Bari. Tra fiumi di retorica, gaffe e promesse Gentiloni apre la Fiera del Levante. Durissima la reazione del segretario pugliese della Cgil Gesmundo: “cita Di Vittorio, ma le sue ricette sono vecchie perché manca la politica”

Bari. Tra fiumi di retorica, gaffe e promesse Gentiloni apre la Fiera del Levante. Durissima la reazione del segretario pugliese della Cgil Gesmundo: “cita Di Vittorio, ma le sue ricette sono vecchie perché manca la politica”

Sceso a Bari ad inaugurare la Fiera del Levante, il primo ministo Gentiloni non ha perso l’occasione per tradurre nel suo stile apparentemente sobrio e misurato, certi comizi renziani. Va tutto molto bene, madama la marchesa, ha sostenuto Gentiloni, esaltando le politiche del lavoro contenute nel Jobs act e santificando i mille giorni di Renzi. Addirittura ha rilanciato quella cifra, 900mila, che si riferirebbe ai nuovi posti di lavoro creati col Jobs act. Si è tenuto ben alla larga dal rivelare alla platea (a proposito, molte le sedie vuote) quanto eventualmente siano costati ai contribuenti italiani e di che natura fossero. Ovvero, circa 20 miliardi in tre anni regalati alle sole imprese, una crescita imponente dell’80% di precari, licenziamenti più facili, e di lavoro stabile la miseria di meno di 50mila posti. Ma di tutto questo Gentiloni non ha parlato, e ha invece gridato retoricamente, “lavoro, lavoro, lavoro. E’ la vera priorità”. Paolo Gentiloni, a Bari, fa il Renzi e osserva: “L’Italia è cresciuta oltre le previsioni” e “la ripresa economica ha prodotto anche conseguenze positive in termini sociali” con “oltre tre milioni di posti di lavoro recuperati negli ultimi tre anni”. Dove sono? Gentiloni fa riferimento costante all’ultimo dato Istat che riporta il numero degli occupati ai livelli del 2008, ma lo dice in una regione, la Puglia, e in una città, Bari, dove nonostante il buon governo di Nichi Vendola, la crisi ha morso con una forza inedita.  Infine, la clamorosa gaffe su don Tonino Bello, il vescovo di Molfetta, leader di Pax Christi e del movimento pacifista pugliese, diventato nelle parole di Gentiloni, “il sindaco” della cittadina. E così come ha cercato di strumentalizzare don Tonino Bello, vescovo che per chi l’ha conosciuto è stato un maestro di vita e di nonviolenza, Gentiloni ha usato strumentalmente anche Giuseppe Di Vittorio, lo storico leader della Cgil e dei braccianti pugliesi, confermando di aver digerito bene lo stile renziano: parlare senza dire, annunciare, promettere, citare, tanto ci sarà qualcuno che prenderà per buono ciò che si dice. Ma le parole di Gentiloni a proposito di Di Vittorio, non sono sfuggire al leader della Cgil pugliese, Pino Gesmundo, che in un durissimo ed efficace comunicato replica a Gentiloni.

Gesmundo, segretario generale Cgil Puglia, replica a Gentiloni: “citi Di vittorio, ma le tue ricette sono vecchie. Manca la visione, manca la politica”

“Gentiloni chiude citando Giuseppe Di Vittorio e non può che farci piacere”, scrive dunque Pino Gesmundo, leader della Cgil pugliese, “rispetto al precedente premier per il quale il sindacato era un residuato del 900. Si cita la grande intuizione del nostro conterraneo per ricostruire il paese a partire dal Mezzogiorno utilizzando lo strumento del lavoro. Di un grande Piano del lavoro dove lo Stato era elemento propulsivo. Ma le ricette che abbiamo ascoltato dal presidente del Consiglio sono ricette vecchie: si richiama il jobs act che ha prodotto solo precarietà, si continua con incentivi e decontribuzioni alle imprese ma è un palliativo se non si sostiene la domanda interna. Manca per noi una visione generale, manca la politica”. Inoltre, “il presidente Emiliano – aggiunge – nel suo intervento ha posto al une fondamentali questioni che riguardano lo sviluppo della Puglia, la difesa dell’ambiente e della salute dei cittadini. Non abbiamo ascoltato risposte da Gentiloni”. Insomma, scrive Gesmundo, “stiamo producendo ogni sforzo per far fronte a una crisi drammatica che ha mietuto posti di lavoro e fabbriche nella nostra regione, con proposte che sostengano la creazione di lavoro stabile, qualificato, spingendo sull’innovazione delle imprese, sulla messa in sicurezza e difesa del territorio, senza dimenticare le vertenze industriali aperte. Vorremmo maggiore attenzione e vicinanza del Governo a questa regione e al Mezzogiorno. I dati della spesa pubblica ci dicono invece che i trasferimenti si riducono, aumentano le povertà, i giovani emigrano, in tanti sono costretti a rinunciare alle cure. Data la profondità della crisi che stiamo vivendo serve un ruolo forte del pubblico, risorse certe, subito spendibili. Non come quelle del Decreto Sud spalmate su un lungo periodo che lasciano davvero solo le briciole nel 2017. Forse non è percepita fino in fondo l’emergenza sociale che vive il Sud e la avvertiamo solo noi”. Il segretario regionale della Cgil, fa toccare con mano a Gentiloni di cosa si parla quando si parla di Questione meridionale, e chiede di smetterla con politiche decise dai comunicatori ed elettorali, e di costruire, finalmente, una risposta concreta alla domanda sullo sviluppo del Mezzogiorno.

La protesta dei sindaci del Capo di Leuca contro le ricerche in mare di idrocarburi

Una conferma della distanza tra le parole del premier, per cui tutto va bene, e i problemi che le comunità affrontano arriva dalla protesta di una delegazione di sindaci del Capo di Leuca che ha atteso, davanti l’ingresso della Fiera del Levante, il presidente del Consiglio Paolo Gentiloni per manifestare pacificamente contro il decreto che ha autorizzato le ricerche in mare di idrocarburi al largo di Santa Maria di Leuca. I sindaci hanno cercato invano di incontrare il premier per fare il punto sulla situazione e individuare insieme delle soluzioni, ma è stato impedito loro – è detto in una nota – di entrare nei padiglioni per un confronto con il Governo al fine di evitare le prospezioni che potrebbero comportare danni irreversibili all’ecosistema marino. Dopo il rifiuto, i sindaci dichiarano tutta la loro determinazione a portare avanti la battaglia intrapresa a difesa del territorio salentino e ogni azione per impedire uno scempio ambientale. Presenti al sit-in primi cittadini e amministratori di Alessano, Castrignano del Capo, Gagliano del Capo, Morciano di Leuca, Patu’, Salve, Specchia, Tiggiano. Com si diceva una volta: mentre a Roma si chiacchiera, Sagunto brucia…

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