Voucher. Tensioni dentro il Pd, e tra governo e sindacato. Camusso assiste ai lavori in Parlamento, ma avverte che la Cgil non smobilita. Gentiloni teme lo sgambetto

Voucher. Tensioni dentro il Pd, e tra governo e sindacato. Camusso assiste ai lavori in Parlamento, ma avverte che la Cgil non smobilita. Gentiloni teme lo sgambetto

I voucher fanno divampare lo scontro in maggioranza. La volontà del Pd, dei suoi alleati centristi, con la complicità di parte della destra, di inserire nella manovrina di correzione dei conti pubblici misure per il lavoro occasionale di famiglie e imprese, fa storcere il naso anche a segmenti del Pd, a partire dal presidente della commissione Lavoro Cesare Damiano, e suscita l’ira di Mdp, che abbandona i lavori della commissione Bilancio fino a che non sarà presentato un testo. E la decisione della componente orlandiana del Pd è quella di non partecipare al voto in Commissione Bilancio se lo strumento sostitutivo dei voucher che il governo vuole introdurre nella ‘manovrina’ resta anche per le imprese. A cercare di mettere pace è il relatore, Mario Guerra, che annuncia per la serata la presentazione di un emendamento con cui “costruire le condizioni migliori per ottenere il maggior consenso possibile”. Poi arriva il contrordine, e la presentazione dell’emendamento viene rinviata a sabato mattina. Un gran caos.

Clima tesissimo a Montecitorio. Ira di Sinistra Italiana e Mdp. Camusso segue i lavori della Commissione Bilancio

 

 Il clima, già difficile da giorni, è comunque tesissimo. Lo dimostra il fatto che a seguire i lavori della commissione ci sono, nella sala del Mappamondo a Montecitorio, il viceministro all’Economia Enrico Morando e il sottosegretario Pier Paolo Baretta, ma anche la ministra per i rapporti con il Parlamento Anna Finocchiaro. Nella sala antistante, invece, la segretaria Cgil Susanna Camusso, arrivata alla Camera per seguire da vicino la discussione. “Le cose che stanno circolando dicono che siamo a un’esatta riformulazione di quello che c’era, mi pare che si stia creando un gran pasticcio con una sola logica, quella di continuare a svalutare il lavoro rendendolo precario e mi pare un meccanismo pieno di scappatoie, con tutti i trucchi possibili. C’è chi parla di contratto e non c’è nulla che faccia pensare a un rapporto di lavoro”. E aggiunge: “Mi pare chiaro dal dibattito che ci sia una grande confusione e una scarsa coesione della maggioranza. Mi pare che il dibattito confermi l’assenza di ragioni perché la manovra contenga ciò che è stato abolito. C’è una sottrazione del diritto dei cittadini a pronunciarsi”. Giulio Marcon, capogruppo di Sinistra Italiana, conferma: “Il testo presentato è una presa in giro. Si cambia il nome ma il risultato è lo stesso, anzi peggio. Non si possono prendere in giro così sia i firmatari del referendum che il Parlamento che li ha appena tolti. Dalla maggioranza una forzatura irricevibile”. Sulla stessa linea Roberto Speranza, esponente di spicco di Articolo1-Mdp: “Il comportamento della maggioranza e del governo sul tema  voucher è inaccettabile, nel merito ma soprattutto nel metodo”. Per Speranza, “si è raccolto un milione di firme, è stato indetto un referendum, dopodiché c’è stata un’abrogazione, che era più di quello che la Cgil chiedeva nelle ultime ore, e dopo aver tolto con un tratto di penna, la stessa mano ora reinserisce cambiando il nome”.

La conferenza stampa di Susanna Camusso in mattinata mentre erano in corso decine di mobilitazioni della Cgil. “Non smobilitiamo”.

