Lombardia, le protesi fruttavano centinaia di migliaia di euro di mazzette, viaggi, cene, assunzioni e regali

Lombardia, le protesi fruttavano centinaia di migliaia di euro di mazzette, viaggi, cene, assunzioni e regali
Sono 12 in totale i medici arrestati, tra cui tre chirurghi specialisti in ortopedia finiti in carcere e nove (sei specialisti e tre medici di base) ai domiciliari, nell’inchiesta della Procura di Monza su un presunto giro di mazzette per favorire una società fornitrice di protesi che sarebbero state anche di “bassa qualità”. Per altri sei medici di base è stata applicata la misura cautelare della sospensione dall’esercizio dell’attività di medico convenzionato con il Servizio sanitario nazionale.
 
Le accuse, a vario titolo, sono di associazione per delinquere, corruzione e falso
 
Nell’inchiesta, inoltre, con al centro le accuse di associazione per delinquere, corruzione e falso, contestate a vario titolo, sono finiti in carcere anche un responsabile commerciale e un agente di zona della Ceraver, la società indagata in base alla legge sulla responsabilità amministrativa degli enti. Per un agente di commercio, invece, è stata disposta la misura dell’obbligo “di dimora nel Comune di residenza”.
 
Articolato meccanismo corruttivo organizzato dai rappresentanti di una società produttrice di protesi
 
L’indagine, coordinata dalla Procura della Repubblica di Monza, ha consentito di svelare un articolato meccanismo corruttivo, ideato e realizzato dai rappresentanti di una società produttrice di protesi, con il coinvolgimento di diversi medici ortopedici, operanti in strutture sanitarie private accreditate con il S.S.N., presenti su tutto il territorio nazionale, nonché di medici di base convenzionati con il S.S.N. In particolare, alcuni chirurghi del Policlinico di Monza per favorire la società fornitrice di protesi avrebbero moltiplicato anche il numero delle operazioni eseguite con la complicità anche di medici di base. Avrebbero agito, secondo gli inquirenti, “a discapito della salute pubblica”, aumentando gli “utili” della società Ceraver e ottenendo utilità e vantaggi personali.
 
Il Giornale di Monza illustra, passo passo, i meccanismi che consentivano l’illecita gestione dei fondi sanitari lombardi
 
Sul malaffare è più che chiaro il pezzo del ‘Giornale di Monza’ che sul quel territorio vive ed ha il polso di quanto accaduto: “Denaro – ma anche cene, viaggi, assunzioni e regalìe varie – in cambio dell’acquisto di protesi scadenti”.
Dopo le accuse all’ex vicepresidente della Regione Mario Mantovani, il caso di Maria Paola Canegrati e l’arresto a marzo di Norberto Confalonieri (primario del Cto di Milano), un’altra inchiesta, denominata “Disturbo”, ha travolto la sanità lombarda. Un’inchiesta che ha portato alla luce un sistema corruttivo che mirava ad aumentare il profitto non solo della società coinvolta (la bolognese Ceraver srl), ma anche dei chirurghi ortopedici e dei medici di base interessati. Il tutto, a scapito di chi finiva sotto i ferri, tanto che il procuratore capo Luisa Zanetti non ha esitato a parlare di “mercimonio della funzione pubblica” e di una “gestione svolta in dispregio del paziente”. Tanto che dalla Procura stessa hanno annunciato che acquisiranno le cartelle cliniche dei pazienti in modo da verificare se possano configurarsi anche altre ipotesi di reato.
 
Protesi in cambio di mazzette, viaggi, biglietti aerei ed assunzione di personale
 
Il meccanismo era ben collaudato: i due rappresentanti della società pagavano tangenti – soldi, ma anche viaggi, cene, alberghi, biglietti aerei, partecipazioni a congressi, assunzione di personale – ai medici chirurghi per fa sì che questi ultimi scegliessero di acquistare – e quindi operare i propri pazienti – con le protesi fornite dalla loro società. Un meccanismo emerso grazie a un esposto presentato presso la Procura da un medico del Policlinico di Monza.
I chirurghi coinvolti erano a conoscenza della bassa qualità delle protesi acquistate. Le intercettazioni: “Fanno veramente cag…re”
 
Un’indagine lunga, fatta di intercettazioni telefoniche e ambientali, nonché di pedinamenti e osservazioni. Dalle intercettazioni, in particolare, è emerso come i chirurghi coinvolti fossero perfettamente a conoscenza del fatto che le protesi utilizzate fossero scadenti. In una intercettazione un chirurgo dice esplicitamente: “Queste protesi fanno veramente cag…re”. Non solo. Tanto più non era idonea la protesi, tanto più il prezzo della tangente saliva. In un’altra intercettazione si sente invece un altro medico che si era voluto sottrarre a questo sistema, affermare: “Io quelle protesi non le userò mai, erodono l’osso”.
 
Gli inquirenti insospettiti dal numero troppo alto di interventi e protesi utilizzate anche per pazienti arrivati da fuori Regione
 
 
Intercettazioni, ma non solo. A insospettire gli inquirenti anche il numero, decisamente troppo alto rispetto agli altri ospedali, di pazienti che arrivavano da fuori Regione. Questo perché le prestazioni nei confronti dei pazienti extra regionali non sono soggette ai tetti sui rimborsi. Si è constatato inoltre come il responsabile commerciale e l’agente di zona della società avessero intrattenuto rapporti corruttivi con i chirurghi che lavoravano soprattutto nelle strutture private convenzionate col Sistema Sanitario nazionale. Questo perché, a differenza che nelle strutture pubbliche, in quelle convenzionate il chirurgo ha un maggiore margine di discrezionalità e quindi può scegliere le protesi da utilizzare.
 
L’associazione per delinquere nasce dalla convergenza di interessi tra medici e casa produttrice delle protesi
 
Il reato di associazione per delinquere è scaturito dalla convergenza di interessi tra la casa che produce le protesi e i medici. Da un lato la società ha aumentato il fatturato. Dall’altra i chirurghi, aumentando il numero di pazienti, hanno incrementato le loro entrate in due modi: in primis tramite le tangenti. In seconda istanza attraverso il diritto a percepire la quota dei Drg, ovvero i Raggruppamenti omogenei di diagnosi. Una pedina fondamentale del meccanismo era rappresentato anche dai medici di base compiacenti. Erano loro che, dietro corrispettivo illecito, “reclutavano” i pazienti da far visitare poi agli specialisti che li avrebbero operati. Le accuse di falso invece sono legate a un ulteriore aspetto della vicenda. Per incrementare il numero degli interventi, alcuni chirurghi operavano da soli chiedendo a dei colleghi di attestare la loro presenza in in sala operatoria. “Questa indagine ha messo in luce condotte patologiche da parte di alcuni medici  che hanno asservito la professione ai propri interessi – hanno dichiarato il procuratore capo Luisa Zanetti e il pm Manuela Massenz – Hanno tradito il giuramento di Ippocrate di esercitare la medicina in libertà e indipendenza”.
 
 
 
 
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