Conti pubblici. I ministri approvano Def e manovrina, parole prive di contenuti e un trucco: si stima una crescita più alta del previsto e i conti tornano. Gentiloni e Padoan esultano. Statali pronti allo sciopero se non escono i soldi per i contratti

Conti pubblici. I ministri approvano Def e manovrina, parole prive di contenuti e un    trucco: si stima una crescita più alta del previsto e i conti tornano. Gentiloni e Padoan esultano. Statali pronti allo sciopero se non escono i soldi per i contratti

Prima del Consiglio di ministri, Padoan, intervenendo al Salone del Risparmio, rilascia una dichiarazione che è un capolavoro, e al tempo stesso, un chiaro segno che il governo naviga al buio e si appresta a discutere un Documento di economia e finanza, il quadro macroeconomico, si dice con un po’ di enfasi, che di fatto è solo un elenco di impegni per i prossimi anni così come si era andato delineando in questi giorni fra indiscrezioni, contrasti fra ministri, fra Padoan e Gentiloni il quale aveva  da rispettare i voleri di Renzi Matteo: tutto si può fare, tutto si può programmare salvo provvedimenti che parlino di tasse anche se si trattasse di colpire paperoni ed evasori. E in due ore i ministri, forse compresa anche la pausa caffè, se la sono cavata. Hanno approvato il Def e il “decreto di Pasqua” che contiene la manovrina, quella da 3,4 miliardi come richiesto dalla Commissione Ue. I tecnici del ministro sono riusciti a trovare i 600 milioni che fino a ieri sera mancavano. Non si sa ancora come, ma dal cilindro i prestigiatori fanno sempre uscire qualcosa. Questa volta uno 0,1% in più per quanto riguarda la crescita del Pil. Era previsto all’1%, si è portato all’1,1. Chi vivrà vedrà. In economia contano anche gli zero virgola qualcosa e così è stato fatto. Un trucco che c’è e si vede consente di  mettere insieme annunci di provvedimenti, interventi, insomma una sorta di ben di dio.  Ma le pecche si rivelano subito. Per il rinnovo dei contratti del pubblico impiego non ci sarebbero i soldi nella misura sulla quale era stato raggiunta una intesa con i sindacati. La Fp e la Flc Cgil in un comunicato annunciano: “Pronti allo sciopero generale senza le necessarie risorse per il rinnovo dei contratti pubblici. Dopo quasi otto anni di attesa e l’intesa del 30 novembre scorso sull’avvio della trattativa per il rinnovo dei contratti, se dovessero saltare gli stanziamenti sarebbe il segnale che il governo torna a non avere rispetto per i lavoratori pubblici”.

Per quanto riguarda il debito non è sotto controllo, come dice il ministro. Anzi, anche Draghi, il capo della Banca Centrale europea che con la sua politica   finanziaria evita di far lievitare i tassi che per noi sarebbero una sciagura, mostra qualche preoccupazione. Leggiamo il Padoan pensiero perché da quello che dice si capisce che sia il Def che la manovrina sono acqua fresca. La conferenza stampa di Gentiloni e del Padoan, di cui daremo il resoconto, ne è la prova.

Il ministro dell’Economia: “Crescita più solida, sostenibile e inclusiva”. Non è vero ma lo dice

Vediamo intanto quanto Padoan ha detto aprendo la fiera del Risparmio. Afferma che “Il paese si trova in una fase di transizione verso una crescita più solida, sostenibile e inclusiva”. Poi fa un passo indietro: questa crescita in effetti prosegue, “la stiamo inseguendo: è necessario rafforzare questa fase, capitalizzare la strategia di benefici delle riforme recenti che sta continuando e in cui il Governo è pienamente impegnato”. Una leccata a Renzi Matteo che con il ministro non ha proprio rapporti amichevoli, anzi, non guasta mai. “Oggi pomeriggio il Def oltre ad aggiornare il quadro economico di finanza pubblica e il programma nazionale di riforme include la trattazione di temi su disuguaglianza e benessere”. Il ministro ha quindi sottolineato che “la dinamica del rapporto debito/Pil è tornata sotto controllo. E negli ultimi due anni si è sostanzialmente stabilizzata”. Non è vero, ma che importa, lui lo dice e gli scriba trascrivono. Per quanto riguarda le banche e la loro sofferenza la questione “è complessa, ha alcuni punti di criticità, ma è gestibile”. Gli domandano se è preoccupato per la tenuta del governo e lui risponde “non mi preoccupo, sono un tecnico”. Mentre Padoan diffondeva ottimismo, lstat rendeva noto, a proposito di uguaglianza, i dati sulle tasse sui salari. Il cuneo fiscale per un single, senza famiglia è al 47,8. Nei paesi Ocse solo al 36%. Peggio di noi Belgio, Germania, Inghilterra, Francia. Una famiglia  monoreddito con due figli al 38, supera di 12 punti la media Ocse, 26,6. E il ministro ha il coraggio di parlare di uguaglianza, benessere.

