Sessant’anni di Europa. Tutti i 27 leader firmano un compromesso che non affronta la crisi. Camusso: “Oggi c’è solo recessione, austerità e finanza”. La capitale blindata. Il popolo tenuto lontano. Ma Roma è bellissima

Sessant’anni di Europa. Tutti i 27 leader firmano un compromesso che non affronta la crisi. Camusso: “Oggi c’è solo recessione, austerità e finanza”. La capitale blindata. Il popolo tenuto lontano. Ma Roma è bellissima

Roma è bellissima. Un sole splendente illumina il Campidoglio, i monumenti, teatri, anfiteatri, il Colosseo, i Fori imperiali, Piazza Venezia è uno splendore. C’è perfino la sindaca Raggi, per l’occasione tornata dalla settimana bianca, ad accogliere i ventisette leader europei che celebrano i sessanta anni della Comunità europea firmando un documento scritto dai cosiddetti “sherpa”, in realtà “tecnici” di qualità ai quali il presidente della Commissione europea, Jean-Claude Juncker, ha affidato il compito di scrivere il testo, il programma per gli anni futuri, in modo tale che tutti e ventisette, mentre la May, premier inglese con la Brexit ha tolto il disturbo, firmassero impegnandosi a rilanciare l’Unione europea la cui crisi è difficile nascondere. Il testo del documento lo pubblichiamo integralmente a conclusione del nostro articolo.

La capitale vuota, deserta. Con il papa in Lombardia un milione al parco di Monza

Roma è bellissima, i giornalisti accreditati hanno il privilegio di godersela tutta. Bellissima ma vuota, deserta. Ci sono solo 1500 tiratori scelti, poi le forze dell’ordine. Giusto, la sicurezza innanzitutto, la città è blindata. Noi abbiamo preferito seguire la “celebrazione” in diretta tv. Già, perché in contemporanea papa Bergoglio arrivava a Milano. Certo anche nel capoluogo lombardo  non sono mancate le misure di sicurezza, ma c’era, ovunque una grande folla ad accoglierlo, nei quartieri popolari, le “case bianche”, le famiglie musulmane, Piazza Duomo,  il carcere di San Vittore, poi allo stadio di San Siro, a Monza, si parla di un milione di persone come raccontiamo nel servizio con cui apriamo il nostro giornale. Perché la vera notizia è questa. Il terrorismo si  combatte certamente mettendo in atto tutte le misure di sicurezza possibili, ma anche chiamando il popolo a partecipare, a vivere i grandi eventi. Democrazia, insomma. La riprova? La manifestazione promossa dalla Cgil, insieme ad altre organizzazioni per. esprimere non l’opposizione alla Unione Europea ma per dare un chiaro segnale che la crisi di identità, di programmi, di progetti ha bisogno di un cambio di rotta delle politiche economiche e sociali, “L’Europa oggi – dice Susanna Camusso – è solo recessione, austerità e finanza. L’Unione non era nata per questo, non era questo il sogno europeo. Ci vuole un’altra Europa con lavoro dignitoso, fondata sui  diritti sociali, di cittadinanza e libera circolazione. Oggi c’è stata una straordinaria partecipazione del mondo del lavoro e dei giovani”. Il documento faticosamente messo a punto non  risponde a questi obiettivi. Per tenere insieme tutti i ventisette Paesi si sono usati argomenti e linguaggi che invece di gettare un raggio di luce sulla malandata Unione Europea, ne accrescono le difficoltà. La partita si è giocata sulla questione delle “due velocità”, proposta dalla Germania e sostenuta da Francia, Italia, Spagna, contrari i paesi dell’Est, il cosiddetto gruppo di Visegrad (Polonia, Repubblica ceca, Slovacchia e Ungheria) i quali temevano e temono che l’Europa fosse divisa in una di seria A e una di serie B. Tradotto: questi paesi dove la democrazia è un optional, non vogliono tirare la volata in particolare alla Germania. Riserve anche dalla Grecia sul documento finale per un altro motivo, il Fondo monetario mette il bastone fra le ruote al rinnovo del finanziamento del debito. Sarebbe un disastro per l’economia greca se ciò avvenisse. Le riserve sono state sciolte con un marchingegno per quanto riguarda le “due velocità” molto semplice: si sono tolte dal testo, usando frasi incomprensibili che ognuno può interpretare come meglio vuole. Per quanto riguarda la Grecia azzardiamo una ipotesi: il documento è così generico che una firma non reca danno.

