Cgil, Cisl, Uil al presidente Gentiloni: “le intese sulle pensioni vanno rispettate. Incontriamoci a ottobre”. Undici punti da definire subito. Ghiselli (Cgil): ancora da risolvere i nodi più importanti, c’è bisogno di uno scatto

Cgil, Cisl, Uil al presidente Gentiloni: “le intese sulle pensioni vanno rispettate. Incontriamoci a ottobre”. Undici punti da definire subito. Ghiselli (Cgil): ancora da risolvere i nodi più importanti, c’è bisogno di uno scatto

Risale al 28 settembre del 2016 un “verbale di sintesi”, formula che  si usa a conclusione di incontri fra governo e sindacati in cui si concordano i problemi da affrontare e si indicano soluzioni. Un “verbale” molto importante, con impegni chiari. Al tavolo del confronto aperto il 26 maggio siedono per i sindacati i segretari generali di Cgil, Cisl, Uil e i responsabili dei settori interessati, per il governo il ministro  del Lavoro, Poletti e Nannicini, se ben ricordiamo, allora consigliere economico del presidente del Consiglio che era ancora Renzi Matteo. È passato ormai quasi un anno e di quel “verbale” ancora si parla, restano aperti punti importanti. La pazienza dei sindacati è scaduta, le risposte sulle questioni più importanti non arrivano. Dice Roberto Ghiselli, segretario confederale della Cgil: “Le distanze tra le parti sono ancora rilevanti. Per   questo, abbiamo chiesto un incontro a ottobre con il premier Paolo Gentiloni ed inviato un documento unitario diviso in undici punti che riguardano la fase 2 dell’intesa. Il confronto è stato utile, ci sono stati dei passi in avanti su alcuni aspetti, ma i nodi più importanti sono ancora irrisolti, come l’innalzamento dell’età pensionabile legato all’aspettativa di vita, la tutela delle donne lavoratrici, il lavoro di cura. Insomma, c’è bisogno di uno scatto che chiama in causa fino in fondo la volontà politica del governo, a partire dalle risorse da mettere a disposizione per un’operazione del 2018”.

Il “sentiero stretto” di Padoan: a  rischio l’intesa sulla previdenza, Poletti attende

Già, questo è il nodo, il più importante. Non solo, gli interlocutori naturali del confronto sono governo e ministero del Lavoro. Invece, di fatto, si sono “intromessi” il ministro dell’Economia e finanza Pier Carlo Padoan che tiene i cordoni della borsa e il presidente dell’Inps, Tito Boeri. Sempre Ghiselli fa notare che la trattativa in corso “implica decisioni politiche”. Boeri su una delle più significative richieste dei sindacati, il blocco dell’adeguamento all’aspettativa di vita, previsto per il prossimo 2019, si è pronunciato negativamente ma non è problema su cui può avere competenza. Il ministro Poletti si è messo in posizione di attesa. I sindacati chiedono anche che si avvii un tavolo di studio per individuare un nuovo criterio che rispetti le diversità e le peculiarità di tutti i lavori. Per quanto riguarda il ministro Padoan si fa notare che nella preparazione del Documento di Economia e Finanza e della  legge di Stabilità non possono essere ignorate le intese prese al tavolo della trattativa con il ministro Poletti. E se il buongiorno si vede dal mattino le prospettive non sono rosee. Non è un caso che lo stesso Padoan partecipando al Convegno promosso da Cgil e Fisac Cgil sulla “Buona finanza”, per la prima volta in casa della Confederazione guidata da Susanna Camusso, ha parlato di “un sentiero stretto” per quanto riguarda la manovra economica tanto che la segretaria generale della Cgil gli ha subito risposto seccamente: “Credo che il Paese abbia bisogno di qualche strada larga e non di sentieri”.

