“La meglio Roma” con Fassina per elaborare il programma. Primarie Pd a rischio flop a Roma e Napoli. M5S ricorsi sul voto. Destra: Storace, “Un gran casino”

“La meglio Roma” con Fassina per elaborare il programma. Primarie Pd a rischio flop a Roma e Napoli. M5S ricorsi  sul voto. Destra: Storace, “Un gran casino”

“La meglio Roma”, è questo uno degli slogan più efficaci della campagna elettorale di Stefano  Fassina, candidato di Sinistra Italiana-Sel a sindaco della capitale. Sarà il filo conduttore dell’assemblea che si svolgerà sabato mattina a partire dalle ore 10 al teatro Quirino. “Proseguiamo il percorso partecipato per la costruzione di un programma con profonde radici sociali mentre – afferma Fassina – gli altri si occupano di polemiche politiche, noi ci concentriamo sulla città, sulle proposte  per  rendere moderna la capitale, efficiente ed inclusiva. Insieme a tanti uomini e tante donne impegnate per i beni comuni lavoriamo per la ricostruzione morale, economica e amministrativa di Roma”.

“C’è una classe dirigente romana pigra – dice – che continua a pensare che Roma possa galleggiare tra un Giubileo e un’Olimpiade, invece Roma deve trovare una vocazione all’altezza di una Capitale del 21esimo secolo”.  In una recente intervista all’agenzia Dire ha sottolineato che “si sono definitivamente chiusi i motori che negli ultimi 50 anni hanno segnato lo sviluppo romano e cioè la spesa pubblica facile, l’edilizia espansiva e la connessa rendita immobiliare. Dobbiamo puntare sulla vera ricchezza di Roma, la cultura, il patrimonio artistico, archeologico, paesaggistico e quindi il turismo e l’enorme serbatoio di competenze delle università che va messo in connessione con la manifattura di qualità che c’è sulla Tiburtina o all’Eur. Poi ci sono i servizi ad alto valore aggiunto, l’agricoltura bio e sostenibile perché Roma è anche il più grande comune agricolo d’Europa. Dobbiamo reinventare diversi motori di sviluppo qualificato e di integrazione sociale che valorizzino le specificità uniche della Capitale”.

Il fallimento della politica a Roma ha il responsabile numero uno nel Pd

“Il fallimento della politica a Roma – prosegue Fassina – ha il responsabile numero uno nel Partito democratico, che ha rotto la Giunta di centrosinistra a luglio scorso espellendo la sinistra. Il Pd a fine ottobre è andato poi dal notaio per firmare con il centrodestra la fine dell’esperienza Marino. Il fallimento ha un nome e cognome”. E la rottura del centro sinistra in Campidoglio ha avuto riflessi anche nei Municipi. Sinistra italiana-Sel è uscita dalla maggioranza nel Municipio XIV, “un atto di coraggio e coerenza – afferma Massimo Cervelini, senatore di Sinistra italiana-Sel – che auspico possa aprire una seria riflessione rispetto ad una fase politica complessa, che dobbiamo affrontare nella prospettiva delle imminenti sfide che ci attendono per Roma. Occorre una forte discontinuità rispetto alle politiche e alle pratiche dell’ultima stagione del centro-sinistra”.

Cervellini: L’obiettivo è ritrovare lo spirito alla base di “Roma bene comune”

“L’obiettivo è ritrovare lo spirito e la condivisione che erano alla base della coalizione Roma Bene Comune, le nostre radici che affondano nel terreno della legalità e della buona amministrazione, l’entusiasmo della partecipazione attiva dei cittadini alla qualità dei servizi comuni. L’esperienza recente di tanti eccellenti amministratori, spesso lasciati soli nella gestione di territori complessi, senza poteri né risorse, non può essere dispersa: deve trovare nuovi percorsi per incanalarsi in una nuova fase costruttiva per Roma, che parta dalla concretezza mai disgiunta dalla speranza. Da questo humus dobbiamo ricominciare – sottolinea – per aprire una fase costituente, per strutturare il nostro programma per la città: sono necessarie una forte innovazione e grandi capacità di ascolto. Solo facendo tesoro delle nostre esperienze – di lotta e di governo, sul territorio e all’interno delle istituzioni, sempre al fianco delle persone – possiamo ritrovarci tutti insieme a ritessere le trame della città che ci appartiene e che vogliamo ricostruire: efficiente nei servizi, solidale con chi è in difficoltà, competitiva con le proprie risorse, di respiro europeo sui diritti. È anche questo il senso da dare alla nostra piena partecipazione, domani, all’Assemblea cittadina al Teatro Quirino con Stefano Fassina: iniziare, tutti insieme, un nuovo percorso per Roma”.

