Congresso radicale. Vince la continuità con l’eredità e il patrimonio politico di Marco Pannella

Congresso radicale. Vince la continuità con l’eredità e il patrimonio politico di Marco Pannella

Squadra degli “ortodossi” batte la squadra dei “quarantenni” per 178 a 79. Volendo si potrebbe chiudere così il quarantesimo congresso straordinario del Partito Radicale “giocato” dal 1 al 3 settembre all’interno del carcere di Rebibbia a Roma: 178 i voti raccolti dalla mozione presentata dal tesoriere del Partito Radicale Maurizio Turco, sostenuto da quella parte dello stato maggiore che negli ultimi mesi di vita di Marco Pannella si era stretto attorno al leader e letteralmente lo “accompagna” nel suo ultimo viaggio; “ortodossi” perché si richiamano esplicitamente alle “visioni” politiche di Pannella, e cercano di dare corpo alle ultime due iniziative prefigurate dal leader: la urgenza di una profonda riforma della giustizia, a partire dal carcere, da una parte; la codificazione in sede nazionale e internazionale del diritto civile e umano alla conoscenza. Questo l’impegno di cui si fanno carico i cosiddetti “ortodossi”: che più propriamente andrebbero definiti come un tempo: “pannelliani”.

L’altro gruppo, capeggiato da Marco Cappato, che appare in netta minoranza, guarda alla più pragmatica e meno “sognatrice” Emma Bonino: che per esempio è sempre stata piuttosto fredda per quel che riguarda le iniziative relative all’amnistia, non credendolo un obiettivo realizzabile; e al contrario di Pannella, ha sostenuto in prima persona l’impegno diretto di Radicali Italiani alle passate elezioni amministrative a Milano e Roma con liste autonome. Quelli che oggi vengono qualificati come “quarantenni” (alcuni suoi esponenti, Cappato appunto, o il segretario di Radicali Italiani Riccardo Magi effettivamente lo sono); ma forse andrebbero chiamati in altro modo, se è vero che fanno riferimento a Bonino (classe 1948); e a personaggi come Gianfranco Spadaccia (1935), e Roberto Cicciomessere (1946). Al di là del cliché giornalistico, il dato reale è costituito da questa profonda frattura che comunque da tempo covava all’interno del mondo radicale. Due diverse “visioni” che hanno in qualche modo convissuto, fino a quando Pannella è vivo, sia pure in modo precario. Contrasto che alla morte del leader si manifesta in  modo fragoroso. Frattura radicale, si può ben dire, anche se a un “profano” può risultare difficoltoso comprendere quale sia la posta in gioco.

Diciamo, consapevoli di come sia facile cadere in un certo semplicismo che sacrifica la complessità della “partita”, che il gruppo attorno a Cappato propone una politica più legata alla quotidianità di una agenda politica, al di là dei temi agitati, è fautore di una politica più tradizionale, “normale”, presenze e gioco di alleanze o contrapposizioni tradizionali, di una politica day by day. L’altro gruppo, quello appunto dei “pannelliani” (oltre Turco, Sergio D’Elia, Rita Bernardini, Antonella Casu, Maria Antonietta Farina Coscioni, Elisabetta Zamparutti), intenzionato a raccogliere l’eredità e il patrimonio politico lasciato dal leader. Significativo il commento di Turco, appena letti i risultati del voto: “Sono venuto qui per trovare dei compagni con cui condividere le lotte di Marco Pannella. Li ho trovati”. Perfetta sintesi di quello che nei prossimi giorni vedrà impegnati e, ha detto infine Turco.

Congresso straordinario, e per molti motivi che abbiamo già cercato di descrivere nei giorni scorsi. Aggiungiamo qualche altra riflessione. Il ministro della Giustizia Andrea Orlando è intervenuto nel primo giorno. Un intervento non formale, e si dirà che le sue sono parole; ma sono comunque parole impegnative, di peso: non accade tutti i giorni di sentire un ministro della Giustizia dire, davanti a una platea composta anche di ergastolani, che lui, di formazione marxista, prende coscienza della concretezza e della “durezza” di questioni come giustizia e carceri entrando nel ministero e dovendo misurarsi quotidianamente con la “teoria della prassi”; e di essersi reso conto (finalmente si potrà dire, ma “non è mai troppo tardi”)  di quanto sia essenziale una giustizia funzionante, e che si tratta non di questione di sovrastruttura, ma questione “sociale”; e di essere arrivato a questo approdo grazie a due persone: Pannella e papa Bergoglio. Non accade tutti i giorni di sentire il responsabile del Dipartimento dell’Amministrazione della Giustizia Santi Consolo dichiararsi a favore dell’abolizione dell’ergastolo. E il solo fatto che un partito politico, per quanto minuscolo in termini numerici, abbia scelto di fare la sua assise in un carcere è qualcosa che dovrebbe far riflettere commentatori e osservatori politici. Vedremo.

