Mdp. Terza giornata della festa nazionale a Napoli dedicata al lavoro. Massimo D’Alema sul nuovo partito: “non c’è tempo da perdere”. Sul Pd: “divisi da enormi distanze, ed è neoliberista”. Meno tasse per tutti? No, paghino di più i ricchi

Mdp. Terza giornata della festa nazionale a Napoli dedicata al lavoro. Massimo D’Alema sul nuovo partito: “non c’è tempo da perdere”. Sul Pd: “divisi da enormi distanze, ed è neoliberista”. Meno tasse per tutti? No, paghino di più i ricchi

Il clou della terza giornata della festa nazionale di Mdp dedicata al lavoro e in corso di svolgimento a Napoli è stato la conversazione di Massimo D’Alema con lo scrittore Maurizio De Giovanni, coordinati da Alessandro De Angelis dell’Huffington Post. La conversazione è stata introdotta da uno splendido monologo “politico” scritto e interpretato da uno dei drammaturghi e attori più interessanti di Napoli, Gianfelice Imparato. E centinaia di persone, ad applaudire. Maurizio De Giovanni si è rivelato al grande pubblico come giallista e come l’inventore di due “detective” all’italiana, il commissario Ricciardi e l’ispettore Lojacono, protagonisti di storie italiane. Per questo la conversazione con Massimo D’Alema si è caratterizzata come un dialogo a tutto tondo, sulle grandi questioni, non solo politiche, ma anche culturali e sociali (avere la bellezza straordinaria di Napoli sullo sfondo ne ha perfino facilitato i tratti salienti). Ma naturalmente, da Massimo D’Alema si attendevano risposte, elementi di comprensione politica, ragionamenti e argomentazioni serrate. E anche grazie allo scrittore, al giallista, D’Alema è riuscito a fornire ciò che i tanti si attendevano da lui.

Prima questione: il futuro di Articolo1 e della sinistra

La prima questione: il futuro di Articolo1 e dell’intera sinistra. Per Massimo D’Alema, è ” urgente partire, avviare un processo democratico di coinvolgimento dei cittadini con l’obiettivo di essere pronti per le elezioni che si avvicinano”. Essere pronti vuol dire costruire un partito di sinistra. Tuttavia, “con l’attuale linea politica del Pd c’è distanza grande. Riteniamo – ha aggiunto D’Alema – che il Jobs Act sia sbagliato, che la Buona scuola sia sbagliata, riteniamo serva una svolta nella politica economica, che siano urgenti misure per difendere e rilanciare il sistema sanitario. Se il Pd condivide questo è possibile allearsi, altrimenti no. E mi pare che l’attuale leadership del Pd non lo condivida”. Secondo D’Alema “abbiamo il dovere che nel prossimo Parlamento la sinistra, il mondo del lavoro, la parte più debole del paese abbia voce. Questo è il nostro dovere e non verremo meno al nostro dovere”. Insomma, è stato toccato quel punto nevralgico di cui a sinistra si discute ormai da anni: la necessità di rappresentare in Parlamento il mondo del lavoro e la parte più debole della società. Si tratta già di un programma politico. Non basta, certo, ma stare dalla parte del lavoro – in coerenza con il nome stesso del movimento al quale D’Alema appartiene, Articolo1 – è già una enorme conferma, dopo gli anni del governo Renzi, devastanti proprio dal punto di vista della distanza sempre più netta tra lavoro e politica.

D’Alema preoccupato per la ristrettezza dei tempi nella costruzione del partito: “occorre fare presto”

Seconda questione ancora da risolvere, la funzione di Giuliano Pisapia. Dopo aver negato ogni alleanza con questo Pd, Massimo D’Alema spinge Giuliano Pisapia a costruire in fretta il nuovo soggetto, in grado, sottolinea, di “portare avanti i valori della sinistra, quelli degli anni migliori dell’Ulivo”. Più che per l’unità nel centrosinistra, D’Alema è sembrato preoccupato per i tempi di costruzione del nuovo partito del centrosinistra alternativo al Pd, come già aveva avvertito nella conversazione con Fabio Mussi, durante la festa nazionale di Sinistra Italiana e nell’intervista concessa ad Aldo Cazzullo sul Corriere della Sera, riproponendo la data del 19 novembre per l’assemblea nazionale. Domenica arriva a Napoli, alla festa di Mdp, Pisapia per un comizio assieme a Roberto Speranza, dal significativo titolo “Pronti via!”. E D’Alema chiosa, “Non c’è più tempo da perdere per trovarsi pronti alle prossime elezioni”.

