Centri per impiego. Lavoratori in stato di agitazione

Centri per impiego. Lavoratori in stato di agitazione

“Si è tenuta oggi l’assemblea delle lavoratrici e dei lavoratori dei Centri per l’Impiego della Città metropolitana di Roma, nonostante l’amministrazione capitolina abbia inizialmente tentato di intralciarne lo svolgimento. Solo la grandissima affluenza di partecipanti ha consentito di ottenere l’aula che per tempo era stata richiesta”. Così, in una nota, la Cgil di Roma e del Lazio, la Cisl di Roma Capitale e Rieti e la Uil di Roma e del Lazio.

“L’assemblea – continua la nota – ha confermato che le politiche attive del lavoro in nome delle quali si sono ridotti gli ammortizzatori sociali e reso meno stabili tutte le tipologie contrattuali, continuano a essere una chimera. La conseguenza è che nei Centri per l’Impiego si scaricano solo le tensioni di chi perde il lavoro. Le lavoratrici e i lavoratori dei Centri per l’Impiego e di Capitale Lavoro, società partecipata della Città metropolitana di Roma, hanno
espresso in modo forte il loro disagio e hanno chiesto alle organizzazioni sindacali di attivarsi per aprire un tavolo con la Regione e la Città metropolitana sui seguenti punti: certezza e stabilità dei trasferimenti dal Ministero del Lavoro per il pagamento degli stipendi; chiarezza sulla presa in carico dei lavoratori dei Centri per l’Impiego e la gestione delle funzioni; chiarezza di prospettiva e stabilità per tutti i lavoratori di Capitale Lavoro, molti dei quali operano nei Cpi; ampliamento e copertura delle dotazioni organiche dei Cpi; formazione permanente del personale in relazione ai nuovi compiti attribuite dalle normative vigenti; valorizzazione professionale ed economica del personale attraverso gli strumenti contrattuali previsti; stabilizzazione dei precari. La Regione Lazio e la Città metropolitana di Roma ora dovranno avviare in tempi ragionevolmente brevi un confronto con il sindacato per costruire un sistema pubblico efficiente ed efficace di politiche attive del lavoro. Il tempo per conservare nicchie di potere o di costruire business su chi perde il lavoro è finito. Da oggi i lavoratori sono in stato di agitazione”.