Stepchild adoption. Gli assurdi divieti dei crociati dell’intolleranza

Stepchild adoption. Gli assurdi divieti dei crociati dell’intolleranza

Tutelare i diritti del minore, dell’indifeso; è lui, che innanzitutto va garantito. Chi non è d’accordo? È una minore che va tutelata e difesa, anche la ragazzina infagottata e con le palpebre chiuse, magari imbottita da chissà cosa perché se ne stia per ore imbambolata, immobile, sotto il sole o il gelo, mentre chi la tiene tra le braccia chiede uno spicciolo in lingua incomprensibile. Quel minore, quell’indifeso è lì in una strada del centro, passano in mille ogni ora, e ci sono vigili, poliziotti, carabinieri. Perché quel minore non viene sottratto a quel destino, perché non c’è un’assistente sociale che interviene, che pone fine a quella barbarie? Mai visti un ragazzino o una bambina che a mani nude frugano nei cassonetti della nostra immondizia, alla ricerca di qualcosa da portare nel “campo”, e che poi sarà rivenduta a chissà quale riciclatore? Frugano e smucinano, e ti chiedi: come mai non muoiono fulminati, come mai non si infettano? A forza di far quello che fanno hanno acquisito degli invincibili anticorpi contro qualunque virus, qualsiasi letale pandemia?

I fruga-rifiuti, infanzia negata, vittime di mille malattie, garanzie violate

Balle. Un ricercatore serio che abbia lavorato tra quell’infanzia negata, vi dirà che non ci sono anticorpi: hanno, purtroppo, mille batteri al loro interno, “tic-tac” micidiali che lavorano nel loro organismo: sono vittime di mille malattie gravi e inesorabili. Bene, non sono anche loro, quei fruga-rifiuti, minori con diritti, garanzie violate? Eppure li sentite mai fiatare su questo, quei cuori nobili che rispondono ai nomi di Eugenia Roccella e Gaetano Quagliariello, Maurizio Sacconi e Roberto Formigoni, i Massimo Gandolfini e i Mario Adinolfi dei “Family day”? E di quelle migliaia di bambini che approdano nelle nostre coste dopo aver cercato scampo alle guerre e alle stragi dei loro paesi, e letteralmente “svaniscono”, preda della criminalità organizzata e di ogni tipo di sfruttamento…hanno mai detto un qualcosa? No, di quell’umanità dolente e silente, non si occupano e preoccupano.

Loro sono impegnati nella difesa dell’ovulo. Del Feto. Compilano instancabili elenchi di assurdi NO, di severi e occhiuti divieti; per loro la vita non mortifica a sufficienza da sola: devono aggiungere il loro carico; quello che per loro è peccato deve essere automaticamente, e per tutti, reato, anche se non c’è vittima, anche se non c’è danno. Vivono per proibire; proibiscono per vivere.

Eppure è tutto così semplice, o forse, proprio perché tutto è così semplice?

Dal gesuita Bartolomeo Sorge una lezione ai crociati dell’intolleranza

Una lezione a quei crociati dell’intolleranza viene in queste ore da un gesuita. No, non lui, non quel Francesco venuto “da quasi la fine del mondo”. È un altro, il gesuita in questione, si chiama Bartolomeo Sorge, è stato direttore de “La Civiltà Cattolica”, per anni direttore dell’Istituto di formazione politica “Pedro Arrupe” di Palermo. “Lo Stato è laico. La Costituzione è laica. Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge”, dice Sorge. “Era intollerabile che i diritti personali degli omosessuali che vivono in coppia non fossero tutelati giuridicamente”; e ancora: “Vivere uniti rispettandosi diversi. E’ la sfida del ventunesimo secolo”. Capito, Angelino Alfano, Pier Ferdinando Casini, Carlo Giovanardi, Giorgia Meloni? Non è Gaetano Salvemini, non è Benedetto Croce, non è neppure Marco Pannella. È il gesuita Bartolomeo Sorge.

Il  cavallo di battaglia dei nuovi zuavi, la “maternità surrogata”

Il nuovo cavallo di battaglia di questi zuavi neppure più riconosciuti dal Vaticano è il NO alla cosiddetta “stepchild adoption”. Bisogna, dicono, regolare (ancora? Di più?) la “maternità surrogata; soprattutto bisogna mantenere il divieto attuale di commercializzazione dell’utero. In questi giorni se ne leggono e sentono di ogni tipo. Ma resta in attesa di risposta la domanda di una madre che dice: “Posso aiutare mia figlia donandole un rene, in caso di necessità. Non posso aiutarla e mettere al mondo la sua creatura. Perché?”. Si trovi, per favore, una risposta alla domanda di questa donna. Non si dica che è un caso raro. Anche di questi casi occorre farsi carico e provvedere. Non si risponda perché “non è naturale”, perché il catalogo delle cose che un tempo si consideravano innaturali e ti conducevano al rogo è infinito. Lo stesso Gutenberg, inventando quella cosa “innaturale” che è la stampa a caratteri mobili si salva perché ha l’accortezza di per prima cosa stampare la Bibbia.

