Brexit. In vista del Consiglio europeo straordinario dei 27, Merkel detta, gli altri leader scrivono, i Parlamenti approvano

Brexit. In vista del Consiglio europeo straordinario dei 27, Merkel detta, gli altri leader scrivono, i Parlamenti approvano

“Siamo uniti, abbiamo una linea chiara e siamo pronti”, ha detto Michel Barnier, il capo negoziatore dell’Unione europea sulla Brexit, al termine di una riunione a Lussemburgo dei ministri degli Affari europei per gli ultimi ritocchi alla bozza delle linee guida dei negoziati con il Regno Unito. In un Consiglio europeo dei 27 paesi, sabato 29 aprile a Bruxelles, i capi di Stato e di governo saranno chiamati a adottare formalmente le linee guida delle trattative con il governo di Theresa May. Il negoziato si annuncia complesso e pieno di incognite. Ma i 27 hanno una certezza: non intendono fare concessioni a Londra, almeno fino a quando il Regno Unito non avrà acconsentito alle priorità dell’Ue su diritti dei cittadini, impegni finanziari e frontiera tra Irlanda e Irlanda del Nord.

Angela Merkel al Parlamento tedesco: “i britannici non si facciano illusioni”

La cancelliera tedesca, Angela Merkel, lo ha detto esplicitamente davanti al Bundestag: i britannici non devono “farsi illusioni”. Una volta che diventerà un paese terzo il Regno Unito “non avrà gli stessi diritti, o diritti più vantaggiosi, di uno Stato membro”, ha avvertito Merkel. I 27 sono convinti di trovarsi in una posizione negoziale più forte. E’ il Regno Unito che ha più da rimetterci in caso di mancato accordo sulla Brexit. L’ultima bozza delle linee guida discussa dagli sherpa dei 27, del resto, è stata rafforzata rispetto alla prima versione presentata dal presidente del Consiglio europeo, Donald Tusk. Sui diritti dei cittadini europei residenti nel Regno Unito, il documento prevede “l’acquisizione della residenza permanente dopo un periodo continuativo di cinque anni di residenza legale”. Inoltre, “i cittadini dovrebbero essere in grado di esercitare i loro diritti attraverso procedure amministrative semplici”. Sul conto che il Regno Unito deve pagare prima di lasciare l’Ue, la bozza prevede che l’accordo finanziario includa non solo gli impegni assunti nel bilancio pluriennale dell’Ue, ma anche nell’ambito della Banca Europea degli Investimenti, del Fondo Europeo di Sviluppo e della Banca Centrale Europea. L’accordo finanziario unico deve assicurare che sia l’Unione sia il Reno Unito rispettino gli obblighi risultanti dall’intero periodo di appartenenza del Regno Unito all’Unione”, dice il testo. Colpo duro per la premier britannica Theresa May: il documento chiede anche che Londra paghi per gli impegni assunti nel bilancio pluriennale che scade nel 2020. In altre parole, il Regno Unito dovrebbe continuare a contribuire al bilancio comunitario come se fosse uno stato membro anche dopo la sua uscita formale nel 2019 (con ogni probabilita’ fino al 2021). Merkel ha inoltre spiegato che prima di discutere del futuro si dovranno chiarire “in modo soddisfacente” i termini della sua uscita dall’Unione, compresi gli “obblighi finanziari” del governo di Londra. La cancelliera ha avvertito che la tabella di marcia del negoziato sarà “in questo ordine, non il contrario”. Il presidente della Commissione, Jean-Claude Juncker, che mercoledì ha cenato con May, ha fissato una data molto più lontana rispetto a quella desiderata da Londra. Per Juncker, non è “realistico arrivare a un accordo sulle relazioni future prima di ottobre 2018”, ha spiegato il portavoce della Commissione.

