Sinistra Italiana avvia la campagna referendaria per il No a Firenze, insieme a movimenti e associazioni. Intanto, Alfredo Reichlin annuncia il suo perentorio No alla riforma

Sinistra Italiana avvia la campagna referendaria per il No a Firenze, insieme a movimenti e associazioni. Intanto, Alfredo Reichlin annuncia il suo perentorio No alla riforma

Due giorni dopo che il presidente del Consiglio e segretario del Pd ha aperto qui la sua campagna referendaria, Sinistra italiana e tanti movimenti e associazioni scelgono Firenze per dare il via a quella per il No al referendum costituzionale del 4 dicembre. Lo fanno da piazza Ognissanti di Firenze perché, spiega Nicola Fratoianni, “questa non è la città di Renzi, ma una città con una grande tradizione democratica” che saprà dire no “alla riforma voluta dai potentati, dalle banche”, rincara Nichi Vendola, a chi pensa di cancellare la sinistra dal panorama politico italiano.

“Chi ha paura della democrazia? Noi No!’, il titolo della manifestazione organizzata da Sinistra Italiana. Ci sono tutti, anche se qualcuno, come Stefano Fassina, non sale sul palco e resta in piazza, tra il pubblico (“alcune migliaia”, dicono gli organizzatori). Gli applausi più forti scattano quando si richiamano i diritti delle persone o quando si parla dell’ex presidente della Repubblica Giorgio Napolitano e della sua difesa del Sì “Parole incomprensibili”, commenta Fratoianni mentre per Sergio Cofferati “è una posizione da rispettare ma non condivisibile”, e Vendola definisce quello di Napolitano “un protagonismo inusuale per un ex presiedente”. Si rivede a Firenze anche Pippo Civati. Il fondatore di ‘Possibile’ fu alla Leopolda, a fianco del rottamatore Renzi, nel 2010. E’ pronto a tornarci a novembre quando, a pochi giorni dal referendum, il premier riunirà i suoi per una nuova Leopolda: “sono pronto a un confronto, se lui accetterà”, assicura. Poi l’invito a chi in piazza oggi non c’è, alla sinistra del Pd e a Pierluigi Bersani: “vieni con noi, ti stiamo aspettando. A forza di pettinare le bambole, queste bambole hanno perso i capelli”.

Sul palco si alternano giovani, studenti medi e universitari, ma anche il presidente dell’Anpi di Firenze Ubaldo Nannucci, qualche consigliere comunale e il sindaco di Sesto Fiorentino Lorenzo Falchi, vincitore delle ultime elezioni in un comune che il Pd aveva sempre governato. A fianco delle bandiere di Sinistra Italiana, sventolano quelle contro la riforma della scuola. La sinistra ha voglia di tornare a contare, di dimostrare che si può dire No alla riforma di una Costituzione che garantiva i diritti dei lavoratori. Quei diritti, spiega nel messaggio inviato ai presenti il consigliere della Rai Carlo Freccero, che si vogliono cancellare con una riforma stesa “sotto le direttive della banca JP Morgan, che ha definito le Costituzioni dei paesi del sud Europa comuniste”, e una riforma elettorale, l’Italicum, “gemella della legge Acerbo di Mussolini, che concentrava il potere nelle sue mani”. Una riforma, per Vendola “la Boschi/Verdini”, che costringe il premier a cercare consensi “lontano da dove la gente sta piuttosto incazzata”. Il capogruppo alla Camera Arturo Scotto critica la diplomazia: “Non si erano mai viste le Ambasciate trasformate in comitati elettorali”, e chiude criticando gli ambasciatori che hanno partecipato alle manifestazioni per il sì in Sud America. “Se Renzi se ne andraà, come lui ha detto, il giorno dopo discuteremo” assicura Fratoianni, “ma non ci sarà il vuoto, ci sarà la democrazia”, non quella delle promesse, “del Ponte sullo stretto o dei voucher, ma quella dei diritti”.

Un lenzuolo lungo due metri per simboleggiare il nuovo articolo 70 della Costituzione, così come sarebbe modificato dalla riforma del governo: lo ha srotolato sul palco il consigliere comunale in Palazzo Vecchio, Tommaso Grassi. “Ci stanno prendendo in giro – ha detto Grassi – Ci dicono semplificheremo, ma in realtà la Costituzione diventerebbe una collana a puntate. State attenti, guardate che lenzuolo! con loro va in scena Il grande bluff”.

Intanto, nel Pd una voce autorevole annuncia il suo No alla riforma costituzionale. Si tratta di Alfredo Reichlin, storico dirigente comunista, fondatore del Pds, dei Ds e del Pd. Lo fa dalle colonne dell’Unità. “Considero disastroso questo referendum-plebiscito”, scrive Alfredo Reichlin, “E contro il bisogno di una svolta in senso più comunitario e di ricostruire il patto tra gli italiani del Nord e del Sud. Ecco perché sono arrivato alla conclusione che solo una vittoria del NO può consentire di riaprire il discorso sul futuro dell’Italia”.

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