Decontribuzioni. Altro che il Jobs act. I padroni hanno intascato e chi s’è visto s’è visto. Addio tempo indeterminato. Volano i voucher, venduti 9 milioni

Decontribuzioni. Altro che il Jobs act. I padroni hanno intascato e chi s’è visto s’è visto. Addio tempo indeterminato. Volano i voucher, venduti 9 milioni

Tacciono le voci garrule di Renzi Matteo, dei ministri che si dis-occupano di economia, di lavoro, di industria, tacciono anche i “bocconiani” aretini che affollano lo staff di Palazzo Chigi, loro parlano solo per interviste, le domande e le risposte sono già largamente previste. Siamo tornati al “mi mandi le domande”. Per inciso, a Palazzo Chigi arriva anche Alfonso Sabella, il magistrato che Marino aveva voluto come assessore alla legalità al Comune di Roma. È tornato a fare il magistrato a Napoli, il premier lo porterà nel suo staff ad occuparsi di legalità, appunto, in simbiosi con Cantone il presidente dell’anticorruzione. Ma che c’entra tutto questo con i dati resi noti dall’Inps, da cui si evince che il Jobs act non è servito a niente e che dimezzati i contributi le assunzioni a tempo indeterminato non tirano più? Niente, forse un qualcosina c’entrano. Ma ci serve  a riportare simpatiche voci che girano nelle stanze di Palazzo Chigi. “Renzi –dicono – lo farà diventare la seconda Camera, al posto del vecchio Senato”. Tutto in famiglia, nella “reggia”.

Contratti a tempo indeterminato, a gennaio meno 70 mila, pari al 39%

Torniamo alle voci garrule che non si fanno più sentire. Sono diventate fioche quando l’Istat, difficile nascondere quei numeri, ha annunciato che il nostro  Bel Paese stava cadendo in un buco nero, già perché la deflazione è un percorso che una volta intrapreso ti può far molto male. Il presidente della Banca centrale europea lo indica come uno dei pericoli maggiori per la tenuta dell’economia. Questa volta a recare le ferali notizie è l’Inps. Certo alla fine, come dal cilindro del prestigiatore, escono miracolosi posti in più, frutto di calcoli che mettono insieme capre e  cavoli. Ma la realtà  è che, riprendiamo dalle agenzie di stampa, le assunzioni (attivate da datori di lavoro privati) a gennaio 2016 sono risultate 407.000, con un calo di 120.000 unità (-23%) sul gennaio 2015 e 94.000 unità (-18%) sul gennaio 2014. Il rallentamento ha coinvolto soprattutto i contratti a tempo indeterminato (-70.000, pari a 39%, sul gennaio 2015 e -50.000, pari a -32%, sul gennaio 2014). C’è stata anche una diminuzione, meno sensibile, dei contratti a tempo determinato (-15% sul gennaio 2015 e -14% sul gennaio 2014). Stabili le assunzioni con contratto di apprendistato. Anche per le cessazioni si registra una contrazione (-19% sul gennaio 2015 e -17% sul gennaio 2014) che, come per le assunzioni, risulta più consistente per i contratti a tempo indeterminato (-14% sul gennaio 2015 e -17% sul gennaio 2014). Questo fenomeno è presto spiegabile. Ogni anno si va in pensione più tardi, per questo le cessazioni calano. Sempre dalle agenzie apprendiamo che Il flusso di trasformazioni a tempo indeterminato è risultato in modesta contrazione sia per i contratti a tempo determinato (-5% sul gennaio 2015) sia per quelli di apprendistato (-2% sul gennaio 2015).

Precariato e nuovo sommerso. Il ministro Poletti e Inps: verificheremo. Un po’ poco

In compenso volano a gonfie vele i voucher: i buoni per pagare il lavoro saltuario. Tradotto: precariato e nuovo sommerso. Nel gennaio 2016 risultano venduti 9,2 milioni di voucher destinati al pagamento delle prestazioni di lavoro accessorio, del valore nominale di 10 euro, con un incremento medio nazionale, rispetto al gennaio 2015 pari al +36%. Questa volta si fa sentire il ministro del Lavoro, Giuliano Poletti, il quale, insieme a Renzi, aveva esultato affermando che i padroni continuavano ad assumere anche in presenza del venir meno di parte della decontribuzione. Forse equivocava, al posto di minori contributi da parte dello Stato arrivano i voucher. Ma lui dice: “Verificheremo”. Così anche l’Inps. Un po’ poco, una vigilanza non si nega a nessuno.