Giochini del governo: mettere in contrasto giovani e anziani. Bluff troppo scoperto

C’è un giochino in atto, ma il bluff è troppo scoperto. Quello di mettere in contrasto pensioni e lavoro per i giovani. Quasi un aut aut ai sindacati. Da qui il “sentiero stretto” di Padoan. Sottolinea Ghiselli intervistato dalla radio Cgil, Articolo 1: “Noi siamo convinti che ci siano situazioni da affrontare con impegno al più presto, come disoccupazione giovanile e povertà. E in qualche modo, il tema previdenziale è collegato a tali questioni, perché se continuiamo a formare un tappo impedendo l’uscita dal mondo del lavoro dei più anziani, per i giovani sarà sempre più complicato trovare lavoro, come dimostrano i dati occupazionali”. Vale a questo punto un richiamo alla realtà dei fatti, agli impegni presi dal governo firmando il verbale di intesa che prevede due fasi. Ne citiamo alcuni punti: il governo e le OO.SS. per la prima fase “concordano sull’obiettivo di adottare interventi di equità sociale e di sostegno alla flessibilità in uscita dal mercato del lavoro per i lavoratori con periodi contributivi in gestioni diverse, per i lavoratori precoci e per i lavori usuranti. Il Governo, a fronte dei vincoli di finanza pubblica che ostacolano soluzioni più ampie, intende comunque introdurre un meccanismo finanziario di mercato che introduca elementi di flessibilità nelle scelte individuali”. Per la seconda fase si legge: “Il Governo e le OO.SS. si impegnano a proseguire il confronto per la definizione di ulteriori misure di riforma del sistema di calcolo contributivo, per renderlo più equo e flessibile, per affrontare il tema dell’adeguatezza delle pensioni dei giovani lavoratori con redditi bassi e discontinui, per favorire lo sviluppo del risparmio nella previdenza integrativa, mantenendo la sostenibilità finanziaria e il corretto rapporto tra generazioni insiti nel metodo contributivo la tutela del lavoro di cura”.

Nel documento inviato al governo con la richiesta di incontro con Gentiloni che, di seguito pubblichiamo integralmente, precise e concrete sono le proposte per le future pensioni dei giovani, interventi per porre fine alle disparità di genere che ancora penalizzano le donne, il riconoscimento di un bonus contributivo per i lavori di cura, il rilancio delle adesioni della previdenza, la questione Ape da rivedere, i lavori usuranti, il rilancio delle adesioni della previdenza complementare estendendo la fiscalità incentivante, prevista per i lavoratori privati, anche a quelli del settore pubblico, operare la  separazione contabile della spesa previdenziale da quella assistenziale al fine di dimostrare che la spesa per pensioni, in Italia, è sotto la media europea, il varo della riforma della governance dell’Inps e dell’Inail per realizzare un sistema efficiente, trasparente e partecipato. Infine viene chiesto, problema molto sentito dai pensionati, il ripristino della piena indicizzazione delle pensioni introducendo un nuovo paniere e recuperando quanto perso in questi anni.

Il Testo integrale del documento Cgil, Cisl, Uil inviato al governo  

Il confronto avviato lo scorso anno fra Cgil, Cisl e Uil ed il Governo in materia di pensioni, sulla base della Piattaforma unitaria “Riformare le pensioni, dare lavoro ai giovani”, ha permesso di giungere alla sottoscrizione del Verbale di sintesi del 28 settembre 2016 e all’emanazione di importanti misure che hanno introdotto un principio di flessibilità di accesso alla pensione, come la pensione antcipata per i lavoratori precoci, l’ape sociale, il cumulo contributvo gratuito e la semplificazione della normativa per i lavoratori usuranti. Inoltre, per i pensionati, l’estensione della quattordicesima e della no tax area.

Il confronto in corso sulla “fase due”, pur avendo fatto registrare alcuni, parziali, elementi di avanzamento, al momento sta evidenziando significatve distanze, anche su elementi partcolarmente rilevanti, distanze che il proseguimento del negoziato ci auguriamo possa far superare. L’obiettivo delle organizzazioni sindacali nella “fase due” è quello di determinare risultati concreti sui punti fissati nel Verbale di sintesi, che vadano nella direzione indicata dalla piattaforma sindacale, che rimane il riferimento del sindacato per una riforma organica del sistema previdenziale nel nostro Paese. I punti più significatvi che poniamo in questa fase all’attenzione del Governo sono:

1. Revisione del meccanismo di adeguamento dei requisiti di accesso alla pensione in relazione agli incrementi della speranza di vita. Si richiede di bloccare l’adeguamento dei requisiti di accesso alla pensione previsto con decorrenza 1° gennaio 2019 e avviare un negoziato per la revisione dell’attuale meccanismo di adeguamento dei requisiti all’aspettatva di vita per quanto concerne la pensione di vecchiaia, la pensione anticipata e i coefficienti di rivalutazione. Si propone inoltre, di costituire un gruppo di lavoro, composto dai rappresentanti dei ministeri e degli istituti competenti e da Cgil, Cisl e Uil, al fine di individuare i criteri in grado di poter misurare il diverso impatto delle attività lavorative sulla speranza di vita.