Le “due velocità” hanno rallentato, scomparse, e tutti firmano

Così si è arrivati alla firma dei ventisette con l’inchiostro della stessa penna che 60 anni fa disegnò la prima Europa, sottoscrivendo il proprio impegno a difenderne l’idea e l’unità. I concetti chiave: l’unità dell’Europa, la sua indivisibilità e la possibilità per gruppi di Paesi di procedere più speditamente di altri in determinati settori. Risolvendo così le “due velocità”. Davvero geniali gli “sherpa” che così hanno assicurato la celebrazione dei sessanta anni senza Theresa May, il che ha reso “molto triste” il presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker, al suo arrivo, definendo anche però “molto triste” un incontro senza Regno Unito. “I 27, la  Brexit – ha detto – è una tragedia”. I leader europei devono dimostrare di essere i leader di quest’Europa”, ha avvertito il presidente del Consiglio europeo Donald Tusk, polacco. Ma in rotta con il suo governo che non voleva riconfermarlo. Un tema caro ai “27” riguarda la revisione dei trattati . “Bisognerà rivederli, tutti. Ora inizia una fase costituente” ha affermato dopo la firma della dichiarazione il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. Paolo Gentiloni, che ha accolto i capi di Stato, aprendo i lavori ha ripercorso la storia del viaggio europeo: “Alla fine della seconda guerra mondiale – ha detto – l’Europa era ridotta a un cumulo di macerie. Milioni di europei morti. Milioni di europei rifugiati o senza casa. Un continente che poteva contare su almeno 2500 anni di storia, ritornato di colpo all’anno zero”, ha detto. “Prima ancora che la guerra finisse, reclusi in una piccola isola del Mediterraneo, due uomini, Altiero Spinelli ed Ernesto Rossi, assieme ad altri, sognavano un futuro diverso. Un futuro senza guerre. Un futuro prospero. Un futuro di pace”. Ha parlato “della necessità anzitutto di restituire fiducia ai nostri concittadini. Crescita, investimenti, riduzione delle disuguaglianze, lotta alla povertà. Politiche migratorie comuni. Impegno per la sicurezza e la difesa. Ecco gli ingredienti per restituire fiducia. Serve il coraggio di voltare pagina. Il coraggio di procedere con cooperazioni rafforzate, e il coraggio di mettere al centro i nostri valori comuni”. Chi non lo applaudirebbe?

Tutti titoli di capitoli da scrivere. Un libro pericolosamente bianco

Ma sono tutti titoli, di capitoli da scrivere. Il libro è pericolosamente bianco. “L’Unione riparte – ha concluso  -. E ha un orizzonte per farlo nei prossimi dieci anni. Abbiamo la forza per ripartire perché è la nostra stessa storia a offrircela”. Forse dieci anni sono un po’ troppi, può darsi che nel frattempo l’ammalato muoia. Ma ci pensa Jean-Claude Juncker: “L’Europa che riparte deve essere ancora più orgogliosa di quella dei padri fondatori, soprattutto ora che la situazione è così fragile. Solo rimanendo uniti saremo all’altezza della sfide che ci attendono”. Finisce la cerimonia. Mattarella ospita tutti i leader al Quirinale. Un buon pranzo. Dopo tanta fatica , non si nega a nessuno. Figuratevi ai capi di Stato e di governo. Il nostro presidente della Repubblica li ha avvertiti: “o si cambia l’Europa o sarà la paralisi”. Come aperitivo non c’è male. Bellissima Roma.

Il testo integrale del documento


Noi, i leader dei 27 Stati membri e delle istituzioni dell’Ue, siamo orgogliosi dei risultati raggiunti dall’Unione europea: la costruzione dell’unità europea è un’impresa coraggiosa e lungimirante. Sessanta anni fa, superando la tragedia di due conflitti mondiali, abbiamo deciso di unirci e di ricostruire il continente dalle sue ceneri. Abbiamo creato un’Unione unica, dotata di istituzioni comuni e di forti valori, una comunità di pace, libertà, democrazia, fondata sui diritti umani e lo stato di diritto, una grande potenza economica che può vantare livelli senza pari di protezione sociale e welfare. L’unità europea è iniziata come il sogno di pochi ed è diventata la speranza di molti. Fino a che l’Europa non è stata di nuovo una. Oggi siamo uniti e più forti: centinaia di milioni di persone in tutta Europa godono dei vantaggi di vivere in un’Unione allargata che ha superato le antiche divisioni. L’Unione europea si confronta con sfide senza precedenti, sia a livello mondiale che al suo interno: conflitti regionali, terrorismo, pressioni migratorie crescenti, protezionismo e disuguaglianze sociali ed economiche. Insieme, siamo determinati ad affrontare le sfide di un mondo in rapido mutamento e a offrire ai nostri cittadini sicurezza e nuove opportunità.