Ora anche i giornaloni si accorgono che  il boom di assunzioni era drogato dalla decontribuzione

Scrive uno dei giornaloni che hanno dato largo spazio alle decantate doti del Jobs act, non riportiamo la testata perché è come sparare sulla croce rossa: “Che il boom di assunzioni a tempo indeterminato registrato lo scorso anno fosse trainato dall’incentivo del governo era cosa nota tra gli addetti ai lavori. Oggi i dati Inps, che danno un primo sguardo al 2016, lo confermano”. “Da quest’anno, infatti, la decontribuzione è stata ridotta al 40% con la nuova legge di Stabilità, e la sua durata è stata tagliata da tre a due anni. Le assunzioni ne hanno risentito: considerando anche contratti a termine e apprendisti, i nuovi rapporti di lavoro sono stati 406mila e sono calati di circa un quarto rispetto al gennaio 2015. A riprova, su 2,5 milioni di attivazioni di posizioni di lavoro a tempo indeterminato (sommando le instaurazioni di nuovi rapporti e le trasformazioni di rapporti a termine), oltre 1,5 milioni, pari al 62% del totale, risultano beneficiarie dell’esonero contributivo triennale”.

Gotor, minoranza Pd. Lo dicevano che non si trattava del Jobs act. Renzi risponderà al Congresso nel 2017

Nel silenzio di Renzi, dello staff, dei bocconiani aretini, dei ministri si levano voci come quella di  Miguel Gotor, minoranza Pd cui ancora Renzi non ha tolto il diritto di parola. “Che si trattava della decontribuzione e non del Jobs act lo dicevamo inascoltati noi della minoranza Pd ma anche autorevoli studi della Banca d’Italia”. “Colpisce invece – prosegue  il senatore – l’esplosione dei voucher che aumentano del 36 per cento in particolare al nord. È un altro segnale che mostra come sia aumentata la precarizzazione e incertezza nel mondo del lavoro che ancora attende che la parte del Jobs act relativa alla flexisecurity e alle politiche attive sul lavoro sia effettivamente finanziata e quindi realizzata. Facciamolo, altrimenti invece che in Danimarca finiremo per trovarci tra Portogallo e Grecia: come non sarebbe male”. Siamo certi che rimarrà inascoltato. Renzi risponderà al Congresso, nel 2017.  Giorgio Airaudo, deputato di Sel, componente della Commissione Lavoro della Camera e candidato sindaco al comune di Torino dice che il “governo ha usato sgravi fiscali per 3 miliardi senza invertire la direzione della nostra occupazione. Insomma la decontribuzione è stato un ‘regalo’ alle imprese senza la contropartita di assunzioni stabili Siamo di fronte ad una bolla speculativa sul lavoro che esploderà alla scadenza degli incentivi”.

Chissà che ne pensano di questi “regali” ai padroni i Commissari Ue

Chissà che ne pensano di questo “regalo” i vari Juncker, presidente della Commissione europea, il commissario all’economia, il francese Pierre Moscovici, quello finlandese, vicepresidente, coordinatore dei portafogli economia e lavoro, Katainen, noto come rigorista. Ad aprile verificheranno i conti, il governo dovrà giustificare come ha investito quei tre miliardi. Non diciamo che l’investimento non era da farsi, ma c’erano altri modi, altre possibilità di investire sul lavoro. Il regalo, questo proprio no. Non solo, ora pensano ad un altro bel regalo, dare un colpo, per legge, alla contrattazione nazionale. E Renzi dirà alla sua minoranza: “State sereni, se ne parlerà al congresso”. Sempre nel  2017. Magari verso la fine.

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