale ottengano lo stesso numero dei voti viene eletto “il più giovane d’età”. Altro emendamento di pura propaganda, che vorrebbe lisciare “il pelo” alle nuove generazioni: in quanti casi avremo lo stesso numero di voti di candidati vincenti nel collegio uninominale? Statisticamente, sarebbe un evento, visto che non si è mai verificato.

L’amaro commento di Giulio Marcon, capogruppo di Sinistra Italiana: “siamo al Rosatellum tris, peggiore del bis, un Frankenstein su misura di Renzi-Berlusconi-Alfano”

“Man mano che si votano gli emendamenti in commissione e si delineano nuovi cambiamenti nella norma, il testo sta peggiorando. Ormai siamo al Rosatellum tris che è peggio del bis”, afferma amaramente il capogruppo dei deputati di Sinistra Italiana-Possibile a Montecitorio Giulio Marcon, che spiega: “prima il favore ad Alfano, per ora sventato ma solo accantonato perché l’emendamento sarà ripresentato in Aula, con la norma che prevede al Senato la possibilità di superare la soglia del 3% in tre regioni per avere accesso al riparto dei seggi al proporzionale. Poi l’estensione da 3 a 5 delle pluricandidature nei collegi -voluta da Forza Italia- accentuando così il controllo dei partiti sui candidati da eleggere e togliendo ai cittadini la possibilità di sapere chi stanno eleggendo”. Inoltre, “la legge sta diventando sempre di più un pastrocchio truffaldino e incostituzionale. Un imbroglio a danno dei cittadini, che non garantisce trasparenza ed il rispetto della volontà dell’elettore. La legge – conclude Marcon – è una sorta di Frankenstein elettorale costruito su misura per Renzi, Berlusconi e Alfano”.

Fuoco di sbarramento anche da Mdp. D’Attorre: “coalizioni farlocche, e legge sbagliata”. Campanella: “Renzi, decisore extraparlamentare”

“Ad Andrea Orlando sfugge che per la ricostruzione del centro-sinistra il Rosatellum, con le sue coalizioni farlocche senza condivisione del programma e della leadership, è perfino peggio del Consultellum”, afferma Alfredo D’Attorre, capogruppo Mdp in Commissione affari costituzionali, replicando al pressing del ministro della Giustizia. “L’approvazione di una legge elettorale sbagliata e a forte rischio di incostituzionalità acuirebbe le divisioni nel campo del centrosinistra e finirebbe con l’agevolare l’affermazione della destra”, aggiunge. Più duro e articolato il commento di Francesco Campanella: “Ciò che più servirebbe in tema di legge elettorale, vale a dire una discussione volta al raggiungimento di una sintesi comune, è quello di cui il segretario del PD Renzi non è evidentemente proprio capace”. Inoltre, “quando Renzi esordisce dicendo ‘Rosatellum o Consultellum, tertium non datur’, distrugge dall’inizio la base comune di discussione che sta a fondamento di una conclusione win win, che dovrebbe essere l’obiettivo naturale di ogni legge, di quella elettorale ancora di più”, ribadisce Campanella che aggiunge: “Oltretutto la definizione di disegni di legge blindati, da far passare in parlamento dopo un negoziato extra parlamentare al Nazareno o altrove, rende evidente la volontà di continuare ad attuare un regime da repubblica extra parlamentare assolutamente estraneo allo spirito della Costituzione italiana. Quella che i cittadini hanno difeso a spada tratta nel referendum del 4 dicembre”.

La Direzione del Pd. Solito discorso di Renzi, che impone il Rosatellum, sostenendo che la colpa è degli altri

“Io non impazzisco per questa discussione sulla legge elettorale, noi con la riforma avevamo un’idea chiara delle istituzioni”, afferma Matteo Renzi durante la direzione Pd parlando della legge elettorale, senza tuttavia raccontare come vi si è giunti. “Ora dobbiamo fare uno sforzo ulteriore, o ci teniamo il Consultellum oppure facciamo il Rosatellum, se ci fosse il Consultellum mi candiderei al Senato con le preferenze”, ha sottolineato il segretario dem. Ed ecco che scarica la colpa su altri (Bersani?): “Chi mi ha preceduto – ha argomentato l’ex premier – sosteneva che le preferenze fossero un problema. Il Rosatellum ha punti di vantaggio sul proporzionale”, ha concluso Renzi. Però, ci tiene a precisare,  “i nostri avversari alle elezioni non sono quelli che se se ne sono andati via di qui”, ma i populisti, ovvero i pentastellati, dal momento che l’accordo sulla riforma elettorale è stato siglato con Berlusconi, Salvini e Alfano. Strana logica, quella di Renzi, se si considerano le tappe che hanno condotto fino al Rosatellum tris, o ter. Ha negato a Mdp il Mattarellum modificato. Ha negato alla sinistra il tedesco e il voto disgiunto tra uninominale e quota proporzionale, per accettare l’estensione incostituzionale del voto; non ha mai tenuto in considerazione il parere di illustri giuristi (ma si sa, lui dei “professoroni” non si cura) che non esiteranno un solo istante a presentare i ricorsi per palese violazione dei diritti costituzionali, e ora in direzione sostiene che la colpa è proprio  la loro, che loro, i democratici, avevano “un’idea chiara delle istituzioni”, certo quella del Parlamento pieno zeppo di nominati. La stessa incomprensibile logica che lo ha indotto a sostenere di aver “molto apprezzato il discorso di Macron” sull’Europa, che “il M5s è in calo da dopo le amministrative”, come se il Pd stesse meglio, e non avesse alcune delle roccaforti storiche della sinistra, a partire da Genova e Spezia, e che “finiamo la legislatura con l’approvazione del Def e una solida maggioranza”, senza tuttavia citare la stampella dei senatori guidati da Denis Verdini. Insomma, la classica relazione di Matteo Renzi, che questa volta, in assenza di una vera opposizione interna (siamo a pochi mesi dalla elezioni…), con mandato sul Rosatellum bis, è stata approvata all’unanimità. A questo punto – come direbbero gli amanti della tv vintage alla Renzo Arbore – “la domanda sorge spontanea”: come si fa solo a pensare di costruire alleanze con un mostro politico come il pd così trasformato da Renzi?

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