Cgil a tutto campo. Lavoro a partire dal Sud, un utile promemoria per il governo che però non ascolta. Pensioni: se l’esecutivo non risponde si passa alla mobilitazione. Il fallimento dei bonus. Giovani, solo lavoro precario

Cgil a tutto  campo. Lavoro a partire dal Sud, un utile promemoria per il governo che però non ascolta. Pensioni: se l’esecutivo non risponde si passa alla mobilitazione.  Il fallimento dei bonus. Giovani, solo lavoro precario

Un promemoria per il governo che ha bisogno come l’aria per respirare di recuperare consenso e fiducia, perduti in questi anni di  renzismo, un fallimento  dopo l’altro per quanto riguarda le politiche economiche e sociali. Lo sta consegnando la Cgil con l’assemblea generale che ha aperto, a Lecce, la “Tre giorni” per il lavoro, a partire dal Mezzogiorno. Un promemoria  sulle cose da fare, da mettere in cantiere ancora più importante perché si colloca  proprio a cavallo di due avvenimenti come la messa a punto delle note di variazione del documento di economia e finanza, da parte del consiglio dei ministri, previsto  per il 22 settembre, alle Camere i primi di ottobre e poi il Bilancio Ma il ministro Padoan, il titolare del Def è troppo impegnato a contattare i commissari della Unione Europea mendicando un po’ di flessibilità, un po’ di fondi per dare ossigeno a progetti come quello relativo ai giovani che già ha fatto fallimento con il jobs act, 40 miliardi in quattro anni, regalati alle imprese per assumere i giovani con contratti a tempo determinato. I disoccupati non sono calati, siamo ancora  a quota sette milioni e settecentomila, sono aumentati i precari, la povertà assoluta riguarda oltre quattro milioni di cittadini, altrettanti vivono in condizioni di povertà relativa.

La politica dell’un po’ del ministro Padoan non porta da nessuna parte

La politica dell’un po’ non porta da nessuna parte. Altro ministro chiamato in causa in prima persona dai sindacati è quello del Lavoro, Poletti, che proprio due giorni fa ha avuto un nuovo incontro con Cgil, Cisl, Uil. Si è fatto riassumere le richieste che lui già ben conosce poi ha rinviato tutto ad ottobre in attesa di conoscere da parte del Padoan le risorse disponibili. Torniamo così al promemoria che la Cgil sta mettendo a punto, quattro azioni per occupazione, sviluppo del Mezzogiorno, crescita e coesione sociale nazionale che sono oggetto di dibattiti, confronti, potrebbero rappresentare un “tesoro” per un governo alle prese con una crisi che perdura, i segnali del superamento sono tenui e contraddittori. Qualche decimale in più di Pil, pur sempre in coda fra i paesi della Ue non significano il benessere. Ma  dal governo e dal Pd in particolare non giungono segnali di una politica dell’ascolto. Anche i media ignorano, o quasi, quanto sta proponendo la più grande organizzazione sindacale dei lavoratori. Repubblica ieri non ha dato neppure la notizia dei lavori in corso a Lecce. Allora rinfreschiamo la memoria partendo dalle pensioni. “Ci vogliono le risorse – ha detto il segretario confederale Roberto Ghiselli – se il governo continua a dire che non ci sarà nulla siamo pronti alla mobilitazione”. “Noi – prosegue – vogliamo continuare il confronto, ma non basta se i tavoli non producono risultati: finora nella ‘fase 2’ ci sono stati timidi passi in avanti del tutto irrilevanti”.