Per quel che riguarda lo specifico dei radicali. Forse, chissà, diciamolo con mille cautele: sono diventati maggiorenni? Orfani di Pannella, non hanno risentito neppure dell’assenza, vistosa, di Emma Bonino. Non si è presentata, non ha ritenuto di mandare neppure un messaggio rituale. Il congresso non ha battuto ciglio, incassa e digerisce l’assenza. Anzi, il gruppo che si rifà esplicitamente a Bonino è stato sonoramente sconfitto con un centinaio di voti di scarto. Quanto al “fare” da domani dei radicali, la bussola per orientarci è costituita dalla mozione approvata. Vengono riaffermati “principi e prassi, regole e connotati” del partito, puntigliosamente elencati: a) il principio dell’adesione individuale diretta; b) la regola senza eccezioni per cui si può iscrivere chiunque e nessuno può essere espulso per alcun motivo; c) il connotato nonviolento secondo il Preambolo allo Statuto; d) il connotato transnazionale o universale per vocazione, dimensione e finalità dell’agire politico organizzato; e) il connotato transpartitico secondo il principio della libertà di associazione e la prassi della doppia tessera.

Quali saranno i fronti di impegno? Quello che già vede impegnato il “Global Committee for the Rule of Law”, voluto da Marco Pannella e fondato con l’Ambasciatore Giulio Terzi di Sant’Agata, già ministro degli Esteri, e Matteo Angioli: “Il Comitato è un ulteriore, nuovo strumento per la lotta radicale, al quale hanno aderito personalità di tutto il mondo e che dovrà contribuire allo sviluppo e avanzamento della campagna per la transizione verso lo stato di diritto attraverso l’affermazione in sede ONU del diritto alla conoscenza”. Ancora: agli iscritti viene affidata “la prosecuzione della battaglia storica di Pannella per l’amnistia e l’indulto quale riforma obbligata per l’immediato rientro dello Stato nella legalità costituzionale italiana ed europea, premessa indispensabile per una Giustizia giusta improntata al diritto penale minimo, che sia resa in tempi equi e ragionevoli, da giudici terzi ed imparziali, equidistanti tra accusa e difesa”. Nell’immediato i radicali si mobiliteranno per una serie di iniziative che avranno il culmine “in una marcia da Regina Coeli a Piazza San Pietro il 6 novembre 2016, giornata del Giubileo dei carcerati”. Alla marcia per l’amnistia, intitolata a Pannella e papa Francesco, “il Congresso invita i cittadini, la comunità penitenziaria, i parenti dei detenuti, le associazioni e le personalità impegnate nella promozione dei diritti umani e civili”.

Attenzione ora a questo passaggio: “Il Congresso ribadisce la scelta federalista e per gli Stati Uniti d’Europa, unica alternativa ai nazionalismi antifederalisti e alla deriva burocratica dell’Unione Europea”. Significa, nel solco di Altiero Spinelli ed Ernesto Rossi, autori del Manifesto di Ventotene, opposizione netta alle tentazioni demagogiche, populiste e “nazionalistiche” stile Lega Matteo Salvini da una parte; ma anche consapevolezza che le insorgenti tentazioni di un’Europa delle piccole patrie non possono essere contrastate con richiami rituali e asfittici come quelli di leader che ritualmente si recano a Ventotene, o si producono in stanchi vertici bi o trilaterali. Dal punto di vista “organizzativo”, i radicali si danno come obiettivo quello di raggiungere entro il 2017 almeno tremila iscritti, una necessità dovuta non solo per l’allargamento della base su cui sviluppare l’azione politica. Sul partito grava anche un debito di circa un milione di euro da comare. Per tutto questo, il partito si affida a una sorta di comitato di salute pubblica composta dai venticinque membri della presidenza del congresso, che saranno coordinati da un “quadrunvirato” composto da Rita Bernardini, Antonella Casu, Sergio D’Elia e Maurizio Turco. A loro spetterà dare attuazione agli ambiziosi obiettivi politici, e alla non facile quotidiana gestione concreta degli “affari” del partito. Il fragile vascello radicale è uscito dalle colonne d’Ercole, e ora punta in aperto Oceano. Un equipaggio che ha deciso di continuare a navigare pur se il suo Capitano, che ha lasciata tracciata la rotta da seguire, non è più al timone. Comunque vada, è bene che quel vascello non sia rimasto a marcire alla fonda.

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