“Roma non si vende”. In 20mila alla manifestazione della Coalizione sociale al Campidoglio

“Roma non si vende”. In 20mila alla manifestazione della Coalizione sociale al Campidoglio

In ventimila hanno partecipato alla manifestazione “Roma non si vende” rispondendo all’appello lanciato dalla coalizione sociale di cui diamo conto di seguito. Al corteo hanno partecipato associazioni territoriali, centri sociali, movimenti per la casa, coop sociali, sindacati di base, comitati di quartiere, attivisti per l’acqua pubblica, educatrici dei nidi. Fra i partecipanti anche Stefano Fassina, candidato sindaco al Comune di Roma. È una manifestazione importante per i beni comuni, per l’acqua pubblica, per dire no alle trivelle,votando si al referendum il 17 aprile, affinché il patrimonio di Roma non venga più privatizzato ma utilizzato per fini sociali.

Tanti gli slogan nel corteo che da Piazza Vittorio, con in testa uno striscione “Decide Roma, decide la città” è arrivato alla Piazza del Campidoglio. Slogan che viaggiano anche sul web come “Venderesti tua nonna?” e accanto la foto della Sora Lella. “Venderesti tua madre?” insieme alla lupa capitolina. “Venderesti il tuo capitano?”, ed ecco il ritratto il ritratto di Francesco Totti.

Passano quasi sotto silenzio, grazie in particolare alla stampa compiacente, al silenzio delle forze politiche di governo, le iniziative prese dal prefetto commissario Tronca che impone misure di politica economica e sociale, una sorta di “austerità”, che  stravolge la vita della città, colpisce i lavoratori, i cittadini. Misure contenute nel Documento unico di programmazione (Dup) firmato dal prefetto. La denuncia arriva dalla Coalizione sociale, che ha promosso per sabato 19 marzo una manifestazione con un corteo che partirà da piazza Vittorio alle ore 16, rivolgendo un appello ai cittadini, alle forze del sindacalismo di base e conflittuale, ai movimenti per il diritto all’abitare, le cooperative sociali, le realtà dei lavoratori autorganizzati. Una manifestazione, è scritto, “nella quale ogni cittadino si senta coinvolto, per un percorso partecipato, espansivo e, soprattutto in divenire. Perché non vogliamo farci s-Troncare, ma vogliamo vivere in una città in cui fioriscano i diritti”.

Con la gestione prefettizia un nuovo equilibrio che supera le istituzioni democratiche

 L’appello parla di un “nuovo equilibrio che si è stabilito a Roma che supera le istituzioni democratiche e applica attraverso la gestione prefettizia le ricette decise dal governo Renzi e dall’Europa. Il Dup (Documento unico di Programmazione) firmato da Tronca è un concentrato di queste misure: imposizione di tagli lineari, privatizzazione dei servizi, alienazione del patrimonio pubblico sacrificando sull’altare del debito di Roma Capitale i beni, gli spazi e i servizi pubblici della città”. Rivolgendosi alle forze politiche si sottolinea che il documento del Commissario “lascia pochi margini di manovra a chi si candida a governare Roma e poche speranze ai romani sempre più privati di servizi essenziali”. In sintesi le misure previste dal Dup: imposizione di tagli lineari, privatizzazione dei servizi, alienazione del patrimonio pubblico.

Il Documento programmatico, trappola cieca dell’obbedienza  al governo

“Il Dup – recita l’appello – rappresenta bene la gabbia di una città incastrata fra una politica istituzionale clientelare e corrotta incarnata dalle giunte degli ultimi anni, e la trappola dell’obbedienza cieca al patto di stabilità. Una gabbia che non lascia spazio alla democrazia, ma che al contrario traduce la fase di eccezionalità, iniziata con Gabrielli a seguito dello scandalo di Mafia Capitale, in fase di normalizzazione dell’era Tronca. Il risultato è una città governata da un gruppo di prefetti i quali, protetti dalla loro veste di ‘tecnici’, hanno il compito di applicare il principio di austerità senza se e senza ma, sancendo la priorità dei vincoli di bilancio rispetto alla garanzia dei diritti fondamentali.”

Un quadro molto preoccupante riguarda le condizioni di lavoro con “l’imposizione incondizionata di sacrifici imposti ai lavoratori ed alle lavoratrici delle aziende partecipate di Roma Capitale con il conseguente blocco della contrattazione, le minacce di inutili privatizzazioni con contestuale licenziamento di migliaia di lavoratori precari come nel caso di educatrici, maestre, lavoratori dell’accoglienza e dei canili comunali, il lavoro notturno non più retribuito, la negazione sia del riconoscimento della clausola di salvaguardia sociale che l’accesso alla cassa integrazione sono gli esempi più lampanti della pericolosa precipitazione della gestione Tronca. Tutti ciò mentre nello stesso DUP si certifica una carenza di personale pari ad 8.000 unità e gli organi di stampa conducono una campagna denigratoria nei confronti dei lavoratori capitolini, ATAC ed AMA in primis, tacciandoli di fannullaggine”. Ancora, si citano le  centinaia di sfratti per morosità incolpevole, le minacce di sgomberi per spazi democratici, che colpiscono non solo centri sociali e le occupazioni abitative, ma associazioni, coworking, comitati, e tante altre micro-realtà cui  nei territori  si risponde con assemblee molto partecipate.

L’appello conclude con il “bisogno di una risposta cittadina, ampia, partecipata, per imporre una svolta al pericoloso tentativo di riscrittura di Roma”  mentre Tronca e i suoi tecnici “scorrono i tasti sulla calcolatrice della vendita delle nostre vite”.

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