Rai militarizzata. Pronto il battaglione renziano per il referendum. Fnsi e Usigrai: “Pura lottizzazione”. Comitato per il “no”: “Un golpe, gioco sporco”. Vigilanza: dimissioni dei Pd Gotor e Fornaro

Rai militarizzata. Pronto il battaglione renziano per il referendum. Fnsi e Usigrai: “Pura lottizzazione”. Comitato per il “no”: “Un golpe, gioco sporco”. Vigilanza: dimissioni dei Pd Gotor e Fornaro

L’impresa è stata compiuta. La Rai viene occupata militarmente, con il voto a maggioranza del Cda, 6 a 3, dalla squadra formata dal direttore generale, Campo Dall’Orto, l’uomo di fiducia di Renzi, uno degli organizzatori della Leopolda e dalla presidente Monica Maggioni. L’obiettivo di Renzi era uno e uno solo: eliminare Bianca Berlinguer per eliminare l’immagine di un telegiornale che nella storia travagliata della Rai aveva mantenuto la schiena dritta credendo davvero nel ruolo dell’informazione come fonte della conoscenza dei cittadini, nel pluralismo, nella libertà dei giornalisti. L’operazione è stata compiuta, strano a dirlo, anche grazie al presidente della Commissione di vigilanza, il grillino Roberto Fico, il quale ha respinto un ordine del giorno presentato all’inizio della seduta dal senatore della minoranza Pd, Federico Fornaro nel quale si invitava il dg e il consiglio di amministrazione a non procedere alla votazione sul piano news e alle nomine prima di aver ricevuto un atto di indirizzo da parte della stessa Vigilanza. Alla richiesta si sono associati Gasparri e Brunetta di Forza Italia, Fratoianni di Sinistra Italiana, Rampelli di Fratelli d’Italia, Airola del M5s e Crosio della Lega.

Dà una mano all’operazione il grillino presidente della Vigilanza

Roberto Fico, inopinatamente, suscitando la protesta dei presentatori cui aveva aderito il parlamentare del M5S, ha detto: “Così come è formulato non lo posso mettere al voto. La Vigilanza non ha potere sulle nomine” ed ha dato il via libera all’operazione voluta dal premier. Nella proposta presentata da Fornero non si interveniva sul meccanismo di formazione delle nomine, si chiedeva solo di dar modo alla Commissione di esprimere un atto di indirizzo come è nei suoi compiti prima della votazione del piano news e delle nomine. “Scelta pilatesca e burocratica”, affermavano Fornaro e Gotor i quali, votate le nomine dal parte del Cda Rai si dimettevano dalla Commissione. I due senatori della minoranza, bersaniani, citavano l’intervista di Enrico Berlinguer a Scalfari di 35 anni fa. “Nel 1981 Berlinguer denunciava l’occupazione da parte dei partiti di governo delle principali istituzioni dello Stato, Rai compresa. Ci dissociamo da uno stile e da un costume politico che non ci appartiene e coerentemente rassegniamo le nostre dimissioni dalla Commissione di vigilanza Rai”. Nel merito delle nomine nei tg affermavano “che rappresentano una decisione assunta in assenza di un nuovo progetto sull’informazione dell’azienda. Una decisione che risponde unicamente a logiche di normalizzazione di occupazione governativa del servizio pubblico, in forme per molti versi inedite e in contrasto con il principio costituzionale del pluralismo culturale e politico Si sono purtroppo confermate le nostre preoccupazioni già sollevate in occasione della nomina dei vertici Rai dello scorso agosto”.

Votano no Freccero e consiglieri del centro destra. Tentennamenti Pd. C’è anche chi dimentica la sua storia