2. Superamento delle disparità di genere delle donne e valorizzazione del lavoro di cura. Occorre: – Una maggiorazione contributva dei periodi di congedo di maternità. – Il riconoscimento di un anticipo rispetto all’età legale per l’accesso alla pensione di vecchiaia (sia nel contributvo che nel misto) per tutte le lavoratrici che abbiano avuto o adottato dei figli; tale antcipo sarà di 1 anno per ogni figlio fino ad un massimo di 3 anni; in alternativa, la possibilità per il trattamento economico della pensione, dell’applicazione del coefficiente di trasformazione relativo all’accesso alla pensione, maggiorato di un anno per uno o due figli, maggiorato di due anni in caso di tre o più figli. – La riduzione di un anno per ogni figlio, fino ad un massimo di tre anni, del requisito contributvo per l’accesso all’ape sociale, di cui all’artcolo 1, commi 179-186, della legge 232/2016; – Il riconoscimento, nel sistema misto e contributivo, di un antcipo pensionistco (1 anno ogni 5 anni, fino un massimo di 4 anni, rapportato a ratei annuali) ai soggetti che assistono il coniuge, l’unito civilmente o un parente di primo e secondo grado convivente con handicap grave ai sensi dell’artcolo 3, commi 1 e 3 della legge 5 febbraio 1992, n. 104. – La valorizzazione contributiva del lavoro di cura per le donne, tenendo conto degli indicatori statistici che attestano l’attuale distribuzione di tale attività. – La revisione dell’attuale sistema di contribuzione per chi svolge lavoro domestico prevedendo versamenti contributivi pieni – anche oltre le prime 24 ore settimanali lavorate e rapportati alle retribuzioni corrisposte effettivamente, se superiori a quelle convenzionali.

3. Flessibilità in uscita e sostegno alle future pensioni dei giovani. Riduzione dell’importo soglia per l’accesso alle pensioni calcolate con il sistema contributivo. Al fine di aumentare la flessibilità delle scelte individuali per le lavoratrici e i lavoratori si ritene necessaria la riduzione dell’importo soglia per l’accesso alle pensioni contributive al compimento dell’età pensionabile o dell’età per la pensione anticipata con 20 anni di anzianità contributva. In particolare: – ridurre da 1,5 ad 1 volta l’assegno sociale l’importo soglia richiesto per la pensione di vecchiaia a 66 anni e 7 mesi; – ridurre significativamente l’importo soglia (attualmente pari a 2,8 volte l’assegno sociale) in caso di pensionamento anticipato nel sistema contributvo a 63 anni e 7 mesi con 20 anni di contributi. Pensione contributiva di garanzia e graduazione della quota di pensione deducibile dal reddito influente in funzione degli anni di contribuzione ed inclusione delle pensioni complementari nella quota. Si conferma l’esigenza di una riforma organica che introduca nel sistema previdenziale una pensione contributiva di garanzia che consolidi il pilastro previdenziale pubblico e possa riconoscere e valorizzare ai fini previdenziali, le situazioni di discontinuità lavorativa, il lavoro e le contribuzioni povere, l’attività di cura, studio e formazione e a tale proposito proponiamo la definizione di un Memorandum che fissi i principi e i reciproci impegni futuri. In questa fase transitoria si chiede una riformulazione della proposta avanzata dal Governo, garantendo un maggior raccordo tra il trattamento previdenziale e la storia contributiva della persona, superando quindi l’impianto ipotizzato, che a nostro avviso risulta disincentivante alla partecipazione attiva sul mercato del lavoro e al relativo versamento contributvo, e non riconosce adeguatamente le storie contributve più deboli. In particolare proponiamo che la quota di pensione deducibile dai redditi influenti per l’erogazione dell’assegno vada graduata in ragione degli anni di contribuzione pensionistica. In particolare la quota di pensione deducibile è innalzata: – al 50% in caso di pensione conseguita con almeno 20 anni di contribuzione; – al 55% in caso di pensione conseguita con almeno 25 anni di contribuzione; – al 60% in caso di pensione conseguita con almeno 30 anni di contribuzione. Inoltre, al fine di valorizzare le scelte orientate al risparmio previdenziale da parte di quei lavoratori che hanno aderito a forme pensionistiche complementari, si conviene di rendere deducibili anche le pensioni complementari, nelle misure e con le modalità prima indicate per le pensioni obbligatorie. Valorizzazione dei periodi di formazione e copertura di quelli di non lavoro. Si propone la valorizzazione dei periodi di discontinuità lavorativa e di formazione qualificata, non coperti da alcuna contribuzione previdenziale, per il raggiungimento del requisito contributo dei 20 anni necessario per l’accesso antcipato alla pensione di vecchiaia nel sistema contributivo.