La reazione stizzita della May. Un sondaggio però smentisce la popolarità della Brexit

Il premier conservatore britannico, Theresa May, ha accusato i ventisette Paesi dell’Ue che resteranno dopo l’uscita della Gran Bretagna, di aver creato un fronte unito contro Londra proprio per la Brexit. Così May ha replicato alla ‘dichiarazione di guerra’ avanzata dal negoziatore Ue per la Brexit, Michel Barnier, e alla cancelliera tedesca Merkel che al termine della prima riunione a Ventisette, alla vigilia del summit di sabato hanno definito i membri dell’Unione “completamente uniti” sull’approvazione delle linee guida per i negoziati di due anni che porteranno all’uscita d’ Londra dall’Ue. Intanto spuntano i ripensamenti sulla Brexit, fra i britannici. Quanto meno secondo un sondaggio che per la prima volta dopo il referendum favorevole al divorzio da Bruxelles del 23 giugno 2016 accredita un sorpasso, sia pur di misura, dei favorevoli all’Ue sui contrari. Un dato che potrebbe avere forse un qualche impatto nella campagna elettorale per le politiche anticipate in calendario nel Regno l’8 giugno. Stando all’indagine in questione, realizzata dall’istituto Yougov per il Times, il 45% dei sudditi di Sua Maestà considera oggi un errore la Brexit, contro un 43 che continua a vederla come la scelta giusta. Non solo: se l’89% di chi 10 mesi fa votò Remain conferma adesso di voler restare nell’Unione, fra chi votò Leave la quota dei ‘non pentiti’ scende all’85%. Mentre un 12%, tuttora largamente decisivo a far pendere la bilancia di qua o di là, afferma di non sapere o non volere rispondere.

Gentiloni al Parlamento: conferma che si lavora all’Europa a velocità molteplici e sul negoziato per Brexit segue la Merkel

“Coloro che temevano o speravano che la Brexit sarebbe stata la miccia per l’implosione dell’Unione europea si sono sbagliati: le cose non sono andate così”, ha detto a sua volta il presidente del Consiglio Paolo Gentiloni nel corso dell’informativa alla Camera in vista del Consiglio europeo straordinario del 29 aprile che adotterà gli orientamenti per i negoziati sulla Brexit. Gentiloni ha puntato molto sul documento sottoscritto a Roma sull’Europa a velocità multiple. Nella dichiarazione di Roma “c’è un elemento di novità e cioè per la prima volta si introduce la possibilità, perfino l’utilità, di avere nell’ambito della costruzione Ue una prospettiva di livelli differenziati di integrazione”, spiega. “Nell’ambito della cornice” di integrazione europea “riteniamo ci debbano essere terreni sui quali avanzano livelli di integrazione differenziati: negarlo significa prendere atto che il ritmo dell’Ue finisce per essere dettato dai Paesi che pretendono di rallentare i processi di integrazione”. Sulla Brexit, Gentiloni ha confermato che  “i negoziati saranno difficili, ma rimaniamo amici e alleati del Regno Unito. Non confondiamo le dinamiche che si sono aperte con Brexit. Nonostante la complessità del negoziato, ci lega al Regno Unito una radicata e antica amicizia geopolitica”. L’uscita della Gran Bretagna dall’Ue apre per il nostro paese anche alcune opportunità di carattere economico-finanziario e la possibilità di portare in Italia alcune agenzie europee che ora hanno sede a Londra. Come per esempio l’agenzia per il farmaco per la quale si è candidata Milano, “con il pieno sostegno del governo”. No infine a un mercato unico che verrebbe concesso al Regno Unito: Gentiloni segue la scia aperta da Merkel. “Il mercato unico è una straordinaria risorsa per i Paesi dell’Ue ma non si può immaginare che qualcuno decida di prendere ciò che gli interessa, cioè la parte economico e finanziaria, e chiudere su ciò che non gli interessa come la libera circolazione delle persone, togliendo pezzi sgraditi al governo di Londra”.

Dopo le comunicazioni del premier, Paolo Gentiloni, in vista del Consiglio europeo l’Aula di palazzo Madama ha approvato la risoluzione di maggioranza e quella di Ala Scelta civica e con riformulazione anche quelle di Sinistra italiana e di Forza Italia. Sono state invece respinte la risoluzione del senatore Calderoli, quella della Lega Nord e quella del Movimento 5 stelle. Alla Camera, i deputati di Forza Italia hanno votato la risoluzione di maggioranza sulla Brexit nell’Aula della Camera dopo le comunicazioni del presidente del Consiglio Paolo Gentiloni in vista del prossimo Consiglio Ue straordinario. Contro si sono espressi la Lega, M5S e Fdi.

Share

Leave a Reply

Your email address will not be published.