Sulle pensioni ancora una ferita aperta. Assemblee in tutto il Paese

“Abbiamo già invitato tutte le strutture a fare assemblee – precisa Ghiselli – e a parlare con la cittadinanza, un impegno preso anche con Cisl e Uil. Se entro i primi giorni di ottobre non avremo risposte sufficienti, è evidente che dovremo pensare a una mobilitazione diretta usando tutti gli strumenti di cui possiamo disporre. Sulle pensioni abbiamo ancora una ferita aperta, non possiamo permetterci di dare l’idea che abbiamo fatto finta. I sindacati non sono disposti a compromessi : speranza di vita, prospettiva per i giovani, lavoro di cura e donne, flessibilità in uscita, tutela del potere d’acquisto delle pensioni in essere. Per quanto riguarda i giovani – conclude Ghiselli – non siamo d’accordo con il governo. Siamo contrari alla pensione minima garantita perché anch’essa è iniqua, dà il messaggio che la carriera non dà alcun esito e alimenta il lavoro nero. E comunque stiamo parlando di 600 euro, una miseria. Noi chiediamo un sistema che incentivi a restare nel sistema pubblico e di evitare l’uso dei fondi complementari in sostituzione degli ammortizzatori sociali. Anche perché – conclude – chi ha carriere fragili non può permettersi una pensione complementare”.

Dagli anziani al lavoro per i giovani. Non c’è contrapposizione

Dagli anziani al lavoro per  giovani. Non c’è contrapposizione. Si tratta di una invenzione propagandistica del governo e dei media. Ne discutono il segretario confederale della Cgil, Gianna Fracassi, il presidente della Commissione Bilancio della  Camera, Boccia, Innocenzo Cipolletta. La “timida ripresa” è il succo della discussione, esclude le nuove generazioni, se è vero che in Italia la disoccupazione giovanile è al 35 per cento, i Neet (chi non lavora, non lo cerca e non studia ndr) al 26 per cento e abbiamo solo il 18 per cento dei laureati. Dice Fracassi che i dati “sono oggettivamente negativi. I numeri ci dicono che questo paese ha bisogno di politiche per il lavoro per i giovani. Finora però si è agito solo in due modi: con la decontribuzione e abbassando i diritti”. E questo, per la sindacalista, non ha funzionato. Tante risorse su decontribuzione e bonus “hanno creato solo, quando lo hanno creato, lavoro precario, a termine. Altrimenti restano gli stage, magari anche per fare gli spazzini, o il lavoro gratuito. Bisogna invece fare vere politiche sul lavoro. La prossima occasione sarebbe la legge di bilancio, ma quello che si apprende non è rassicurante, visto che si parla ancora di decontribuzione”.

L’altra leva – afferma Fracassi – è la formazione: “Non accadeva da 15 anni che ricominciassero ad aumentare i ragazzi che dopo la terza media abbandonano la scuola. Un dramma, perché sappiamo tutti che i prossimi lavori saranno ad alta densità di conoscenza”. Tutto questo è il risultato, ha concluso, dei “continui tagli all’istruzione e al diritto allo studio”.

Boccia (presidente Commissione Bilancio Camera). I bonus? Impatto di brevissimo termine

D’accordo sul giudizio negativo sui bonus Boccia (Pd): “Hanno un impatto di brevissimo termine”. Nelle politiche per i giovani “ipotizzare decontribuzione di due anni non serve a nulla. Abbiamo una politica che mette pezze, bonus di anno in anno: ma questo patchwork di misure non serve a nulla a un’impresa seria che programma investimenti e assunzioni nel tempo. In questo senso, anche gli ‘80 euro’ sono sbagliati: l’unico ritorno è elettorale. La politica deve essere di lungo respiro”. “Con solo 300.000 laureati l’anno e una popolazione vecchia come quella italiana non andiamo lontano. Da qui dobbiamo ripartire, pareggiare questo gap con il resto dei paesi sviluppati. Ci vogliono dieci anni, ma a quel punto saremo in grado di giocarcela con tutti”.

Ha iniziato il suo intervento giocando su un paradosso, Innocenzo Cipolletta: “Dovremmo smettere di dire che la disoccupazione giovanile è quasi al 40 per cento. Diciamo piuttosto che la scolarizzazione è bassa. Non è la stessa cosa: perché nel primo caso ci fermiamo a dire che dovremmo trovare lavori poveri, per questi giovani lavoratori poveri di conoscenza”. Di chi è la responsabilità di questa situazione? “Certamente dei tagli alle risorse per l’istruzione, ma non solo. Il problema è anche culturale. Cominciamo anche a chiamare in causa le famiglie. In molte narrazioni diffuse, i genitori dicono ai loro figli che la scuola serve a poco, che non funziona, che gli insegnanti sono scansafatiche e così via. Non è così. Non occorre che ogni governo faccia una riforma, ma andare a vedere dove le cose non vanno, intervenire anche istituto per istituto”. Così, ha concluso, “si migliora la scuola”.

