Renzi: “sulla sanità non stiamo tagliando”. Ma cita i dati del 2002 in raffronto al 2015. Dura la FP Cgil: i tagli ci sono, e ammontano a quasi 7 miliardi

Renzi: “sulla sanità non stiamo tagliando”. Ma cita i dati del 2002 in raffronto al 2015. Dura la FP Cgil: i tagli ci sono, e ammontano a quasi 7 miliardi

Una vera e propria bufera politica si sta scatenando su Renzi e sul ministro Lorenzin, a proposito delle spese sulla sanità pubblica, dopo le parole del premier nel corso del Question time alla Camera. Cos’ha detto Renzi ai deputati? “Sulla sanità questo Paese non sta tagliando”, ha detto con convinzione apparente, “poi possiamo discutere su come impiegare questi denari, possiamo fare consultazioni web e sentire cosa dicono i medici, ma ci vuole un patto di serietà tra di noi”. Il premier propone un patto di serietà, ma cade su una buccia di banana, i termini di raffronto sulle cifre. Renzi infatti ha detto alla Camera: “Nel 2002 erano 75 i miliardi del fondo sanitario, nel 2013 erano 106, quest’anno 110, il prossimo anno 111”, ed ha aggiunto: “Se c’è da cambiare qualcosa siamo pronti a parlare, c’è una disponibilità totale a discutere e a confrontarsi ma nella correttezza del racconto”. La correttezza del racconto? Stando alle reazioni che ha suscitato, per lo più indignate proprio per i trucchi contabili, par di capire che chi viene meno alla correttezza del racconto sia proprio lui.

La reazione dura e indignata di Cecilia Taranto, segretaria delle FP Cgil, che scopre il trucco

Il segretario nazionale della Funzione pubblica della Cgil, Cecilia Taranto, scopre il gioco delle tre carte usato da Renzi alla Camera. ”Oltre 4,4 miliardi di tagli alla Sanità nel 2016”, scrive infatti in una nota la segretaria Fp Cgil, Taranto, “da sommare ai 2,3 miliardi decisi con il recente decreto Enti locali, che hanno provocato e provocheranno ulteriori tagli alle prestazioni sanitarie. La verità è questa: il governo Renzi ha tagliato, sta tagliando e taglierà le risorse alla Sanità pubblica”. Cecilia Taranto entra poi nei particolari degli impegni assunti dal governo con le Regioni e le parti sociali quando ha stipulato il patto per la salute: “Raffrontando il Patto per la Salute le cifre e gli impegni in esso contenuti, con le decisioni assunte da questo governo, quelle già prese e quelle annunciate, emerge con chiarezza che la Sanità ha subito un drastico taglio di risorse. Il Patto per la Salute, per stare solo al prossimo anno, prevedeva uno stanziamento di risorse pari a 115,4 miliardi di euro. Oggi, Renzi, con un assurdo raffronto con il 2002, ha tra le altre cose annunciato uno stanziamento di 111 miliardi per il 2016. La differenza è presto fatta: -4,4 miliardi di euro”.

La conferma dl trucco contabile giunge anche da Sergio Chiamparino, presidente Conferenza Stato-Regioni

D’altro canto, che le cose stiano effettivamente così come “raccontate” dalla Cgil lo conferma anche il durissimo intervento del presidente della Conferenza Stato-Regioni, Sergio Chiamparino. Ecco come Chiamparino giudica le esternazioni del premier alla Camera: “Dal punto di vista delle risorse, l’impegno che il Governo si era assunto un anno fa con il Patto per la salute era di destinare 2 miliardi in più sul 2015 e 3 miliardi in più sul 2016, per un totale di 5 miliardi. Lo stanziamento per il 2015 è stato azzerato, sul 2016 mi pare di capire che la proposta sia di un miliardo in più, che non mi sembra sufficiente anche alla luce dei rinnovi contrattuali dei medici e del personale sanitario che sono ancora in corso di trattativa”. Se non è una smentita dell’allegro “racconto” renziano, poco ci manca. Resta l’aritmetica, che non si discosta affatto dal calcolo effettuato dalla Cgil. Anche Chiamparino sostiene che il governo abbia ridotto le risorse per più di 4 miliardi di euro. Il rischio di questo giochino contabile è che la Sanità pubblica corra verso il collasso, come denunciato dalla stessa Cecilia Taranto: il sistema sanitario nazionale “non ce la fa a sopportare ulteriori tagli. Gli operatori sanitari tutti hanno fatto l’impossibile per garantire ai cittadini l’accesso ai servizi, nonostante il blocco del loro contratto di lavoro. Ora è tempo di investire nelle risorse umane, a partire dallo sblocco delle assunzioni e dal superamento del precariato. Ovvero a partire dal contrario del disinvestimento annunciato da Renzi. Lo stesso decreto sull’appropriatezza – conclude Taranto – marcia nella direzione di scaricare sui cittadini il costo di 208 prestazioni. Non siamo per niente tranquilli”.