“Il governo italiano è l’unico a non aver capito cosa stia succedendo”, ha detto Susanna Camusso in conferenza stampa. “La disintermediazione resiste solo in Italia, Macron ha subito convocato i sindacati. E infatti il messaggio delle nostre mobilitazioni è diretto proprio a Palazzo Chigi. Apprezziamo invece coloro che in parlamento hanno votato la norma di abrogazione e ora difendono quella scelta con coerenza. Ciò che vorremmo dire con chiarezza è però che un’uscita da questa situazione c’è: si chiama Carta dei diritti universali dei lavoratori, è stata presentata come legge di iniziativa popolare a suon di milioni di firme, e tra l’altro regola proprio le prestazioni occasionali che riguardano le famiglie, le uniche che vanno ancora regolate”. Il secondo atto del sindacato sarebbe quello di “accompagnare la mobilitazione, con una grande manifestazione che si rivolgerebbe ai milioni di cittadini che hanno sottoscritto i referendum e la Carta. Lo faremmo”, ha continuato Camusso “con la massima nettezza e il massimo senso di responsabilità, perché non si tratta di temi marginali”. Per quanto riguarda il tanto discusso “vuoto normativo” che l’abolizione dei voucher avrebbe creato, il segretario della Cgil è molto chiara: “Non c’è nessun buco. Esistono forme di somministrazione di lavoro, contratti a termine, e molte altre formule che prevedono diritti per i lavoratori. Le argomentazioni di chi pensa che il lavoro possa esser gratuito, pagato sempre meno e non professionalizzato, sono quindi finalizzate a ledere i loro diritti. Lo sanno bene anche le imprese, che hanno già cominciato ad applicare altre forme di lavoro regolamentate. Chi vuole reintrodurre i voucher con un altro nome, perciò, vuole solamente utilizzare forme di lavoro non regolare”. Quindi esistono delle proposte concrete, “ma – ammonisce la leader Cgil – se qualcuno pensa di contrapporsi alla volontà espressa dai cittadini con le firme a sostegno dei quesiti referendari, noi continueremo la nostra battaglia”. Secondo Camusso, infatti, il rispetto delle regole democratiche del Paese “deve essere prioritario”. “Nessuna democrazia può legiferare eludendo la volontà dei cittadini – ha ammonito – , se vengono reintrodotti i voucher succederebbe proprio questo”. Se si dovesse fare una scelta “come quella che sembra profilarsi in queste ore”, quindi, la Cgil “per prima cosa ricorrerebbe alla Corte costituzionale”, e chiederebbe anche ragioni al presidente della Repubblica, “che è il garante della costituzione nel nostro Paese”. Rispondendo alle domande dei giornalisti in chiusura di conferenza stampa, Camusso ha aggiunto che il testo dell’emendamento è arrivato alla Cgil solo per vie informali: “Alcuni parlamentari lo hanno fotografato in commissione, altrimenti non avremmo avuto modo di conoscerlo, non essendoci stata alcuna comunicazione ufficiale”.

Nessun ripensamento però da Palazzo Chigi, anzi. Rosato rilancia e avverte che non è uno sgambetto a Gentiloni, che pare invece molto arrabbiato

Ma da Palazzo Chigi non ci sono passi indietro rispetto all’intervento. “Si tratta di strumenti indispensabili per evitare che tali prestazioni si svolgano in nero – aveva precisato stamattina – Non è certo la reintroduzione dei voucher che il governo aveva abrogato. E’ diverso lo strumento, è del tutto diversa la platea”. Agli scenari di crisi, che potrebbero danneggiare la tenuta dell’esecutivo, risponde nuovamente il capogruppo dem alla Camera Ettore Rosato: “Leggo ricostruzioni assurde sul Pd che vuole utilizzare la questione voucher per mettere in difficoltà Gentiloni. Noi difendiamo il nostro premier e abbiamo sempre concordato la linea da seguire. Siamo pronti tuttavia a ritirarlo se questo è il volere del governo. Non cerchiamo nessun incidente parlamentare avendo sempre parlato il linguaggio della chiarezza. Adesso aspettiamo indicazioni da Palazzo Chigi”. L’ala cuperliana chiede un passo indietro, con Barbara Pollastrini che avvisa: “Sarebbe un errore serio del Governo se si consumasse una rottura con le parti sociali su una questione importante come quella dei voucher. Non capirei e riterrei grave un altro strappo in un Paese che ha bisogno di unità”.