Sanità. Milioni di persone rinunciano alle cure mediche per motivi economici

Dalla scuola alla Sanità il passo è breve. Se ne è parlato nel dibattito sul Welfare, l’equilibrio del benessere. In Italia – ha detto il segretario confederale Cgil, Rossana Dettori – ci sono milioni di cittadini che rinunciano alle cure mediche per motivi economici, forti disparità tra Nord e Sud del Paese, un sistema sanitario con molte lacune che va reso efficace. “Chi ha il compito di governare nel territorio deve costruire un servizio sanitario e ospedaliero che risponda davvero ai bisogni dei cittadini”. Dietro a questo obiettivo “si nascondono molti problemi – ha continuato – per esempio i commissariamenti: il punto vero è che così si rischia di non garantire un servizio adeguato alle persone”.

Per un welfare che funziona essenziale è l’apporto della realtà locali. “Il territorio è la risposta per il benessere, non il singolo ospedale – per Dettori – è proprio il territorio il luogo a cui spetta la presa in carico delle persone, il luogo che garantisce una buona qualità della vita. Gli ultimi anni di governo del sistema sanitario – al contrario – hanno determinato un peggioramento delle condizioni: mentre si chiudevano gli ospedali i territori non riuscivano a costruire un sistema forte”.

Il sistema sanitario è sottofinanziato. Meno risorse per il Mezzogiorno

Altro punto chiave riguarda il finanziamento. “Il sistema sanitario italiano è sotto finanziato. Si tratta di un sistema teoricamente nazionale, che quindi dovrebbe garantire a tutte le regioni le stesse prestazioni: ma nel concreto la qualità è molto diversa. Al Sud si muore di più”. La ripartizione nazionale non garantisce la dovuta equità: “Il Mezzogiorno riceve meno risorse, dalla Campania in giù ci sono fondi minori, così il sistema non è in grado di rispondere alle necessità. È prioritario il ripristino delle risorse comuni”. “Lo strumento fondamentale per tenere i cittadini in salute è il lavoro – ha proseguito Dettori -. C’è poi il tema della sicurezza, che riguarda noi tutti e contiene anche un’aggravante: i soggetti meno sicuri nel nostro Paese sono le donne”. Sul caso dei vaccini, ha concluso, “noi siamo certamente favorevoli alle vaccinazioni, bisogna poi vedere come sono organizzate: anche qui ci sono zone più avvantaggiate, è un aspetto che lascia molto a desiderare”.

Tanti dibattiti, tante proposte, da “L’impatto biologico delle diseguaglianze”, Lectio magistralis a cura di Paolo Vincis, professore di Epidemiologia Ambientale presso l’Imperial College London, al “Fine lavoro mai!” con Angelo Pandolfo, docente di Diritto del Lavoro dell’Università di Roma ‘La Sapienza’. Per la segreteria nazionale della Cgil Roberto Ghiselli.

La partecipazione di Roy Bindi, del ministro Orlando, dei sindaci Raggi e Decaro

Ancora, “Oltre il dialogo l’accordo” con il sindaco di Bari Antonio Decaro, la sindaca di Roma Virginia Raggi, e il segretario confederale Cgil Vincenzo Colla. Ancora, il presidente della Commissione Parlamentare Antimafia Rosy Bindi, il ministro della Giustizia Andrea Orlando,  si sono confrontati sul tema “Legalità e Partecipazione”. Ancora: “Scoop! Lavoro in prima pagina” è l’ultimo dibattito in programma per la giornata. La parola a  Gad Lerner, giornalista, Mario Rodriguez, docente di Comunicazione Politica dell’Università di Milano, e Nino Baseotto, segretario confederale Cgil.

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