Arturo Scotto, capogruppo SEL, in replica a Renzi: “si spingono i cittadini verso la sanità privata”

“I numeri non sono neutri. Sulla sanità non c’è nessun aumento di risorse, e Renzi lo dovrebbe sapere. Nel corso della sua risposta alla nostra interrogazione il presidente del Consiglio ci ha detto che nel 2016 lo stanziamento sarà di 111 miliardi ma nel Def scritto dal governo c’è scritto 113 miliardi e nella legge di stabilità dello scorso anno i miliardi erano 115. Se la matematica non è una opinione mancano all’appello 4 miliardi”. Lo ha detto il capogruppo di Sel a Montecitorio Arturo Scotto, replicando alle parole del presidente del Consiglio Matteo Renzi che nel question time ha assicurato che sulla sanità non ci sono tagli. “Quei 4 miliardi in meno – prosegue il capogruppo di Sel – significano meno prestazioni, aumento dei ticket e maggiori tempi di attesa. Per fare una Tac nel pubblico si paga un ticket di 65 euro con 74 giorni di attesa, mentre nel privato il costo è maggiore ma si attendono solo 5 giorni. In questo modo si stanno spingendo i cittadini verso il privato. Il provvedimento sulle prescrizioni che Renzi dice di essere disposto a cambiare – continua Scotto – rischia di trasformare i medici in burocrati e i pazienti in sudditi. Lo vedremo in Parlamento, ma oggi nel nostro Paese l’Istat ci dice che oltre il 10 per cento dei cittadini non si cura più. Questa è la vera emergenza nazionale, non quella di togliere la Tasi per tutti, anche a chi vive a piazza Navona”, conclude Scotto.

E a proposito del famigerato decreto Lorenzin, che milioni di ammalati in Italia temono perché li priverebbe di ben 208 importanti esami diagnostici nelle strutture pubbliche con il pagamento del solo ticket, si fa sentire il mondo dei medici, indignati dal modo in cui sono stati trattati dal duo Renzi-Lorenzin, e dalla lesione alla loro etica professionale. La questione ora si chiama “appropriatezza delle diagnosi”. L’Acoi, l’Associazione dei chirurghi ospedalieri, “accoglie l’invito del presidente del Consiglio Matteo Renzi a collaborare sul tema del contenimento delle prestazioni inappropriate. Siamo proprio noi medici i primi a volere prestazioni appropriate. Ciò su cui non siamo assolutamente d’accordo è il metodo per ottenere il risultato”, afferma il presidente dell’Acoi, Diego Piazza. Acoi “non ritiene opportuno il metodo sanzionatorio proposto” e avanza “una soluzione più articolata, correggendo alla base le cause delle prestazioni inappropriate”. La Federazione dei medici di Medicina generale segnala: “Giungono numerose segnalazioni, alle istituzioni e al sindacato, da parte di cittadini che riferiscono il rifiuto di prescrizioni di accertamenti diagnostici da parte di medici di famiglia e specialisti. Questo fenomeno, che dimostra quanto sia importante e delicato il rapporto di fiducia medico-paziente, potrebbe essere imputato ad un fraintendimento o di alcuni cittadini che considerano il rifiuto dell’accertamento conseguenza dei provvedimenti in discussione in questi giorni e non della scelta professionale del medico o di qualche medico che ritiene erroneamente che i provvedimenti siano già in vigore”. Giacomo Milillo, presidente della Fimmg, la Federazione dei medici generici, in una circolare inviata ai propri iscritti in merito al decreto appropriatezza aggiunge: “La nostra opposizione al sistema di sanziona mento per proteggere la qualità del rapporto medico-paziente sarà ferma e irriducibile. Nel frattempo invito tutti a continuare a prescrivere secondo il proprio giudizio clinico. Vi esorto quindi a seguire con assiduità le comunicazioni del sindacato e a prestare la massima attenzione per non farsi strumentalizzare da chi – conclude Milillo – potrebbe cercare di mettere in cattiva luce l’opera quotidiana dei medici”. Ecco cosa succede quando una coppia di governanti, cinici e insensibili, si muove come una coppia di elefanti in un negozio di porcellana, si rischia di frantumare tutto. La segnalazione dei medici generici è già, purtroppo, un catastrofico effetto dell’annuncio del decreto. Quando il decreto sarà invece portato all’attenzione del Consiglio dei ministri, scatterà la paura sociale e la rabbia, soprattutto di pensionati e madri di bambini in difficoltà. Speriamo che Mattarella usi questa volta il suo potere di interdizione, sia pure silenzioso, e avverta Renzi e Lorenzin che forse per risparmiare sulla sanità si potrebbero trovare altre voci, piuttosto che speculare sulla salute.

 

Share

Leave a Reply