Gli insulti politici di Pisapia a Massimo D’Alema coerenti con il mainstream della grande stampa. L’attacco ha senso solo in una precisa strategia: l’abbraccio di Campo progressista col Pd

Gli insulti politici di Pisapia a Massimo D’Alema coerenti con il mainstream della grande stampa. L’attacco ha senso solo in una precisa strategia: l’abbraccio di Campo progressista col Pd

Mentre questa mattina sfogliavamo i quotidiani e leggevamo notizie, commenti e indiscrezioni virgolettate sul difficile rapporto tra Articolo1-Mdp e Campo progressista di Giuliano Pisapia in relazione alle decisioni assunte all’unanimità dai gruppi parlamentari di Camera e Senato sulla strategia da tenere sulla Nota di aggiornamento al Def, siamo stati colti di sorpresa dalle parole pronunciate dall’ex sindaco di Milano su Massimo D’Alema, nel corso di un’intervista concessa a Massimo Giannini nel programma “Circo Massimo” in onda su Radio Capital. Parole che se da una parte ci hanno stupiti, dall’altra ci hanno fatto capire quale fosse il clima politico tra le due forze. Come ha risposto Pisapia alla domanda, un tantino capziosa, su D’Alema? “Deve fare un passo di lato”, ha detto Pisapia, perché “anche lui, come Renzi, è divisivo”. Ora il fatto stesso di comparare D’Alema a Renzi per la presunta capacità di “dividere” è sembrato un modo per andare oltre le righe. Ma non si è fermato a questo giudizio, di per sé abbastanza duro. Ha voluto spiegarne le ragioni, ed è andato ancora più oltre. D’Alema “sa perfettamente che io sono a disposizione di un progetto unitario e invece lui continua a fare dichiarazioni che dividono. Faccio un esempio: lui era favorevole che oggi non si votasse lo scostamento di bilancio che avrebbe portato all’aumento dell’Iva mentre io e altri abbiamo voluto fare un percorso diverso. Io sono dell’idea che chi non ha obiettivi personali potrebbe fare un passo di fianco, bisogna esser in grado di unire. Lo dico per tutti, anche per me”.

Dunque, seguendo la logica di Pisapia, chi non condivide il giudizio che egli dà della fase politica, degli atti del governo, e, diciamolo, di quella vera e propria nefandezza che è il Def, divide. Una logica molto curiosa, e sbagliata, dal momento che quella posizione, che Pisapia attribuisce a Massimo D’Alema, è stata poi accolta all’unanimità dall’assemblea dei gruppi parlamentari. Poi, però, in parte abbiamo capito: Pisapia si è adattato a quel mainstream giornalistico (condannato dallo stesso D’Alema) che vede in D’Alema una sorta di Rasputin che affianca il gruppo dirigente di Mdp, lo condiziona, lo seduce e lo convince ad adottare i suoi convincimenti. Nel mainstream giornalistico ci sono editorialisti di importanti quotidiani, da Maria Teresa Meli, del Corriere della sera, a Massimo Giannini, di Repubblica, a Marcello Sorgi de La Stampa. Paradossalmente, il giudizio è il medesimo, e incontra quello di Giuliano Pisapia.

Dal Corriere della sera a Repubblica alla Stampa: un coro insolente contro Massimo D’Alema

Nella cronaca della Meli sul Corriere della sera, si legge un virgolettato attribuito a D’Alema, secondo il quale egli detta la linea, quella di non votare la risoluzione sul Def, “per portare avanti una linea che sia comprensibile al nostro popolo”. Se davvero ha detto queste cose, D’Alema sarebbe nel pieno della legittimità di un ragionamento politico. Ma la Meli sostiene che queste parole di D’Alema raggiungono le orecchie di Pisapia, il quale pare sia sbottato, “non è questo che abbiamo deciso. Non si può andare avanti così”. Più avanti nell’articolo, Meli sottolinea che Pisapia “non vuol fare la parte di chi si è adeguato alla linea di D’Alema”. Ma se così fosse, e lo chiediamo alla Meli, innanzitutto, chi gioca coi personalismi? Tanto è vero, che l’editorialista di punta del Corriere della sera è costretta a chiudere l’articolo con l’ennesima indiscrezione su chi sia il vero leader, Pisapia o D’Alema. Non è un esempio di come si stia personalizzando un conflitto che invece è tutto politico e riguarda il rapporto col governo, e il merito dei provvedimenti? Più semplice far trapelare nell’opinione pubblica il presunto “rancore” di D’Alema nei confronti di Renzi e del Pd, e far scattare la molla del dissidio personale contro Pisapia, piuttosto che rappresentarne le vere motivazioni politiche. Lo stesso D’Alema le afferma intervistato da Bianca Berlinguer: “non possiamo continuare a discutere tra persone che si occupano di politica. Dobbiamo coinvolgere i cittadini e arrivare a una grande assemblea nazionale che sancisca la nascita di un nuovo soggetto politico, con un simbolo e un nome. Questo chiedo a Pisapia”. Ovvero, D’Alema chiede legittimamente a Pisapia di uscire da quella ambiguità che trattiene dallo scorso primo luglio, dalla manifestazione di piazza Santi Apostoli a Roma, l’iniziativa politica della costruzione di un vero partito a sinistra del Pd. Questo farebbe di Pisapia il leader, non un patto tra ceti politici. È su questa sfida che Pisapia, più volte chiamato in causa, evita ogni volta di replicare con decisione. Non si tratta assolutamente di Intifada di sinistra, come l’ha definita, sbagliando, Massimo Giannini, né della “zampata di D’Alema” sul governo come invece l’ha giudicata Marcello Sorgi su La Stampa. No. D’Alema interpreta un sentimento, un bisogno, che emerge dalla stessa base di Articolo1-Mdp, e della sinistra estranea al Pd: la costruzione di un soggetto unitario, “con un nome vero, un simbolo”, un’organizzazione, strutture, e un popolo che vive la politica e ha poteri decisionali. Sbaglia D’Alema a porre questo punto a Pisapia? Secondo noi, no. Secondo il mainstream dei principali quotidiani e lo stesso Pisapia, D’Alema sarebbe “divisivo”.