La riunione della Commissione terminava a tarda ora della notte, anzi dopo le due del mattino, Rai Parlamento non dava la diretta. Provvedeva Radio radicale a fare le veci del servizio pubblico. Passavano poche ore e si riuniva il Consiglio di amministrazione. Cinque ore di discussione, non si sa bene di cosa visto che il piano editoriale è di fatto inesistente. Alla fine il voto a maggioranza con tre no di Carlo Freccero, indicato dal M5S, Arturo Diaconale e Giancarlo Mazzuca, giornalisti vicini al centrodestra. A favore i consiglieri della maggioranza fra cui Rita Borioni (vicina a Matteo Orfini) e Franco Siddi esprimevano critiche sui tempi e metodi della scelte dell’amministratore delegato. Ma più in là non andavano. Siddi in particolare che è stato uno dei massimi dirigenti del sindacato dei giornalisti, alla testa proprio di tante lotte contro la lottizzazione della Rai, dimenticava il passato. Cose che capitano. A favore la truppa renziana e assimilati, Guelfo Guelfi Pd, già Lotta continua, il centrista Paolo Messa, la presidente Monica Maggioni e il consigliere indicato dal Tesoro Marco Fortis. E’ finita 6 a 3. I nomi quelli noti a tutti: via Bianca Berlinguer dalla direzione del Tg3, arrivo di Luca Mazzà, vice al Tg 3, il quale era stato vice del direttore di Rai 3, con la delega a programmi come Ballarò di Giannini, uno degli epurati dell’era Dall’Orto. Costui, Mazzà, è noto per una frase celebre: “La trasmissione di Giannini è poco renziana”. O giù di lì. E non era una battuta. La Colucci di orientamento originale forzitaliota, prende il posto di un incolpevole Marcello Masi. Questa nomina comporta lo spostamento ad altro incarico del suo compagno, Mucciante, direttore di Radio Rai. Problemi di famiglia. Infine Andrea Montanari al Gr e Nicoletta Manzione alla guida di Rai Parlamento. Mario Orfeo è confermato alla direzione del Tg1. “Una brutta pagina”, commenta a caldo Cuperlo. Lo stesso vicesegretario del Pd, Guerini smentisce la vulgata renziana secondo cui Renzi non avrebbe mai mosso un dito e afferma: “Le nomine Rai? Chiedete al governo”.

 Sindacato dei giornalisti: Come nei momenti più bui della Prima Repubblica

Durissima la reazione della Federazione della Stampa e del sindacato Usigrai. “È ormai evidente che non esiste nessun piano. Così come è chiaro che esisteva solo la necessità di occupare nuove poltrone. Non cadremo certo nella trappola di parlare di questo o quel direttore. Quello che ci interessa è che si chiamino le cose con il loro nome: occupazione di posti e pura lottizzazione. Questo è stato deciso dal Direttore generale e votato oggi, per di più a maggioranza, dal Cda della Rai”, scrivono le due sigle sindacali in una nota. “La scelta di interni, più volte da noi chiesta, non ci fa cambiare idea: noi abbiamo sempre detto che volevamo prima un progetto, per poi individuare i profili adatti. Da oggi è svelato pubblicamente il bluff di chi, al vertice dell’azienda come in consiglio di amministrazione, è arrivato come sedicente innovatore e si è rivelato per quello che è: conservatore, reazionario, come nei momenti più bui della Prima Repubblica”.

Comitato per il “no” al referendum: Non c’è spazio per voci fuori dal coro. Ma è anche segno di debolezza

Non le manda a dire il Comitato per il “no” nel referendum costituzionale, parla di “ gioco sporco dei renziani”, di un “vero e proprio golpe messo a segno nella Rai, pur di vincere il referendum come mai si era visto ai tempi della Prima Repubblica e nemmeno dell’ era berlusconiana”. “Con ogni evidenza – prosegue la nota – si vuole avere un’informazione totalmente allineata e assuefatta alle ragioni del sì, dove non ci sia spazio per qualsivoglia voce fuori dal coro. Così la partita referendaria ne risulta ‘truccata’, con buona pace dei diritti costituzionali dei cittadini. Diritti di cui è supremo garante il presidente della Repubblica, al quale ci siamo infatti appellati come Comitato per il No. Ma tutto questo è, a ben vedere, anche un segno di debolezza da parte di chi, evidentemente, non ha più molti argomenti a difesa della bontà di una riforma che più la conosci più la eviti. Appare poi paradossale il fatto che mentre si fa scattare il repulisti nella Rai si dica che bisogna discutere nel merito della riforma e che i cittadini devono andare a votare informati. Suona come una presa in giro. Finisce che, ridendo e scherzando (si fa per dire) oltre ai 47 articoli della Costituzione viene ‘rottamato’ anche l’articolo 21”.

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