Messico. Sisma di 8,2 gradi Richter. Il più forte da un secolo. Almeno 60 i morti. Devastazioni e crolli ovunque

Messico. Sisma di 8,2 gradi Richter. Il più forte da un secolo. Almeno 60 i morti. Devastazioni e crolli ovunque

È il terremoto più potente ad avere colpito il Messico da 85 anni a questa parte quello di magnitudo 8.1 sulla scala Richter registrato davanti alle coste del Chiapas, che ha provocato decine di vittime, distrutto edifici e costretto a evacuazioni di massa per un allarme tsunami poi rientrato. Il bilancio provvisorio, fornito dalla protezione civile, è di almeno 58 morti: 45 nello Stato di Oaxaca, 10 in Chiapas e tre nello Stato di Tabasco. Ma potrebbe salire a 60 morti se venisse confermato il dato fornito dal governatore del Chiapas, Manuel Velasco, che parla di 12 morti nel suo Stato. Il presidente messicano Pena Nieto, che in Chiapas ha dichiarato lo stato d’emergenza ed è partito per visitare le zone colpite, ha riferito che il terremoto è stato avvertito da circa 50 milioni dei 120 milioni di abitanti del Paese e ha invitato gli abitanti a verificare eventuali fughe di gas in case e uffici a seguito del sisma. La scossa è stato avvertita in tutto il Paese, compresa la capitale Città del Messico, dove le persone sono scese nelle strade in pigiama mentre gli allarmi suonavano, poco prima della mezzanotte ora locale della notte fra giovedì e venerdì. Da allora sono state registrate oltre 260 scosse di assestamento. A seguito del terremoto, che si è sentito anche in Guatemala e a El Salvador, era stata dichiarata un’allerta tsunami, che è poi rientrata dopo l’arrivo in Messico di un’onda di 70 centimetri. È stato l’istituto geologico degli Stati Uniti (Usgs) a fissare la magnitudo a 8.1: l’epicentro è stato individuato nel Pacifico, 87 chilometri a sudovest di Pijijiapan, a 43 miglia di profondità. Per l’esperto dell’Usgs John Bellini, il terremoto più forte in Messico dal 1932, quando una scossa 8.1 aveva colpito lo Stato occidentale di Jalisco. È stato più forte anche di quello devastante del 1985, che aveva raso al suolo intere aree di Città del Messico uccidendo migliaia di persone. Stavolta però i danni nella capitale sono limitati, perché l’epicentro si trovava più in profondità e più lontano dalla città. Particolarmente colpita, invece, la città meridionale di Juchitan, nello Stato di Oaxaca, perché si trova vicino all’epicentro: parti del municipio, un hotel, un bar e altri edifici sono stati ridotti in macerie. I soccorritori hanno lavorato anche di notte nelle aree colpite per cercare eventuali persone rimaste intrappolate sotto le macerie. La compagnia petrolifera di Stato Pemex ha fatto sapere che sta verificando i danni nei suoi stabilimenti e il presidente Pena Nieto riferisce che, come misura precauzionale, le operazioni nella raffineria di Salina Cruz, nello Stato di Oaxaca, sono state sospese temporaneamente.

“La scossa è stata terribile, non avevo mai sentito niente del genere, ma a Città del Messico i danni agli edifici sembrano molto limitati”: così Joni Orozco, consulente informatico, sul terremoto che ha colpito il Paese centroamericano. “Dopo i 10mila morti del sisma del 1985 a Città del Messico le procedure sono migliorate e per oggi c’è un piano di emergenza ben definito in caso di nuove scosse” spiega Orozco. “Sono state date disposizioni sull’impacchettamento di scorte alimentari e sui rifugi; dopo un black-out di circa tre ore, poi, è anche tornata anche la corrente elettrica”. La scossa principale si è verificata alle 23.50 di ieri sera ora locale, questa mattina in Italia. L’epicentro è stato localizzato circa 87 chilometri a largo di Pijijiapan, una località situata sulla costa dell’Oceano Pacifico. Gli Stati più colpiti sono quelli di Oaxaca e Chiapas. Particolarmente critica la situazione a Juchitan, un centro a circa 600 chilometri a sud di Città del Messico dove i morti sarebbero almeno dieci. “Lì”, spiega Orozco, “il terremoto ha provocato frane devastanti”.

Il violento terremoto registrato questa mattina in Messico “si è verificato in una regione sismicamente molto attiva, dove i terremoti sono frequenti a causa dello scorrimento della placca oceanica di Cocos, sotto le placche del Nord America e dei Caraibi”. A spiegarlo sono i simologi dell’Ingv che stanno seguendo l’evolversi del sisma anche attraverso il Centro Allerta Tsunami dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia. “I terremoti come quello odierno -spiegano gli esperti italiani dell’Ingv- avvengono per il movimento della placca di Cocos che si inflette e scivola al di sotto della placca nordamericana e di quella caraibica”. L’Istituto ha diffuso grafici nei quali evidenzia gli epicentri che rappresentano i terremoti più superficiali e quelli che avvengono all’interno del Messico e del Guatemala più profondi. “A causa della elevata magnitudo e delle caratteristiche del terremoto, pochi minuti dopo l’evento è stato lanciata l’allerta tsunami per il Messico e per gli stati confinanti. In effetti -sottolineano i sismologi- sono state poi rilevate delle onde di tsunami alle stazioni mareografiche messicane”. Il mareografo di Salina Cruz ha misurato le oscillazioni del livello del mare e “rilevato variazioni di circa 1 metro rispetto al livello medio del mare” riferiscono ancora.

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