Le 8 fiducie al Rosatellum sono inedite nella storia d’Italia. Per Zanda servivano ad evitare “gli agguati”, ovvero la libera espressione dei senatori Pd nel voto segreto. Per Demopolis, una sola maggioranza possibile, quella del Nazareno

Le 8 fiducie al Rosatellum sono inedite nella storia d’Italia. Per Zanda servivano ad evitare “gli agguati”, ovvero la libera espressione dei senatori Pd nel voto segreto. Per Demopolis, una sola maggioranza possibile, quella del Nazareno

Nel giorno dell’approvazione al Senato della nuova legge elettorale, l’Istituto Demopolis ha realizzato una simulazione sull’attribuzione dei seggi in Parlamento con il “Rosatellum”. Secondo l’analisi dell’Istituto diretto da Pietro Vento, Lega, Forza Italia e FdI porterebbero nel complesso a Montecitorio 246 deputati, il Movimento 5 Stelle 168; il Partito Democratico con il Centro Sinistra 180, MdP-SI 24. Ma chi guadagna e chi perde con la nuova legge elettorale? In base alla simulazione di Demopolis, il vantaggio maggiore sarebbe per il Centro Destra, che otterrebbe 25 seggi in più rispetto a quelli che avrebbe ottenuto con il Consultellum. Una leggera crescita di appena 4 deputati ci sarebbe anche per il Centro Sinistra. Più penalizzati dalla nuova legge elettorale risulterebbero il M5S, con 15 seggi in meno, e la Sinistra che perderebbe 14 deputati rispetto al proporzionale puro.

Se la stima di Demopolis è corretta, dal voto col Rosatellum emerge una sola maggioranza, quella del Nazareno 

“Se appare positiva l’uniformità del sistema di voto tra Camera e Senato, il Rosatellum – spiega il direttore di Demopolis Pietro Vento – non sembra invece garantire la futura governabilità del Paese. Con le attuali stime di voto, anche la coalizione più forte, quella di Centro Destra, con 246 seggi, resta ben distante dalla maggioranza assoluta di 316 seggi a Montecitorio”. Tuttavia, almeno stando all’aritmetica, l’unica maggioranza possibile è quella del Nazareno, se ai 426 voti complessivi si sottraggono quel centinaio di parlamentari eletti con Lega e Fratelli d’Italia. L’ultimo Barometro Politico dell’Istituto Demopolis per il programma Otto e Mezzo vede il M5S al 28%, il PD al 26,5%, la Lega al 15,3 e Forza Italia al 14%. Più distanti, ma sopra la soglia di sbarramento, MdP-SI al 6% e FdI al 4,7%. Con la nuova legge elettorale torna rilevante, per l’assegnazione dei seggi nella quota uninominale, anche la forza delle coalizioni. I partiti di Centro Destra otterrebbero insieme il 35%, superando di circa 4 punti la coalizione di Centro Sinistra, posizionata al 31%. Il M5S avrebbe il 28%, la Sinistra da sola il 6%.

L’incredibile argomentazione di Luigi Zanda, capogruppo Pd al Senato: “abbiamo messo 8 fiducie per evitare gli agguati del voto segreto”. Agguati? No, avevano paura della libera espressione dei senatori Pd ostili al Rosatellum

Questa simulazione spiega in parte quanto è accaduto in questi giorni nelle due Aule parlamentari, dove per ben otto volte è stata chiesta la fiducia, 3 alla Camera e 5 al Senato (8, mai accaduto nella storia d’Italia, neppure Mussolini lo fece con la legge Acerbo, e non lo fece De Gasperi con la legge truffa del 1953 che fu approvata con la fiducia del solo Senato). E dà a ragione, paradossalmente, a quanto ha detto, incredibile ma vero, il capogruppo del Pd al Senato, Luigi Zanda, intervenendo per dichiarazione di voto, e confermando un certo masochismo del Pd, che perderebbe con questa legge ben centodieci deputati, e forse più. Secondo Luigi Zanda, insomma, “con più di cento voti segreti, costruiti come si è visto per favorire gli agguati, il voto di fiducia alla Camera ha avuto molto semplicemente il valore di far votare a scrutinio palese una legge importante che al contrario, come è già accaduto, sarebbe certamente caduta in una delle tante trappole degli scrutini segreti. Al Senato la fiducia è stata non solo una decisione egualmente necessaria, ma anche un’assunzione di responsabilità politica. Non solo perché, irresponsabilmente, sono stati presentati una cinquantina di emendamenti suscettibili di voto segreto e visibilmente strumentali, ma anche per la necessità di non sovrapporre la legge elettorale alla legge di bilancio”. Dunque, in questa dichiarazione mancano i nomi e i cognomi dei senatori ai quali egli fa riferimento, “per gli agguati” tesi dai perfidi senatori dei 5 stelle e della sinistra. I nomi e cognomi sono quelli dei senatori del Pd, senza alcun dubbio, che avrebbero potuto votare nel segreto dell’urna contrariamente a quanto dettato dalla segreteria. Perché le fiducie sul Rosatellum, come appunto conferma questa incredibile argomentazione di Zanda, sono la testimonianza del fatto che nessuno può garantire la democrazia in un gruppo parlamentare, così come previsto dalla Costituzione, che afferma un principio sacrosanto: nell’esercizio delle sue funzioni ogni parlamentare rappresenta il popolo italiano, senza alcun vincolo di mandato. Curiosamente, le accuse del Pd ai 5stelle si sono mostrate un boomerang proprio con le 8 fiducie, il cui fine, come appunto ha detto Zanda, era evitare “gli agguati” e l’espressione libera del voto dei senatori del Pd contrari alla legge elettorale. Ma come diceva Manzoni nei confronti di don Abbondio, il coraggio uno non se lo può dare.

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