La ‘ndrangheta controllava anche i centri per i migranti. I tentacoli della piovra su un bottino milionario

La ‘ndrangheta controllava anche i centri per i migranti. I tentacoli della piovra su un bottino milionario
Smantellata la cosca ‘ndranghetista degli Arena di Isola Capo Rizzuto nel crotonese. Sono quasi settanta, sessantotto per la precisione, le persone, sodali e fiancheggiatori, fermate dalla Dda di Catanzaro. La cosca controllava, per trarne denari, la gestione del centro di accoglienza per migranti di Isola. Dunque non solo estorsioni, traffico di stupefacenti e inquinamento della finanza e delle Pmi produttive, la ‘ndrangheta voleva il ticket anche dai centri d’accoglienza, garantendo sicurezza, e tranquillità, in cambio di una gestione diretta.
 
Tra i fermati il capo della Misericordia di Isola Capo Rizzuto e il parroco dello stesso paese
 
Il capo della Misericordia di Isola Capo Rizzuto, Leonardo Sacco, ed il parroco dello stesso paese, don Edoardo Scordio, sono tra i fermati dell’operazione denominata ”Jonny”. La Misericordia gestisce il Centro di accoglienza richiedenti asilo (Cara) di Isola, uno dei più grandi d’Europa, che secondo le indagini sarebbe stato controllato dalla cosca Arena. I due sono accusati di associazione mafiosa, oltre a vari reati finanziari e di diversi casi di malversazione, reati aggravati dalle finalità mafiose.
 
Un vero e proprio bancomat (36 milioni) per alimentare altri traffici illegali e remunerativi
 
36 milioni di euro finiti nelle disponibilità dirette del clan Arena. Si è trattato di un vero e proprio sportello bancomat come affermato nel corso di una conferenza stampa dal comandante del Ros, Giuseppe Governale. Poi sono stati fatti anche due conti sul flusso legale delle risorse e sull’utilizzo illegale delle stesse. Il flusso di denaro pubblico percepito dalle imprese riconducibili alla cosca nell’arco temporale 2006 – 2015 per la gestione del Cara di Isola sarebbe stato pari a 103 milioni di euro, dei quali almeno 36 utilizzati per finalità diverse da quelle previste, quelle cioè di assicurare il vitto ai migranti ospiti nel centro, e riversati invece, nella disponibilità della cosca. Il malloppo veniva gestito attraverso una serie infinita di prelievi in contante dal conto della “Misericordia” e delle società riconducibili agli indagati, sia attraverso l’erogazione di ingenti somme a fini di prestito, sia, ancora, attraverso pagamenti di inesistenti forniture, false fatturazioni, acquisto di beni immobili “per immotivate – scrivono gli inquirenti – finalità aziendali”.
 
Per il parroco di Isola Capo Rizzuto destinati 132mila euro nel 2017 per ‘assistenze spirituali’
 
132.000 euro al parroco per “assistenza spirituale”. Avrebbe ricevuto 132.000 euro nel solo anno 2017 don Edoardo Scordio, il parroco della Chiesa di Maria Assunta arrestato nell’ambito dell’operazione di stamane. Percepiti a titolo di prestito/contributo e pagamento di note di debito “per servizi di assistenza spirituale” che avrebbe reso ai profughi ospiti della struttura. Don Scordio, indicato dagli inquirenti come il “gestore occulto” della Confraternita della Misericordia, sarebbe stato organizzatore di un vero e proprio sistema di sfruttamento delle risorse pubbliche destinate all’emergenza profughi, riuscendo ad aggregare le capacità criminali della cosca Arena e quelle manageriali di Leonardo Sacco, 38 anni, governatore dell’associazione benefica, da lui fondata.
 
Ma le cosche avevano creato anche un sistema quasi ‘impenetrabile’ nell’aggiudicazione e gestione degli appalti
 
Sempre gli inquirenti della Dda, avrebbero documentato come la cosca, attraverso l’operato di Leonardo Sacco, con il ruolo di governatore dell’associazione di volontariato “Fraternità di Misericordia” di Isola di Capo Rizzuto, nonché presidente della stessa Confraternita nelle regioni Calabria e Basilicata, sarebbe riuscito ad aggiudicarsi gli appalti indetti dalla Prefettura di Crotone per la gestione dei servizi, in particolare quello di catering, relativi al funzionamento dei centri di accoglienza richiedenti asilo “Sant’Anna” di Isola di Capo Rizzuto e di Lampedusa. Ma non è solo l’aggiudicazione ad aver fatto alzare le antenne agli investigatori, ma le successive azioni di subappalto, fatte confluire immediatamente dopo a famiglie legate a filo doppio alla ‘ndrangheta con imprese costituite ad hoc dagli Arena  per spartirsi i fondi destinati all’accoglienza dei migranti.
 
Dal 2009 gli affidamenti andavano avanti in via d’urgenza per fronteggiare le emergenze d’afflusso dei migranti
 
Queste dinamiche andavano avanti dal 2009 con affidamenti in via d’urgenza, per lo stato di emergenza dovuto all’eccezionale afflusso di extracomunitari che giungevano irregolarmente sul territorio nazionale, poi grazie a tre gare d’appalto vinte. Al riguardo, le indagini hanno evidenziato come l’organizzazione criminale, al fine di neutralizzare gli ostacoli dell’antimafia (requisiti e certificati anti-mafia) che nel tempo avevano colpito le sue società di catering, avesse provveduto più volte a mutamenti della ragione sociale e dei legali rappresentanti delle aziende controllate, proprio per mantenere inalterato il controllo della filiera dei servizi necessari al C.A.R.A.  
 
Operazione interforze Polizia, Carabinieri (Ros) e Guardia di Finanza
 
All’operazione, chiamata ‘Jonny’, hanno partecipato oltre 500 tra agenti della Polizia di Stato appartenenti alle squadre mobili delle questure di Catanzaro e Crotone, Carabinieri del Ros e del Reparto operativo – nucleo investigativo di Catanzaro e finanzieri del Nucleo di polizia tributaria e della Compagnia di Crotone con il concorso dei rispetti uffici e Comandi centrali. Gli indagati sono accusati di associazione mafiosa, estorsione, porto e detenzione illegale di armi, intestazione fittizia di beni, malversazione ai danni dello Stato, truffa aggravata, frode in pubbliche forniture e altri reati di natura fiscale, tutti aggravati dalla modalità mafiose. Nel corso dell’operazione anche un sequestro beni milionario. I provvedimenti, disposti dalla Direzione distrettuale antimafia guidata dal procuratore capo Nicola Gratteri, sono giunti a conclusione di indagini coordinate dal procuratore aggiunto Vincenzo Luberto.