Un consiglio dei ministri burla. In 33 minuti decide il futuro della nostra economia. Gentiloni: “La manovra non sarà depressiva” ma subito il “no” ai sindacati sulle pensioni. Padoan? Sprizza ottimismo, non si sa perché

Un consiglio dei ministri burla. In 33 minuti decide il futuro della nostra economia. Gentiloni: “La manovra non  sarà depressiva” ma subito il “no” ai sindacati sulle pensioni. Padoan? Sprizza ottimismo, non si sa perché

Che la riunione del Consiglio dei ministri per mettere a punto la nota di aggiornamento al Documento di economia e finanza ( Def), base per  definire e approvare il Bilancio dello Stato, fosse un bluff non ci voleva molto a capirlo. Non solo il presidente del Consiglio e il ministro dell’Economia si sono resi responsabili, forse questa è la cosa più grave, di aver preso in giro i cittadini italiani. Quando è stato dato l’annuncio dello spostamento di un giorno della seduta del Consiglio perché c’era bisogno di un approfondimento e servivano alcuni dati che l’Istat doveva fornire si è trattato di una vera turlupinatura, i cittadini considerati sudditi, anche un po’ cretini, cui tutto si poteva raccontare e tutto avrebbero digerito. Siamo stati facili profeti, mettere in luce le magagne di questo governo è come sparare sulla croce rossa. Infatti il tanto strombazzato Consiglio dei ministri, che doveva affrontare e discutere il pilastro del Bilancio dello Stato, un compito arduo, convocato e iniziato puntualmente alle ore 13,22 è terminato alle ore 13,55. Neppure il tempo di mettersi a sedere e consumare un caffè e, con un colpo di bacchetta magica, il famigerato Def era approvato. Alle ore14,07, Gentiloni e Padoan, dopo essersi asciugato il sudore per la fatica compiuta, i ministri, quelli che c’erano, sarebbe importante che venissero resi noti i nomi di coloro che si sono prestati alla farsa, si sono dileguati. Il presidente del Consiglio e il ministro dell’Economia, con tutto comodo, si sono presentati ai giornalisti i quali per non essere da meno delle “autorità” si sono ben guardati dal fare domande. Una per esempio poteva riguardare proprio la brevità della riunione del Consiglio. Ma, sempre più compiacenti nei confronti del potere, hanno ritenuto di non dover disturbare il “sabato” dei governanti, Arrivano così i trilli, schizzi di gioia del capo del governo e dei ministri. Sono felici, millantano la loro bravura, assicurano i cittadini che il futuro sarà roseo. “La manovra -gorgheggia Gentiloni – non sarà depressiva”. Non è da meno Padoan.

Elogio a Renzi per la “ripresa”. Chiesto e ottenuto. Promemoria per  Articolo 1

Lodano se stessi ma, ambedue ci tengono a precisare che la “ripresa” è stata possibile, non solo perché loro sono bravi, ma ancora più bravo è stato Renzi Matteo. Il premier riconosce che il merito della ripresa “è dovuto alle riforme varate dal governo Renzi”. Idem Padoan. Un promemoria verrebbe da dire per Articolo 1-Mdp che attende il governo proprio alla prova del Bilancio. Neppure una citazione per il governo di Enrico Letta. Comprensibile, il Matteo di Rignano è il segretario del Pd il quale se passasse quell’obbrobrio di legge elettorale, il “Rosatellum” avrebbe potere assoluto nel decidere deputati e senatori, per il governo si vedrà ma lui, stante lo statuto del Pd, sarà il candidato unico per la presidenza, stia sereno Gentiloni.