La legge elettorale: Rosatellum incostituzionale, immorale, aiuta il trasformismo

Terza questione: con quale legge elettorale andare a votare. D’Alema esordisce scatenandosi contro il Rosatellum bis, definito “assolutamente indecente, in alcuni aspetti immorale”, un testo che “aiuta il trasformismo”, “palesemente incostituzionale”. Inoltre, dice D’Alema, “il Rosatellum è autolesionismo per il Pd, un favore a Berlusconi”. È stato “l’ex centrosinistra – aggiunge – a mettere in condizioni Berlusconi di vincere, se uno finisce per cedere sui principi non è che si perdono solo le elezioni ma poi si perde anche l’anima”. Con il Rosatellum in vigore “Mdp – assicura D’Alema – presenterà i propri candidati in ogni collegio”. E infine auspica che il Parlamento, “per senso del decoro, lo fermi”.

La questione della leadership: D’Alema invitare a rispettare la funzione istituzionale di Grasso, e sprona Pisapia

Quarta questione, la leadership del soggetto politico. Intanto, taglia corto sul futuro politico di Pietro Grasso, citato da diverse testate. “Non leggo i giornali, cosa che fa bene alla salute. Io leggo i libri”, è la prima reazione stizzita. Quindi, smentendo ogni pressing Mdp, aggiunge che “sarebbe una scorrettezza grave tirarlo in ballo dentro le beghe dei partiti. Si tratta di una grande personalità che abbiamo candidato e eletto Presidente del Senato. Non è certo una new entry”. Non crede al ruolo di presunti ‘pontieri’ svolto dai ministri Dario Franceschini e Graziano Delrio. “L’attuale leadership del Pd non è rappresentata da questi esponenti del partito. Con l’attuale linea politica della leadership Pd ci sono grandi distanze, non condivide i nostri obbiettivi. Le alleanze si fanno sui programmi”. E oggi, “sul piano sociale il Pd è una forza neoliberista”. Ecco perché molti dirigenti sono usciti e tanti elettori autenticamente di sinistra non lo votano più: il Pd è un partito neoliberista. Ma D’Alema va perfino oltre: non solo nessuna alleanza con il Pd, ma c’è anche l’accusa al partito di Renzi di aver tirato la volata, con le sue timidezze programmatiche, al ritorno in campo di Berlusconi. L’Italia ha bisogno invece di “un nuovo centrosinistra, come dice Pisapia” che sia “discontinuo nettamente in termini di leadership e contenuti. Pisapia ha detto di lavorare a una forza alternativa al Pd. Io – conclude D’Alema – sottoscrivo queste parole”.

Meno tasse per tutti, come dice Renzi? No. Più tasse per i ricchi, dice D’Alema

L’ultima battuta, D’Alema l’ha riservata proprio alla principale caratteristica neoliberista del Pd: le tasse. “Invece di ripetere ‘meno tasse per tutti’, un’altra parola d’ordine rubata a quel poveretto di Berlusconi, io dico ‘piu’ tasse per i ricchi'”, ha detto Massimo D’Alema, tra gli applausi. “E’ un discorso gruppettaro? No, è di sinistra”, aggiunge. Come avrebbe certamente chiosato don Lorenzo Milani, è di sinistra chi riconosce che “non vi è nulla di più ingiusto che far parti uguali fra disuguali”.

L’intervista al Fatto. Per D’Alema, “il Pd conduce campagna per creare frattura” tra Pisapia e Mdp

“Il Pd conduce una campagna per creare una frattura” tra Mdp e Giuliano Pisapia. Lo sostiene in una intervista al Fatto quotidiano l’ex premier Massimo D’Alema. Il Partito Democratico, rileva D’Alema, ha “un buon rapporto con diversi imprenditori cui ha fatto parecchi favori e questi imprenditori sono anche proprietari di giornali. Questa campagna per staccare Pisapia da noi è sostenuta da questi mezzi d’informazione per rendere un servizio a Renzi. Ma è una campagna politica”. “Pisapia – sottolinea D’Alema – ha detto che lui sta lavorando a una forza politica alternativa al Pd” e che “vuole ricostruire il centrosinistra in radicale discontinuità con questo Pd, in merito a contenuti e leadership. Questo è lo stato degli atti”.

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