Londra. Incendio della Grenfell Tower. Salgono a 30 le vittime accertate, e 24 i feriti, di cui 12 in condizioni critiche. Perse le speranze per Gloria e Marco, gli architetti veneti che si trovavano nel grattacielo

Londra. Incendio della Grenfell Tower. Salgono a 30 le vittime accertate, e 24 i feriti, di cui 12 in condizioni critiche. Perse le speranze per Gloria e Marco, gli architetti veneti che si trovavano nel grattacielo

Fonti di polizia hanno annunciato che si sono concluse le operazioni di spegnimento dell’incendio, che due giorni fa ha devastato un grattacielo di 27 piani a Londra, la Grenfell Tower, nel ricco quartiere di Kensington. L’ultimo bilancio, diffuso oggi, fissa a 30 il numero delle vittime del rogo.  Lo dice il comandante della Metropolitan Police di Londra, Stuart Cundy, aggiungendo che 24 persone sono ancora ricoverate in ospedale, 12 delle quali in condizioni “critiche”.

Ci sono anche Gloria Trevisan e Marco Gottardi, ormai sembra certo, tra le vittime dell’incendio. Dicono i soccorritori e gli inquirenti, “speriamo non superino il centinaio”. Una vera e propria tragedia, scaturita al terzo piano di un grattacielo che ne ha 24 in tutto e che, si scopre, non era assolutamente a norma. Una tragedia quasi incomprensibile, almeno quella che ha riguardato i due giovani italiani, architetti di 27 anni, arrivati da pochi mesi a Londra per lavorare: abitavano al ventitreesimo piano, sono rimasti per ore bloccati nell’appartamento, al telefono con i genitori di Gloria, in un crescendo di ansia e preoccupazione culminato con la presa di coscienza di quanto stava per accadere. La morte. “La loro è stata una fine lucida e consapevole” dice l’avvocato della famiglia Trevisan, Maria Cristina Sandrin. Gloria e Marco non sono ancora stati identificati, ci vorrà del tempo anche perché i due giovani veneti non erano registrati nel contratto di casa.

Tra le vittime del tragico incendio della Grenfell Tower, a Londra, è stata identificata anche la fotografa-artista Kadhija Saye. L’ha indicato su Twitter il parlamentare laburista David Lammy. “Possa tu riposare in pace, Khadija Saye. Dio benedica la tua bella anima. Il mio cuore è spezzato oggi. Piango la tragica perdita di una splendida giovane donna”, ha scritto il parlamentare. Mentre l’incendio divorava il palazzo di Kensington, Saye aveva mandato un drammatico messaggio Facebook che recitava: “Per favore, pregate per me. Per me e per mia madre”. Viveva al 20esimo dei 24 piani. La madre Mary Mendy è ancora data per dispersa. Khadija Saye, 24 anni, era un’artista contemporanea affermata. Nata e cresciuta a Londra in un contesto multiculturale, lavorava sul tema quanto mai importante oggi delle comunità e delle diversità culturali, religiose, di genere. Una sua mostra è attualmente alla Biennale di Venezia.

Una lettera che è un atto di accusa: il sindaco laburista di Londra, Sadiq Khan, scrive alla premier Tory, Theresa May, accusando il governo e il consiglio locale di Kensington and Chelsea di “non aver fatto abbastanza” per prevenire “l’orrendo disastro” delle Grenfell Tower, né dato “risposte” adeguate alla “rabbia della comunità” che cresce e neppure assistenza sufficiente. Khan aggiunge di aver promesso alla gente di rappresentarla e chiede azioni concrete.

Il rivestimento di qualità scadente installato sulla facciata della Grenfell Tower continua a essere sotto accusa per la propagazione rapidissima delle fiamme. Il rivestimento o “cladding” era stato installato in occasione di una ristrutturazione del grattacielo, terminata nel 2016, condotta dall’impresa Rydon. Secondo l’impresa i lavori “rispondono a tutte le norme costruttive” e in particolare a quelle sulla “prevenzione degli incendi e la sicurezza”. E’ stata la Harley Facades a installare per conto di Rydon il rivestimento esterno. La ditta ha precisato che “non fabbrica i pannelli” installati, composti di un elemento di polietilene (plastica) incassato tra due fogli di alluminio “molto sottili, circa 4 millimetri di spessore” ha spiegato all’Afp il portavoce Robert Pontin. I pannelli “rispettano la norma britannica Class 0” ha aggiunto. Secondo il Times l’installazione di questi pannelli è proibita negli Stati uniti per gli edifici con più di 12 metri di altezza, mentre secondo in Guardian stesso divieto è in vigore in Germania per gli edifici di oltre 22 metri. La norma Class 0 non impone il ricorso a materiali non infiammabili ed è definita in base a test di laboratorio. Norme più severe, che imponevano l’uso di materiali in grado di resistere alle fiamme per almeno un’ora, sono state abrogate nel Regno unito nel 1986. I pannelli installati alla Grenfell Tower hanno anche uno strato di materiale isolante, RS5000, anche questo in linea con lo standard Class 0. Secondo il Times l’uso di un materiale resistente al fuoco per rivestire l’edificio sarebbe costato circa cinquemila sterline in più su una ristrutturazione da oltre otto milioni di sterline. Pontin ha precisato che c’è uno spazio tra i pannelli e il muro sul quale vengono montati per consentire la circolazione dell’aria. Secondo Jim Glocking, direttore tecnico della Fire Protection Association, questo tipo di installazione favorisce il propagarsi delle fiamme. Se si apre una breccia nella facciata “può svilupparsi in fretta un effetto camino, che comporta la combustione rapida dello strato isolante e aumenta i danni” ha spiegato al Guardian. Salah Chebiouni, 45 anni, ha detto che ha sentito odore di “plastica bruciata”. Parlando dei lavori recenti ha aggiunto “sembrava metallo, pensavo che avessero fatto qualcosa di buono. Nei fatti, era plastica”.