D’Alema difeso, giustamente, da tanti esponenti di Articolo1-Mdp, a tutela dell’autonomia del movimento. Scotto: non condivido le parole di Pisapia

In ogni caso, per tutta la giornata si sono susseguite posizioni importanti all’interno di Mdp, a sostegno di Massimo D’Alema, e contro le parole di Pisapia. Ne citiamo alcune. “Giuliano Pisapia ha guidato la delegazione che ha incontrato Gentiloni portando avanti proposte condivise su sanità, pensioni e lavoro. Pisapia condivide l’orientamento deciso all’unanimità dai gruppi parlamentari che è stato concordato passo passo con lui. Le ricostruzione apparse oggi sono dunque totalmente infondate”, ha detto Arturo Scotto nel corso di Studio24. E ha aggiunto: “non condivido la dichiarazione di Pisapia su D’Alema che già dieci giorni fa aveva detto in un’intervista che la sua posizione era quella dei gruppi. Ha sempre sostenuto che si doveva votare lo scostamento di bilancio per evitare l’aumento dell’Iva. D’Alema quindi – conclude – è totalmente in linea con i gruppi e Pisapia”.

D’Attorre: si vuol fare di D’Alema l’uomo nero dietro ogni decisione

Per Alfredo D’Attorre,  ci sono due voti sul Def, “uno per rinviare il pareggio di bilancio e quello lo daremo, ma sul contenuto della nota di aggiornamento al Def non parteciperemo al voto alla Camera e al Senato”, ha sostenuto aggingendo che “si vuol fare di D’Alema una specie di uomo nero che sta dietro ogni decisione ma francamente è una ricostruzione del tutto fantasiosa perché è da mesi che stiamo discutendo nel gruppo, con i nostri militanti, del fatto che su questa linea il governo non può andare avanti. La nostra base anzi ci rimprovera di essere stati troppo pazienti. Il governo – ha concluso D’Attorre – impiegherà le poche risorse per l’ennesima decontribuzione, l’ennesimo regalo a grandi imprese che non produrrà alcun risultato in termini di occupazione stabile e di qualità”.

Roberto Speranza: su D’Alema un racconto giornalistico ispirato da qualche spin

“Nella costruzione di una nuova, grande soggettività progressista non possono prevalere i personalismi, non ci possono essere veti”, ha detto Roberto Speranza a Corriere Tv a proposito del “passo di lato” di Massimo D’Alema invocato da Giuliano Pisapia. “D’Alema e Pisapia sono molto più complementari di quello che possa apparire, possono stare naturalmente insieme -ha detto il coordinatore di Mdp-. Ma noi non ci distinguiamo per le personalità in campo ma per il progetto per il Paese che mettiamo in campo, io credo in una grande squadra e nel collettivo”. Speranza ha spiegato: “D’Alema viene descritto in queste ore come l’uomo nero che trama e decide, ma c’è un racconto molto giornalistico, suggerito da qualche spin. D’Alema non si è nemmeno candidato, non è in Parlamento, valuteremo con il consenso dei territori come costruire le prossime candidature”.

Enrico Rossi: “ci siamo tutti dichiarati favorevoli alla strategia che poi è stata adottata dai gruppi parlamentari”

“Nelle scorse settimane ho parlato più volte con D’Alema, Speranza, Bersani e gli altri compagni delle posizioni da assumere nei confronti del governo e nel delicato passaggio dell’approvazione del Documento di Economia e Finanza e della legge di bilancio. Posso in assoluta sincerità affermare che, fin dall’inizio, tutti – D’Alema compreso – ci siamo dichiarati favorevoli a distinguere il voto riguardante lo scostamento di bilancio da quello relativo alla Nota di aggiornamento del Def”. “Come è stato detto molto bene dai dirigenti e compagni del mio partito, lo scostamento di bilancio (ovvero l’aumento del deficit da 1,2% a 1,6%) consente di scongiurare l’attivazione delle clausole di salvaguardia, che imporrebbero aumenti dell’Iva a danno delle attività produttive e dei ceti più in sofferenza”. “Quanto alla Nota di aggiornamento del Def abbiamo deciso, altrettanto apertamente, di prendere le distanze dalla maggioranza nell’interesse del Paese e dei ceti popolari, perché essa non ci piace. Non contiene alcuna svolta economica e sociale indispensabile per affrontare le cruciali questioni che gravano sull’Italia, a cominciare da occupazione, sanità e lotta alla povertà”. “Aggiungo infine che il nostro progetto è unire la sinistra del Paese: Articolo Uno – Mdp, Campo Progressista, Sinistra Italiana e le altre forze che ritengono necessaria un’alternativa politica e programmatica al Pd renziano da cui ci dividono non le persone ma i contenuti programmatici”. “La politica dovrebbe bonificare il campo del confronto da personalismi e veti pregiudiziali e discutere dei contenuti che interessano le persone. Il percorso costituente e la collocazione corretta della nuova forza politica unitaria che dobbiamo costruire dovranno essere processi democratici affidati a militanti ed elettori”. Così Enrico Rossi, presidente della Regione Toscana e fondatore di Articolo Uno-Mdp.

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