 Renderemo l’Unione europea più forte e più resiliente, attraverso un’unità e una solidarietà ancora maggiori tra di noi e nel rispetto di regole comuni. L’unità è sia una necessità che una nostra libera scelta. Agendo singolarmente saremmo tagliati fuori dalle dinamiche mondiali. Restare uniti è la migliore opportunità che abbiamo di influenzarle e di difendere i nostri interessi e valori comuni. Agiremo congiuntamente, a ritmi e con intensità diversi se necessario, ma sempre procedendo nella stessa direzione, come abbiamo fatto in passato, in linea con i trattati e lasciando la porta aperta a coloro che desiderano associarsi successivamente. La nostra Unione è indivisa e indivisibile. Per il prossimo decennio vogliamo un’Unione sicura, prospera, competitiva, sostenibile e socialmente responsabile, che abbia la volontà e la capacità di svolgere un ruolo chiave nel mondo e di plasmare la globalizzazione. Vogliamo un’Unione in cui i cittadini abbiano nuove opportunità di sviluppo culturale e sociale e di crescita economica.

Vogliamo un’Unione che resti aperta a quei paesi europei che rispettano i nostri valori e si impegnano a promuoverli. In questi tempi di cambiamenti, e consapevoli delle preoccupazioni dei nostri cittadini, sosteniamo il programma di Roma e ci impegniamo ad adoperarci per realizzare: Un’Europa sicura: un’Unione in cui tutti i cittadini si sentano sicuri e possano spostarsi liberamente, in cui le frontiere esterne siano protette, con una politica migratoria efficace, responsabile e sostenibile, nel rispetto delle norme internazionali; un’Europa determinata a combattere il terrorismo e la criminalità organizzata. Un’Europa prospera e sostenibile: un’Unione che generi crescita e occupazione; un’Unione in cui un mercato unico forte, connesso e in espansione, che faccia proprie le evoluzioni tecnologiche, e una moneta unica stabile e ancora più forte creino opportunità di crescita, coesione, competitività, innovazione e scambio, in particolare per le piccole e medie imprese; un’Unione che promuova una crescita sostenuta e sostenibile attraverso gli investimenti e le riforme strutturali e che si adoperi per il completamento dell’Unione economica e monetaria; un’Unione in cui le economie convergano; un’Unione in cui l’energia sia sicura e conveniente e l’ambiente pulito e protetto.

Un’Europa sociale: un’Unione che, sulla base di una crescita sostenibile, favorisca il progresso economico e sociale, nonché la coesione e la convergenza, difendendo nel contempo l’integrità del mercato interno; un’Unione che tenga conto della diversità dei sistemi nazionali e del ruolo fondamentale delle parti sociali; un’Unione che promuova la parità tra donne e uomini e diritti e pari opportunità per tutti; un’Unione che lotti contro la disoccupazione, la discriminazione, l’esclusione sociale e la povertà; un’Unione in cui i giovani ricevano l’istruzione e la formazione migliori e possano studiare e trovare un lavoro in tutto il continente; un’Unione che preservi il nostro patrimonio culturale e promuova la diversità culturale. Un’Europa più forte sulla scena mondiale: un’Unione che sviluppi ulteriormente i partenariati esistenti e al tempo stesso ne crei di nuovi e promuova la stabilità e la prosperità nel suo immediato vicinato a est e a sud, ma anche in Medio Oriente e in tutta l’Africa e nel mondo; un’Unione pronta ad assumersi maggiori responsabilità e a contribuire alla creazione di un’industria della difesa più competitiva e integrata; un’Unione impegnata a rafforzare la propria sicurezza e difesa comuni, anche in cooperazione e complementarità con l’Organizzazione del Trattato del Nord Atlantico, tenendo conto degli impegni giuridici e delle situazioni nazionali; un’Unione attiva in seno alle Nazioni Unite che difenda un sistema multilaterale disciplinato da regole, che sia orgogliosa dei propri valori e protettiva nei confronti dei propri cittadini, che promuova un commercio libero ed equo e una politica climatica globale positiva.

Perseguiremo questi obiettivi, fermi nella convinzione che il futuro dell’Europa è nelle nostre mani e che l’Unione europea è il migliore strumento per conseguire i nostri obiettivi. Ci impegniamo a dare ascolto e risposte alle preoccupazioni espresse dai nostri cittadini e dialogheremo con i parlamenti nazionali. Collaboreremo a livello di Unione europea, nazionale, regionale o locale per fare davvero la differenza, in uno spirito di fiducia e di leale cooperazione, sia tra gli Stati membri che tra di essi e le istituzioni dell’Ue, nel rispetto del principio di sussidiarietà. Lasceremo ai diversi livelli decisionali sufficiente margine di manovra per rafforzare il potenziale di innovazione e crescita dell’Europa. Vogliamo che l’Unione sia grande sulle grandi questioni e piccola sulle piccole. Promuoveremo un processo decisionale democratico, efficace e trasparente, e risultati migliori. Noi leader, lavorando insieme nell’ambito del Consiglio europeo e tra le istituzioni, faremo sì che il programma di oggi sia attuato e divenga così la realtà di domani. Ci siamo uniti per un buon fine. L’Europa è il nostro futuro comune.

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