UE. In corso il vertice europeo con la Turchia, che pretende sempre di più. Intanto, la Grecia resta sola, tra rabbia e solidarietà

UE. In corso il vertice europeo con la Turchia, che pretende sempre di più. Intanto, la Grecia resta sola, tra rabbia e solidarietà

Cosa potrebbe attendersi la Grecia dal vertice europeo di lunedì 7 marzo, tra la UE e la Turchia, dedicato interamente alla crisi dei migranti e sollecitato da Angela Merkel? Nikolas Papastratou, docente che ha partecipato domenica alla raccolta fondi per i rifugiati, in piazza Syntagma, afferma: “nulla. L’Europa ci ha sacrificati. Ha scelto di negoziare con la tanto democratica Turchia, e di armare le frontiere dei meravigliosi regimi macedone e serbo per trasformarci in un immenso campo alla periferia dell’Europa”. Dopo aver aiutato il comitato a raccogliere denaro, viveri, latte in polvere, saponette e vestiario per i poveri rifugiati, il professor Papastratou ha aggiunto: “Tutti parlano della nostra solidarietà, ma abbiamo scelta? Lo stato greco non ha i mezzi per affrontare la crisi. Se non li aiutiamo noi, se non ci mobilitiamo per dar loro un pasto, come credete che vivranno, coi loro bambini? La società imploderà. Se io non potessi dar da mangiare ai miei figli, mi metterei a chiedere l’elemosina. Perché loro no?”.

Accanto a lui, decine di volontari occupati a riempire di latte i biberon si fermano per un istante. “Questo vertice” dice desolata Sofia, una signora di 61 anni, “è solo polvere negli occhi, serve solo per legittimare la chiusura delle frontiere decisa dagli stati che non fanno parte della UE. Ci danno pochi spiccioli di euro per gli aiuti umanitari, per diventare un gigantesco campo. Per tutta la vita, ho lottato per l’Europa unita e l’euro. Perfino la scorsa estate, quando qualcuno avrebbe voluto sbatterci fuori dall’euro, ho militato, insieme coi miei figli e la mia famiglia, per la coesione europea. Ma ora? Mi sento totalmente tradita. È questa l’Europa delle chiacchiere, della retorica e dell’estrema destra? Che senso ha?”.

La rabbia dei Greci, che si mobilitano senza sosta, per aiutare i rifugiati, è sempre più evidente. Ma questa solidarietà non è più sufficiente, per i numeri straordinari degli sbarchi, e dei morti in mare. Oggi, sono quasi 35.000 i rifugiati ammassati da nord a sud della Grecia, nei campi improvvisati della frontiera con la Macedonia, a Idomeni, o nelle isole del mar Egeo, in condizioni disperate. Il viceministro greco alla Difesa, Dimitris Vitsas, ha promesso la creazione urgente di 16.500 nuovi posti di accoglienza in tendopoli. Il ministro per le politiche migratorie, Yiannis Mouzalas, prevede che almeno 100.000 rifugiati si troveranno a chiedere ospitalità in Grecia nelle prossime settimane, se le cose non cambieranno.

Con questi sentimenti contrastanti di emergenza solidale e di rabbia, il premier greco Alexis Tsipras ha dovuto affrontare il vertice europeo di lunedì a Bruxelles. Prima di partire, aveva chiesto ai leader delle principali forze di opposizione di elaborare una posizione comune da difendere a Bruxelles: esigere che il processo di rilocalizzazione venga accelerato, esigere che la Turchia rispetti gli accordi bilaterali di riammissione del 2001 che consentono di rinviare sul suolo turco i migranti economici, ridurre il flusso degli sbarchi nel mar Egeo e penalizzare gli stati europei (Austria, Serbia, Croazia, Slovenia, Macedonia) che hanno deciso in modo unilaterale di chiudere le frontiere lo scorso 21 febbraio.

Tsipras ha affermato a Bruxelles: “gli accordi che non vengono rispettati non sono accordi. È incredibile che a noi venga chiesto di rispettare le virgole degli accordi che ci legano all’Europa, nel quadro del piano di austerità che applichiamo dalla scorsa estate, mentre si concede all’Austria o alla Croazia di violare ostentatamente e sfrontatamente le conclusioni del Consiglio europeo”. Il governo greco ha richiamato l’Europa a scegliere la strada della solidarietà e della coesione, ma sembra che la chiusura della rotta balcanica abbia poche chance di essere rivista. Non resta altro da fare che implorare e pagare la Turchia per la riduzione dei flussi in entrata. Ogni giorno, provenienti dalla Turchia, sbarcano sul suolo greco tra 1500 e 3000 rifugiati. E solo domenica in un naufragio nell’Egeo sono morte 25 persone, tra le quali alcuni bambini.

Intanto, da fonti diplomatiche si apprende che nella riunione preparatoria del vertice, nel faccia a faccia tra la Merkel, il premier olandese Rutte e il premier turco Davutoglu, la posta economica si è improvvisamente alzata. Sembra che il premier turco abbia detto che i 3 miliardi promessi dalla UE alla Turchia non bastano per fermare migranti economici e profughi siriani. La Turchia ne ha chiesti almeno 20, di miliardi di euro, ed ha cercato di imporre anche la concessione dei visti dei paesi UE ai cittadini turchi a partire da giugno, e non da ottobre. Merkel e Rutte hanno tuttavia fatto concessioni sui visti, ma non sull’aumento a 20 miliardi della dotazione alla Turchia, e hanno sollevato la gravissima questione della libertà di informazione in Turchia. Nella notte tra lunedì e martedì si saprà quali saranno le concessioni della UE alla Turchia.

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