Giacarta. Esplosioni e conflitti a fuoco in pieno centro. Almeno 7 i morti. Nessuna rivendicazione, ma si sospetta una cellula Isis

Giacarta. Esplosioni e conflitti a fuoco in pieno centro. Almeno 7 i morti. Nessuna rivendicazione, ma si sospetta una cellula Isis

Un numero imprecisato di esplosioni, sembra almeno sette, e di colpi di arma da fuoco hanno colpito nella mattinata di giovedì 14 dicembre il centro di Giacarta, la capitale dell’Indonesia. Sette persone sono state uccise. Le prime immagini televisive hanno confermato che il quartiere degli affari e dello shopping era stato fortemente colpito, nei presso di un centro commerciale e di uno Starbucks cafè.

Il portavoce della polizia di Giacarta, colonnello Muhammad Iqbal, ha detto che sette persone, e tra loro i cinque assalitori, era state uccise, aggiungendo che lo scontro a fuoco si è verificato nei pressi di un cinema situato nello stesso edificio dello Starbucks cafè. La tv locale ha poi rivelato che erano 14 le persone implicate nello scontro a fuoco, che ha avuto inizio alle 10.30 della mattina, ora locale. Lo scontro è durato quasi sei ore. Alcuni media locali sostengono che sei degli assalitori sono ancora rintanati all’interno dell’edificio, mentre la polizia annuncia di averne arrestati quattro.

Testimoni oculari confermano, comunque, che le esplosioni vi sono state. Jeremy Douglas, un funzionario Onu, ha detto che mentre usciva dalla sua auto nei pressi dell’ufficio delle Nazioni Unite ha visto e sentito la detonazione di una bomba. “È scoppiato il caos, e ci siamo rintanati dentro”, ha scritto su twitter, “il kamikaze ad appena 100 metri da ufficio e mio hotel. Ora sparano”. Ha aggiunto di aver sentito almeno sei altre esplosioni e il conflitto a fuoco tra la polizia e gli attentatori.

Nel momento in cui scriviamo, nessuno ha rivendicato l’attacco a Giacarta. Tuttavia, il portavoce della polizia ha affermato: “abbiamo ricevuto minacce dallo Stato islamico per cui l’Indonesia sarebbe stata la ribalta di nuovi attentati”. Ed ha comunque confermato il fatto che la polizia non può ancora dire nulla sulla nazionalità e sulle intenzioni degli attentatori. L’Indonesia è il Paese con la più alta concentrazione al mondo di mussulmani. Le organizzazioni islamiche hanno prodotto numerose campagne di lotta contro la diffusione dell’estremismo violento. Tuttavia, si stima che migliaia di indonesiani si siano uniti ai militanti dello Stato islamico in Iraq e in Siria. E proprio su di essi si concentrano i maggiori sospetti degli inquirenti indonesiani, i quali temono che gli attentatori siano proprio indonesiani addestrati nei campi iracheni o siriani.

L’Indonesia è stata spesso colpita dall’estremismo religioso. Nel 2002 a Bali 202 persone furono uccise in tre attacchi suicidi. Diversi membri di Jemaah Islamiyeh, una milizia islamista estremamente violenta, vennero condannati. Attentati da parte di questa organizzazione si sono susseguiti fino al 2009, quando venne apparentemente smantellata. L’emergere in questi ultimi anni dello Stato islamico in Siria e in Iraq ha poi sollevato inquietudini notevoli sul fatto che la rete dei miliziani islamisti sia stata in realtà rafforzata. Non a caso sono stati impiegati 150.000 tra poliziotti e soldati in tutto il Paese proprio nell’ultimo giorno dell’anno.

Share

Leave a Reply

Your email address will not be published.