Francia. La Corte Costituzionale conferma Macron presidente. Primi screzi con Juncker e la Commissione europea. Intanto, diffuso un primo sondaggio per le legislative

Francia. La Corte Costituzionale conferma Macron presidente. Primi screzi con Juncker e la Commissione europea. Intanto, diffuso un primo sondaggio per le legislative

Il Consiglio costituzionale francese ha proclamato ufficialmente l’elezione di Emmanuel Macron alla presidenza della Repubblica, con il 66,10% dei voti contro il 33,90% per la sua sfidante Marine Le Pen al secondo turno dello scrutinio presidenziale di domenica scorsa. Emmanuel Macron, 39 anni, diventa così l’ottavo presidente della V Repubblica. L’esponente centrista ha raccolto 20.743.128 voti contro i 10.638.475 ottenuti dalla candidata dell’estrema destra francese, ha annunciato il presidente del Consiglio costituzionale, Laurent Fabius, alla stampa. L’astensione è stata del 25,44%, in aumento rispetto al primo turno (22,23%). Il passaggio del testimone fra il neo presidente della Repubblica e il capo dello Stato uscente Francois Hollande è in programma domenica prossima.

La Commissione europea frena Macron, dopo le prime uscite pubblice sulla UE

Superata la paura dell’elezione di Marine Le Pen, la Commissione di Jean-Claude Juncker ha iniziato a esprimere le sue prime critiche alle proposte avanzate dal presidente eletto in Francia, Emmanuel Macron, per rilanciare l’Unione Europea. L’idea di un “Buy European act” contenuta nel programma di Macron “non rientra molto bene nei nostri principi sugli appalti pubblici”, ha spiegato oggi il vicepresidente della Commissione, Jyrki Katainen, durante una conferenza stampa per presentare un documento di riflessione sulla globalizzazione. “Non sappiamo concretamente cosa (Macron) presenterà in futuro”, ha ammesso Katainen. Ma “in termini generali” le regole europee non permettono alle autorità pubbliche di scegliere i prodotti “solo sulla base di quote geografiche”, ha spiegato Katanein. Nel suo programma per le elezioni presidenziali, Macron ha promesso di “difendere un ‘Buy European Act’ che permetta di riservare l’accesso ai mercati pubblici europei alle imprese che localizzano almeno la metà della loro produzione in Europa”. Il “Buy European” andrebbe contro i principi che hanno ispirato le regole attuali sugli appalti pubblici che sono state pensate per proteggere “gli interessi dei contribuenti”, ha detto Katainen.

Lo stesso presidente Juncker negli ultimi giorni ha richiamato all’ordine Macron in diverse occasioni. Parlando in un dibattito con i cittadini ieri, Juncker ha espresso dubbi sull’idea di un ministro delle Finanze e di un bilancio autonomo per la zona euro. “In principio” il presidente della Commissione si è detto d’accordo. Ma “bisogna vedere i dettagli”, ha aggiunto Juncker, chiedendosi se sia una buona idea affidare a un ministro delle Finanze il potere di “cambiare i bilanci nazionali” e “interferire nelle scelte di bilancio dei Parlamenti nazionali”. Per Juncker è necessario “riflettere due volte prima di lanciarsi in questa giungla che è una foresta ultra-pericolosa”. In visita a Berlino lunedì, all’indomani della vittoria di Macron su Le Pen, Juncker aveva detto che la Francia costituisce “un problema” perché “spende troppo e spende male”. Il presidente della Commissione aveva spiegato che “i francesi consacrano tra il 53% e il 57% del Pil alla spesa pubblica. Tenuto conto del debito relativamente elevato, questo non può funzionare nel tempo”. Per Juncker, “tocca anche ai francesi fare un gesto in direzione degli altri” per andare avanti con l’approfondimento della zona euro.

I socialisti si spaccano, si riorganizzano, le tentano tutte. La sindaca di Parigi battezza il movimento “Da Domani”

Dopo l’ex candidato socialista Benoit Hamon, anche la sindaca di Parigi Anne Hidalgo annuncia la nascita di un movimento per rilanciare la sinistra, di fronte al tracollo del partito socialista. Battezzato “Dès demain” (a partire da domani), il movimento è stato lanciato oggi con un intervento su Le Monde rivolto “a tutti gli umanisti che credono ancora all’azione” e vedrà la sua nascita a metà giugno. “Solidarietà, ecologia, democrazia, Europa” sono i valori comuni del progetto, sostenuto anche dall’ex ministra della Giustizia Christiane Taubira (il cui nome è legato alla legge sui matrimoni omosessuali), il sindaco di Lille Martine Aubry e il fotografo e militante ecologista Yann Arthus-Bertrand. Oltre 160 personalità politiche, intellettuali e artisti hanno firmato l’appello. L’adesione non è stata proposta ad Hamon, nota Le Figaro secondo il quale si è voluto così evitare “una coloritura troppo di sinistra”. Se Hamon dice di voler ricostruire la sinistra con il suo movimento che lancerà il primo luglio, la Hidalgo fa sapere dal suo entourage “di non voler creare una corrente, un partito”. “Si tratta – riferisce Le Point – di federarsi attorno a valori comuni, lavorare sui tempi lunghi, appoggiarsi sulla società civile”. Da parte di Hamon si fa intanto sapere che le due iniziative potrebbero ‘convergere’.

Il primo sondaggio in vista delle legislative: Macron al 24%, gollisti al 22, lepenisti al 21, gauchisti al 15  e socialisti al 9

Secondo un’indagine condotta dall’Istituto Kantar-Sorfres Onepoint, realizzato il 4 e il 5 maggio scorso, in piena campagna per le presidenziali, le intenzioni di voto dei francesi premiavano Macron, al 24%, i Repubblicani al 22%, Le Pen al 21%. Il movimento di Melenchon giungerebbe al 15%, mentre i socialisti otterrebbero il 9%. Lo stesso istituto avverte che questi numeri vanno presi con le molle perché sono prematuri e risentono fortemente della campagna elettorale presidenziale. Inoltre, scrive ancora l’istituto, va considerato che il tasso di astensione per le legislative resta molto elevato, attestandosi attorno al 46%.

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