Renzi non cinguetta più. Junker lo sbugiarda. La flessibilità è una mia idea e l’Italia ha approfittato di tutte le possibilità. Borse a picco. Cala la produzione industriale

Renzi non cinguetta più. Junker lo sbugiarda. La flessibilità è una mia idea e l’Italia ha  approfittato di tutte le possibilità. Borse a picco. Cala la produzione industriale

Renzi non cinguetta più. Non cita i dati Istat che riguardano la produzione industriale che segna un -0,5%. Se ne guarda bene. Tutti i comparti sono in saldo negativo, beni di consumo, strumentali, energia, tessili, computer, alimentari, tutta l’industria salvo quella dell’automobile. Si consola Istat che parla di “ripresina”, un +0,9 su base annua. Significa che per tornare ai dati prerecessione ci vuole una vita. Dice il leader di Confindustria,Squinzi, “un brutto dato ma sono ottimista”. Sul fronte dell’inflazione non va meglio, si stabilizza ad un +0,1. Il potere di acquisto delle famiglie italiane è ai minimi storici -13.4%. Siamo alla soglia della deflazione. Se diamo uno sguardo a quanto avviene nei mercati finanziari di tutto il mondo c’è solo da fare gli scongiuri. La crisi cinese di cui non si vedono gli sbocchi e la debolezza di Wall Street hanno segnato una giornata terribile per le Borse europee. Piazza Affari  ha chiuso in rosso del -3,07%, Londra cede l’1,8%, mentre Francoforte cede il 2,5% e Parigi il 2,2%. Miliardi bruciati in poche ore.

Padoan veste il saio della penitenza e chiede scusa al presidente della Commissione Ue

Renzi non cinguetta più, anzi deve difendersi da attacchi pesanti del presidente della Commissione Ue. Padoan, vestito il saio della penitenza chiede scusa a  Jean Claude Junker il quale ha rivolto, in modo diretto,  al premier italiano accuse pesanti. “Il primo ministro italiano, che amo molto – ha affermato in conferenza stampa – ha torto a vilipendere la Commissione a ogni occasione, non vedo perché lo faccia.” “Vilipendio”, parola pesante che si accompagna ad una accusa ancora più grave, quella di aver raccontato bugie in merito alla flessibilità. Junker deve non “voler usare gli stessi toni di Renzi” perché crede che non risolva le cose. “Non sono per niente naif e voglio tenere l’irritazione, che è grande, in tasca”. Ancora, un monito: “l’Italia non dovrebbe troppo criticare la Commissione: abbiamo introdotto in materia di sorveglianza dei conti pubblici una dose accresciuta di flessibilità contro la volontà di certi stati membri e non dei meno importanti: soprattutto di quello che secondo lui domina l’insieme dell’Europa”, ha proseguito con un chiaro riferimento alla Germania ora nel mirino di Renzi dopo averla incensata quasi fosse la madonna. “L’Italia approfitta di tutte le flessibilità introdotte e sono stato sorpreso alla fine della presidenza italiana che Renzi abbia detto al Parlamento europeo che era stato lui ad avere introdotto la  flessibilità”. “In realtà – ed il tono della voce si à fatto molto sferzante – sono stato io e non lui, anche se con il suo appoggio. E chi mi ha accompagnato nel convincere i contrari non si esprimeva solo con le lingue del sud, credetemi. Bisogna su questo attenersi alla realtà e alla verità”. Ha colpito Renzi Matteo proprio nel punto più doloroso per lui perché i giornaloni italiani avevano osannato Renzi per essere riuscito  a costringere la Commissione Ue, a partire dal suo presidente, sulla   flessibilità, l’ossigeno necessario per una legge di  stabilità fondata sulla crescita del debito pubblico per elargire mance qua e là.

Il premier serra le mascelle: “Non ci facciamo intimidire. L’Italia merita rispetto”

Renzi Matteo, accusato pubblicamente di essere un bugiardo non ha avuto il coraggio di dare  lui, in prima persona, una risposta a Juncker.Si è trincerato dietro una delle tante tv, ilTg5, ha serrato le mascelle e con l’arroganza che lo contraddistingue ha affermato: “Non ci facciamo intimidire da dichiarazioni a effetto. L’Italia merita rispetto”. Dichiarazione anticipata su Twitter dal direttore del Tg5 Clemente Mimun. Per quanto riguarda la paternità delle flessibilità ha riconosciuto che “viene dalla Ue” ma solo dopo molte insistenze da parte dell’Italia. Per fortuna il ministro Pier Carlo Padoan si trovava dalle parti di Bruxelles ed ha subito escluso che da parte dell’Italia, evitando di nominare Renzi, si volesse offendere  l’Unione  europea. “Sulla flessibilità – ha detto – è evidente che è stata la Commissione Ue a introdurla con la comunicazione sulla flessibilità, ma ricordo che si è arrivati là con il dibattito che è stato sviluppato durante il semestre di presidenza italiana”. SI arrampica sugli specchi ma scivola a terra. A dar man forte al ministro per l’economia interviene Federica Mogherini, Alto rappresentante Ue per la politica estera. “È stupido creare divisioni all’interno dell’Europa. Gli europei hanno bisogno di essere uniti di fronte alle tante crisi che ci sono. L’Italia ha bisogno dell’Europa come l’Europa ha bisogno dell’Italia”. Da parte di Juncker la partita non è per niente chiusa. “Probabilmente a fine febbraio – afferma – mi recherò in Italia, perché l’atmosfera tra Roma e la Commissione non è delle migliori. Renzi si lamenta sempre che non sono mai stato in Italia da quando sono diventato presidente della Commissione”.

Cofferati. Non servono piccoli aggiustamenti occorre un nuovo Trattato

Insomma la partita resta aperta. Ma il tavolo da gioco di Renzi e Juncker è il medesimo. Il premier italiano fa la voce grossa per nascondere le difficoltà che sempre più incontra sulla strada dell’uomo solo al comando ma le scelte di politica economica non sono diverse da  quelle della Ue, si muovono sul terreno della conservazione, trovano unità sulle “riforme” che colpiscono i diritti dei lavoratori, la crescita non è che un nome. Si domanda Sergio Cofferati, in un blog su Huffington Post “come si può gestire un processo migratorio delle dimensioni di quello attuale se la politica estera rimane comunque nelle mani dei singoli Stati? E quale politica economica è possibile se ogni paese continuerà con politiche fiscali o del lavoro in concorrenza al ribasso con gli altri? Come si può pensare di costruire un pilastro sociale delle politiche europee con le regole esistenti? E altri esempi si potrebbero fare”. “È del tutto evidente, a questo punto, che la priorità assoluta per dare efficacia alle azioni delle istituzioni è quella di cambiare le loro funzioni, di modificare il loro ruolo. In sintesi di scrivere un nuovo Trattato che preveda robuste cessioni di sovranità su molte politiche da parte degli Stati membri verso le istituzioni Europee. Negli spazi delle attuali regole sono possibili, sui temi principali, solo piccoli aggiustamenti o accordi inesigibili che vengono messi in discussione il giorno dopo la loro ratifica. Quanto recentemente accaduto sull’immigrazione dovrebbe far riflettere”.

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