Il premier: un messaggio di forte rassicurazione, niente aumenti delle  tasse

Gentiloni in conferenza stampa annuncia i titoli di quanto approvato, salvo intese, perché alcune misure hanno bisogno di approfondimenti. Riportiamo una sintesi come diffusa dalle agenzie di stampa. “Il Consiglio dei ministri ha approvato il Def, il piano nazionale delle riforme, il decreto che contiene diversi interventi tra cui la correzione di bilancio”, senza aumenti di tasse. Lo ha detto il presidente del consiglio Paolo Gentiloni in conferenza stampa. “C’è un messaggio di forte rassicurazione: abbiamo i conti in ordine senza aumentare le tasse ma accompagnando il risanamento con misure di sviluppo e promozione della crescita, quindi il lavoro fatto in questi anni dal governo continua e continua con il binomio riforme-crescita”.

L’approvazione del Def e della manovra rappresenta “un lavoro molto importante di cui ringrazio innanzitutto il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan che insieme a noi di Palazzo Chigi ha trovato la soluzione. Credo che il consenso avuto alla proposta in cdm sia molto eloquente”. “Il Def registra l’andamento di una crescita che si sviluppa dallo 0,9% del 2016 all’1,1% del 2017. Questa progressione ci dice la necessità di seguire la strada intrapresa”. “Le nostre sono previsioni prudenti, in particolare per il 2018”, ha aggiunto Gentiloni. E ancora: “C’è una curva di riduzione del deficit dal 3% del 2014 al 2,1% che presumibilmente ci sarà quest’anno”.

C’è anche un piano di investimenti, ben 47,5 miliardi ma al 2032

“Oltre al Def” il Cdm ha approvato “un decreto con 4 capitoli: la correzione dei conti dello 0,2%, le misure a favore degli enti locali, misure per il terremoto, altre misure per la crescita, contestualmente abbiamo condiviso un piano di investimenti al 2032 di 47,5 miliardi”. ha detto Gentiloni, sottolineando che “l’insieme di queste misure è la migliore risposta a chi volesse presentare questa operazione come ‘depressiva’. È  una operazione che prosegue il percorso di risanamento e di rilancio”. Questo il Gentiloni pensiero. Lo segue il ministro dell’Economia che non è proprio ottimista, anzi, per quanto riguarda la crescita per il 2018 e il 2019, con una revisione a ribasso per la crescita del pil. Pier Carlo Padoan annuncia che nel 2018 la crescita scenderà dall’1,3% all’1% e nel 2019 dall’1,2% all’1%.

Per il ministro dell’economia una impennata della crescita ma nel 2020

“Ci sarà un’impennata verso l’alto della crescita nel 2020”, ha aggiunto Padoan. Nel 2018-19 il pil crescerà dell’1% a causa di “una politica fiscale particolarmente stringente” che “fa parte degli accordi europei e quindi il governo lo recepisce nelle tabelle”. Ma c’è il Piano nazionale di riforma, abbinato al Def in cui  vengono ribadite  annunciate riforme strutturali, contrattazione decentrata, legge sulla concorrenza,  lotta alla povertà, le privatizzazioni, riforme di giustizia civile e amministrativa “importanti per la crescita” dice Padoan. “Queste misure – afferma – sono componenti di un’unica strategia: il Paese è uscito da una recessione molto profonda, ora ha tassi di crescita sostenibili e sostenuti”. “Avremo delle sorprese positive”. Poi annuncia un “elemento di novità” che riguarda “benessere e inclusione sociale, con il concetto di benessere equo e sostenibile come parte integrante della strategia economica. Questa tematica come esplicito elemento di politica economica”. Poi parla dei contratti della pubblica amministrazione che da otto anni non sono stati rinnovati. Il Def prevede 2,8 miliardi da stanziare per arrivare ad un aumento contrattuale medio di 85 euro con i rinnovi 2016-2018. Non contento Padoan annuncia che già sono previsti gli stanziamenti per i contratti 2019, 2,3 miliardi e per il 2020, 4,6 miliardi.

Statali. Per i contratti le risorse consentono, per ora, un aumento di 35 euro

Poi annuncia che “le risorse finora disponibili, dopo l’iniezione messa a punto con la legge di Bilancio 2017, consentono di attribuire un beneficio medio di circa 35,9 euro mensili”. Significa questo: che gli 85 euro di aumento si avranno solo a conclusione contratto? Padoan non ha chiarito. E la Fp Cgil, con la Flc, come abbiamo scritto, hanno minacciato il ricorso allo sciopero. Ha concluso dicendo che le “misure  sono quasi tutte ben definite, ma ci sono alcune misure che riguardano i tagli di spesa che devono essere ulteriormente specificate”, ha continuato Padoan. “I numeri sulle privatizzazioni sono confermati, troveremo modo e canali anche originali per gestire questo aspetto che dà molteplici benefici non solo per la riduzione del debito ma anche per un aumento dell’efficienza delle società pubbliche”. Così il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan al termine del Cdm. A una domanda su un possibile ruolo di Cassa depositi e prestiti il ministro è stato di poche parole: “Nel Def c’è l’impegno, sugli strumenti nuovi” sono state scambiate delle idee “con l’obiettivo di tornarci a breve sopra con l’impegno di prendere eventualmente decisioni concrete”.  Renzi Matteo permettendo.

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