4. Interventi per il rafforzamento della previdenza complementare ed il rilancio delle adesioni. Armonizzazione fiscale pubblici privati. Si richiede l’equiparazione del trattamento fiscale dei dipendenti pubblici a quello dei lavoratori privati mediante modifiche al decreto 252 con le quali operare: – l’estensione delle regole fiscali dei lavoratori privati ai dipendenti pubblici; – la parificazione delle regole civilistiche in tema di tipologia delle prestazioni ed accesso alle stesse; Campagna “Semestre per l’adesione consapevole ed informata” per la promozione delle adesioni. Si propone di realizzare nel 2018 una campagna informatva, nel contesto più ampio della valorizzazione della previdenza pubblica, intitolata “Semestre per l’adesione consapevole ed informata” con il meccanismo del silenzio assenso che garantisca ai lavoratori l’effettiva libertà di scelta, con modalità più stringenti che superino i limiti della precedente esperienza. Meccanismo da estendere ai dipendenti pubblici in regime di Tfr. Si propone di prevedere una norma che permetta a regime alla contrattazione collettiva di regolamentare l’adesione con trasferimento automatico del Tfr al fondo pensione, fermo restando il diritto del lavoratore al recesso preventivo, che avrà la possibilità di esercitare entro un certo periodo di tempo. Si richiede una norma che permetta il versamento dei contributi al fondo pensione attraverso l’F24 e l’Uniemens dell’Inps, il quale provvederà a rendicontare le quote ai relativi Fondi di competenza, e altre procedure che, complessivamente, tutelino la libertà di adesione del lavoratore e lo svincolino dai condizionamenti del datore di lavoro (vedi normativa su dimissioni in bianco). Riduzione della tassazione sui rendimenti e semplificazione della tassazione sulle prestazioni; – Riduzione dell’imposta sui rendiment. – Innalzamento della quota di attivo patrimoniale che le forme pensionistiche complementari possono destinare ad investmenti in economia reale con l’esenzione dall’imposta – semplificare la tassazione delle quote di prestazione maturate per i periodi anteriori al 2007. Misure per le imprese con meno di 50 addetti in relazione al Tfr destinato alla previdenza complementare. Realizzazione di idonee misure compensative per le imprese con meno di 50 addetti che destinano a previdenza complementare il trattamento di fine rapporto dei propri dipendenti. Investimenti nell’economia reale. Avviare un apposito tavolo isttuzionale, con la partecipazione delle Parti sociali ed il successivo coinvolgimento delle isttuzioni e delle associazioni di settore, per la definizione delle modalità e degli strumenti utili a favorire e rendere conveniente, ed in condizioni di sicurezza per i loro aderenti, l’investmento dei fondi pensione nell’economia reale, con partcolare riguardo all’individuazione delle caratteristiche e degli scopi dell’investimento stesso (sviluppo infrastrutturale e locale, finanziamento delle PMI, ecc.).