Def in continuità con la politica economica dei mille giorni renziani

Chiederanno i nostri dieci lettori quali sono i contenuti di questo Def che precede la manovra di Bilancio prevista per ottobre, La nostra risposta è breve. Per capire i propositi del governo bastano alcune parola pronunciate da Gentiloni. Al fatto che la “manovra non sarà depressiva” aggiunge rivolto ai sindacati, con i quali proprio il governo Renzi e il ministro Poletti, che ricopre ancora il dicastero del Lavoro, hanno firmato una intesa, che sullo stop all’aumento dell’età pensionabile non c’è niente da fare. “Certo margini per discutere ci sono sempre – afferma – ma non per fare operazioni generalizzate. Valuteremo operazioni puntualizzate”. Poi, furbescamente dichiara che il “governo ha un atteggiamento di totale rispetto nei confronti delle parti sociali e delle diverse componenti della maggioranza”. Parla a nuora, i sindacati, perché suocera, Articolo 1 Mdp  intenda. “Un governo – sottolinea il premier – non teme il Parlamento, ma deve averne fiducia. Altrimenti non si lavora. Il quadro positivo di questa Nota è indiscutibile, e questo verrà recepito sia dall’opinione pubblica che dal Parlamento. Poi discuteremo le misure della legge di Bilancio, ma sempre in un quadro positivo”.

Ancora si fa conto sulla flessibilità contrattata con la Commissione Ue

Sulla stessa lunghezza dì’onda si muove il ministro Padoan. Il succo del Def è presto detto. Anzi non c’è proprio. Come al solito si fa conto sulla flessibilità che potrebbe esserci concessa,circa 5 miliardi, dalla Commissione Ue che consentirebbe di risparmiare una cifra uguale. Invece di dieci miliardi necessari per tenere a bada il deficit ne occorrerebbe la metà. Ecco perché più volte il ministro ha affermato che il “sentiero è stretto”. Non solo. Il governo si muove con la speranza che le stime fatte, debito in calo, Pil in crescita, siano mantenute. Riconosce Padoan che il Def e la manovra si basano sul niente. Fra l’altro proprio i dati resi noti da Istat in relazione al debito pubblico dimostrano che l’ottimismo del governo non ha ragione di essere. A luglio il debito pubblico è salito a 2300 miliardi, più 18,6 % rispetto a giugno del 2016, gli investimenti sono diminuiti, e lo sono anche le entrate. Per non parlare del fatto che sia Gentiloni che Padoan sbandierano come un risultato che fa ben sperare per il futuro i 900 mila posti di lavoro in più. Dimenticano che i contratti a tempo indeterminato riguardano solo il 24% delle assunzioni, che un’altra parte dei 900 mila è  dovuta all’aumento dell’età pensionabile. Che i tenui segnali di ripresa sono “merito” del presidente della Bce con l’acquisto dei crediti bancari, che a fine anno l’operazione non verrà ripetuta, senz’altro attenuata. Le previsioni del ministro Padoan per il 2018 e per il 2019 non hanno alcuna motivazione. Lo sa bene anche lui quando afferma che “qualcuno dirà che siamo stati ottimisti, ma credo che sia pienamente giustificata dalle politiche che metteremo in atto. Un discreto grado di ottimismo è giustificato”. Ma di misure per il futuro si è poco parlato. Sulle pensioni abbiamo detto: Come sempre per i pensionati e per i pensionandi il “sentiero è stretto”.

Si sta studiando il modo per ripetere il  disastro del jobs act

Non lo è per le imprese verso le quali  si sta studiando in che modo ripetere l’operazione jobs act, un disastro, che ha portato fior  di miliardi nelle casse degli imprenditori e creato un esercito di precari. Insieme si rilancia il fondo per la povertà che è del tutto inadeguato e che provocherà una guerra fra poveri che sono quasi cinque milioni. Un giornalista chiede a Padoan chiarimenti su una possibile rottamazione-bis delle cartelle della tasse. “ E’ una delle misure che stiamo valutando – risponde Padoan – in sede di analisi prodromica della legge di Bilamcio”. Gli fosse venuto a mente che forse il problema è quello di dare corso alla “progressività” del fisco così come previsto dalla Costituzione. Però non ha avuto dubbi, invece, su quando sarà conseguito il pareggio di Bilancio. Indica la data del 2019 spiegando che prima il “sentiero del calo del deficit era 1,2%, 0,2% e  O. Ora il sentiero è 1,6%, 0,9%, 0,2% che tecnicamente consente il sostanziale pareggio”. Da ministro si è trasformato in mago, uno di quelli che  si possono ascoltare nelle radio, quella della Rai, ascoltare e vedere nelle televisioni private. In genere ciarlatani. Ogni riferimento a persone da parte nostra è da escludere. Non ce n’è bisogno, Parlano i fatti.

Share