Primarie Pd a Napoli: polemiche roventi, candidata di Renzi contro Bassolino

E gli altri che fanno? Proprio domenica si svolgeranno le primarie del Pd a Roma e a Napoli.  Vediamo subito un flash sul capoluogo campano. I dem sceglieranno il candidato sindaco fra polemiche roventi. Solo all’ultimo minuto  fra i candidati Pd è comparsa una renziana, una parlamentare che si chiama Valeria Valente. Dovrebbe essere lei a competere con  Antonio Bassolino il quale non ha preso molto bene questa candidatura. La Valente, dice l’ex sindaco, stava nella stanza accanto alla sua, insieme erano impegnati in una associazione per il Sud. Sempre Bassolino afferma che lei non gli ha mai detto della sua intenzione di candidarsi, contro di lui in particolare, che viene considerato suo padre  putativo. Poi ci sono storiacce di camorra e cose simili. Dall’altra parte c’è De Magistris, sostenuto da dieci associazioni. Con il sindaco uscente c’è anche Sinistra italiana-Sel.

Anche a Napoli come a Roma la preoccupazione del Pd è quella relativa al numero di persone che si recheranno ai seggi. Nel capoluogo partenopeo il clima di rissa, Bassolino non ha partecipato neppure ad un faccia a faccia, tiene lontano i cittadini.  Del resto le  precedenti primarie furono annullate. Di programmi praticamente non si è quasi mai parlato. Bassolino da questo punto di vista è un profondo conoscitore dei problemi della città, della Regione. Ma i sondaggi danno per favorita la Valente sostenuta dal partito. L’ex sindaco, dicono i suoi avversari, il gruppo dirigente del Pd, si è autocandidato. Tradotto: non ha promesso niente a nessuno.

Roma. Primarie nell’indifferenza generale, anche da parte dei candidati

Nel Pd romano le primarie fanno venire la pelle d’oca al commissario presidente del partito, Orfini Matteo. Il partito è frantumato, nei nuovi circoli, quelli decisi dal commissario, le primarie non sono neppure percepite. I candidati non riescono a suscitare interesse, non hanno rapporti con i cittadini, non hanno un programma. La  sfida, se così si può dire, è fra sei personaggi in cerca di autore. Nessun confronto pubblico. Una comparsata a Raitre. Poi un’altra nel chiuso del Nazareno, in cui i giornalisti presenti hanno dovuto sollecitarli. “Va bene il fair play, ma nessuno ha ancora chiesto repliche”, nessun confronto, ognuno ha detto la sua. Tanto che una giornalista ha detto: “I candidati siete voi, per me potete anche votarvi a vicenda”.

Nella capitale incombe lo “spirito” di Verdini, lui fa l’indifferente, ma i suoi  ci sono

In realtà su queste primarie incombe uno “esterno”. Si chiama Verdini. Certo lui non voterà, non si presenterà ai seggi, ma qualcuno, forse anche tanti, dei suoi, ignoti, potrebbero presentarsi, firmare, pagare i due euro e votare. Per  Roberto Giachetti,  radicale con tessera Pd, vicepresidente della Camera, voluto da  Renzi. Il suo avversario è Roberto Morassut, già assessore nella giunta capitolina con Rutelli sindaco. Di programmi non si parla. Giachetti lo teorizza. L’incubo è dato anche a Roma da quanti andranno a votare. Puntano perlomeno a raggiungere Milano, circa 60 mila voti. Nella precedente tornata quella vinta da Marino, i votanti furono più di centomila e il sindaco ne prese oltre il 50%.

M5S. Una “campagna” di ricorsi contro la candidata che ha prevalso nel  sondaggio

Del  Movimento Cinque Stelle poco da dire. Hanno votato a modo loro circa tremila iscritti, ha prevalso l’ex consigliere del Campidoglio, Virginia Raggi che fra l’altro si è pronunciata contro le Olimpiadi nella capitale. Gli altri candidati non l’hanno presa molto bene e  hanno presentato molti  esposti chiedendo l’annullamento delle votazioni.

Infine il centrodestra o meglio la destra. Bertolaso era stato indicato da Berlusconi, Meloni e Salvini. La partita sembrava chiusa con Marchini che andava per conto suo. Poi il capo della Lega l’ha riaperta andando all’attacco di Bertolaso.

Destra. Salvini rompe l’alleanza con Berlusconi e Meloni. No a Bertolaso. Ora si naviga al buio

Ha organizzato una sorta di primarie, ha messo in piedi una lista, hanno votato in quindicimila romani, ha vinto Marchini, poi Storace, Pivetti, Meloni, guarda chi si rivede, autocandidata, Bertolaso. Salvini si scaglia contro Bertolaso. Vorrebbe Marchini, oppure  Meloni, visto che è segretaria di partito, Meloni è in gravidanza non ne vuol sapere. Berlusconi insiste per Bertolaso, non vuole le primarie. E poi chi decide quali sono i candidati? Meloni non vuole Marchini, “suo nonno era comunista”. Arriva anche Simone Di Stefano, casa Pound, che si sgancia dal blocco fascio leghista che tanto piace a Salvini e ai suoi. Come definire questa situazione? Ci pensa Storace: “Un casino generale”.

 

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