5. Separazione della spesa previdenziale da quella assistenziale. Ai fini del completamento della separazione tra previdenza ed assistenza, il governo deve promuovere, in sede comunitaria e nelle isttuzioni internazionali interessate, una verifica dei criteri di rappresentazione della spesa pensionistca utlizzati per le comparazioni a livello internazionale al fine di escludere quelle voci che non hanno attinenza alcuna con le prestazioni pensionistche. A questo fine si deve costituire un gruppo di lavoro composto da rappresentanti del Ministero del lavoro e delle politiche sociali, del Ministero dell’economia e delle finanze, dell’Istat, delle organizzazioni sindacali maggiormente rappresentative ed al quale saranno invitati i rappresentanti di Eurostat.

6. Ripristino della perequazione dei trattamenti pensionistici. Ritorno al meccanismo di perequazione delle pensioni previsto dalla legge 388/2000, basato sugli “scaglioni di importo”, con eventuale antcipazione al 2018 e riconoscimento di una rivalutazione dell’importo della pensione della mancata indicizzazione (valutare l’eventualità di definire un montante virtuale). Il governo costtuirà un gruppo di lavoro composto da rappresentant del Ministero del lavoro e delle politche sociali, del Ministero dell’economia e delle finanze, dell’Istat e delle organizzazioni sindacali maggiormente rappresentatve al fine di verificare la possibilità di individuare un indice diverso dall’attuale e in grado di assicurare una migliore rivalutazione delle pensioni.

7. Ape sociale e pensione anticipata per i lavoratori precoci/Cumulo Gratuito. In coerenza con l’obiettivo di realizzare un effettivo sistema di uscita flessibile dal lavoro e di garantre i 41 anni di contribuzione per accedere alla pensione anticipata contenuto nella Piattaforma, e per ampliare le condizioni che permettano una flessibilità in uscita per i lavoratori che si trovano in determinate situazioni, si propone:  L’ampliamento delle categorie di lavoratori che svolgono attività gravose  La riduzione dei requisiti contributivi di accesso all’Ape sociale: o a 30 anni per i lavori gravosi; o di un anno per ogni figlio fino ad un massimo di tre anni, per le lavoratrici.  Semplificazione dei criteri di accesso: o superare le criticità emerse per i lavoratori disoccupati e ricollocati a tempo determinato ed estensione della possibilità di accesso ai lavoratori disoccupati a seguito di conclusione di rapporti di lavoro a tempo determinato; o seppur licenziati senza alcun diritto alla percezione di un ammortizzatore sociale, per carenza del requisito contributivo necessario per accedere alla Naspi. o rideterminare la condizione per l’accesso in caso di lavori gravosi prevedendo che lo svolgimento di questo tipo di attività deve essere avvenuto in almeno 7 anni degli ultmi 10 che precedono la cessazione del rapporto di lavoro, come avviene per i lavori usuranti; o utlizzo della contribuzione estera per il raggiungimento del requisito contributvo richiesto o semplificare le procedure per accedere alle prestazioni, in particolare per la certificazione connessa all’attestazione del lavoro gravoso. Per quanto riguarda il cumulo gratuito, la necessità di emanare le disposizioni attuative affinché vi sia la possibilità di cumulare la contribuzione versata anche nelle casse dei liberi professionisti.

8. Revisione delle norme che prevedono il posticipo del termine di percezione dei Tfr e dei Tfs dei dipendenti pubblici. Occorre una modifica delle norme sui termini di pagamento dei trattamenti di fine servizio e fine rapporto dei dipendenti pubblici che garantisca l’erogazione di queste prestazioni secondo le regole generali e quindi consentendo anche l’erogazione dei TFS e del TFR nel caso di accesso alla RITA o all’Ape sociale.

9. Emanazione del decreto di semplificazione delle procedure per il pensionamento in caso di lavoro usurante.

10. Verifica della consistenza delle risorse residuate per l’opzione donna e l’ottava salvaguardia relativa agli esodati gestendo le problematiche aperte.

11. Ribadiamo la necessità di favorire una rapida approvazione della legge di riforma della governance degli Enti previdenziali, che affermi un vero sistema duale con una più precisa ed efficiente ripartizione dei poteri tra l’attività di gestione e l’attività di indirizzo strategico e di sorveglianza

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