Gli Alfano e le Binetti non sono maggioranza neppure nel mondo cattolico

Così, mentre le piazze tornano a riempirsi perché l’attuale legge sulle unioni civili non basta e giustamente si chiedono nuovi spazi di libertà e facoltà, ecco che occorre davvero uno slancio, e smettere di giocare in difesa, parando i colpi dell’avversario. Gli Alfano e le Binetti non sono maggioranza neppure nel mondo cattolico e dei credenti. Parlano di sfruttamento del corpo femminile, di pratiche abominevoli: è ora di dire chiaro e forte che le risposte a questi rischi, certo possibili, sono le regole, non i divieti. Nessuno predica e auspica lo sfruttamento degli esseri umani. Non c’è dubbio che per quel che riguarda la gestazione per altri hanno luogo casi di sfruttamento, bisogna trovare efficaci “paletti” di contrasto: le buone leggi servono anche a questo. Ma una donna che sceglie di fare quello che vuole del proprio corpo, non è sfruttamento: è una decisone legittima.

Si tratta, oltretutto, di divieti di carta, inefficaci, inutili. Nascondere la testa sotto la sabbia non serve a nulla: la scienza consente la gestazione per altri, e in alcuni paesi è pratica che si fa alla luce del sole. Vietato in Italia? Chi può si arrangia e va all’estero. Come a suo tempo accadeva per l’aborto. È questa la soluzione? Non è meglio regolare con norme chiare e pratiche? Oltretutto non è neppure molto chiaro che cosa si finisce con il punire.

La fecondazione eterologa è consentita. L’utero surrogato punibile se commercializzato

In Italia la fecondazione eterologa è consentita, dal 2014. L’utero surrogato è punibile se è commercializzato. Senza è lecito, ma bisogna ricorrere a un giudice che lo dica.

Si ha un’idea di quante siano le coppie che non hanno i mezzi per andare all’estero, e chiedono “semplicemente” una legge più chiara? Forse tanti difensori di non si capisce bene quale famiglia, si dovrebbero prima informare un po’; e mostrare di avere una briciola di quella misericordia che dovrebbe guidare tutti i comportamenti umani. Esistono, al riguardo, normative all’estero che potrebbero costituire delle “guide”, dei possibili modelli; ed anche in Parlamento già sono state presentate proposte di legge di ispirazione radicale grazie a parlamentari di vari schieramenti che hanno “firmatari” non in affitto convinti che la questione debba trovare una soluzione e vada finalmente discussa e non elusa.

Proposte di legge di ispirazione radicale già in Parlamento

Proposte di legge che prevedono “l’accesso” alle sole donne economicamente autosufficienti, con un reddito documentabile, e già mamme; e i gameti non possono essere i suoi. Questo proprio per evitare il rischio paventato di commercializzazione e sfruttamento. Quanto al bambino diventa subito figlio legittimo della coppia: non c’è alcun rapporto giuridico con la donna. Si firma un consenso che diventa irrevocabile dopo il trasferimento dell’embrione in utero: la donna si impegna a non vantare nessun diritto sul bambino, la coppia si impegna a esercitate la patria potestà e tutti i diritti connessi alla genitorialità e a non disconoscere il bambino. Una procedura accessibile per coppie anche dello stesso sesso, e single in età potenzialmente fertile. Infine, si verrebbero anche a sanare tutte le situazioni preesistenti, che riguardano figli già nati con la gestazione per altri.

Il ministro della Salute, Lorenzin, ha già detto no. Spieghi il perché

Il ministro della Salute Beatrice Lorenzin ha già espresso la sua contrarietà. Legittimo convincimento, per carità. Si dovrebbe tuttavia chiederle ragione di questo suo NO. Perché è contraria all’idea che una coppia dello stesso sesso abbia dei figli? Perché pensa che se si hanno malattie che impediscono di procreare, non bisogna superare i limiti della natura anche se la scienza consente di farlo? Non vale per tutto, questo “naturale”, dalla cura di un raffreddore al dono di un rene?

Alla fine, perché non discuterne, non confrontarsi, non esporre le proprie opinioni alla luce del sole, e consentire al cittadino di potersi formare una sua idea? Chi ha paura della “conoscenza”? Perché è questo che ancora una volta accade: tanto urlare, tanto polverone, tanta confusione, tanti discorsi a vanvera, demagogia e gazzarra. La nostra ignoranza è il loro potere.

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