Renzi come “Lo spaccone”. Anche mago: elezioni il 40% è cosa fatta. Il suo governo fa solo confusione

Renzi come “Lo spaccone”. Anche mago: elezioni il 40% è cosa fatta. Il suo governo fa solo confusione

Ricordate “Lo spaccone” (The Hustler), uno dei film più belli della storia del cinema americano? Un grande  Paul Newman dà vita ad un personaggio straordinario, Eddie Felson, soprannominato “Eddie Lo svelto”, abilissimo giocatore di biliardo. Sfrutta questa sua dote puntando sempre più in alto, uno “spaccone” appunto. Ma, proprio per questo, la sua caduta verso il basso diventa una frana, tragica perché la sua ragazza si suicida. Cento e cento volte il film è comparso sugli schermi televisivi per cui si sa di cosa parliamo. Ebbene, la figura di Renzi Matteo è sempre più “spaccone”. Certo, non gli auguriamo di provocare una tragedia come capita a Eddie Felson, la sua fidanzata si uccide, ma qualche disastro al nostro paese, al suo partito, il Pd, a se stesso, o meglio alla sua immagine, perché lui vive di immagine, lo sta provocando. Andiamo per ordine.

Il bollettino  l’Unità diffonde le spacconate del premier

L’ultima dello “spaccone”. Nella  rubrica, si fa per dire, su L’Unità, ridotto a fotocopia renziana, ne spara una grossa: “Supereremo – dice – di nuovo il 40%”. Ora noi non siamo dei patiti dei sondaggi, ma  quando tutti danno il Pd,  lui stesso, il suo governo in  caduta libera, i più benevoli quotano il partito di cui è segretario al 32%. I voti veri si sono misurati nelle amministrative, due milioni in meno, gli stessi renziadi riconoscono una perdita di mezzo milione. Non lo diamo per buono ma è sempre una perdita secca. I suoi collaboratori più stretti non solo fanno circolare le “veline” ai giornali e ai parlamentari sull’operato e sul pensiero, sempre si fa per dire, ma in privato ti dicono di essere preoccupati perché con l’Italicum il rischio che vinca una coalizione di centro destra, tutta spostata a destra, diventa possibile. Si spiega così il “patto” fiorentino, quello con Verdini, che ha qualche problema con la giustizia,  ma che vuol dire, tutto fa brodo.

Il “pensiero” dell’allenatore Lotti.  Paghi  uno  prendi due,Verdini e Berlusconi

E poi, pensa Renzi, forte anche del “pensiero”, sempre si fa per dire, di un tal Lotti, allenatore del premier che assomiglia sempre più al manager dello “spaccone”, chissà che pagando uno ne prenda due. Nell’agenda renziana non poteva mancare un attacco ai sindacati. Ed ecco L’Unità pronta ad ospitarlo. Il premier prende spunto da una assemblea  sindacale convocata all’improvviso a Pompei dove sono rimasti  ai cancelli degli scavi senza poter entrare tanti visitatori. Poi condanna lo sciopero dei piloti Alitalia.

Il premier  confonde sindacati confederali con gli autonomi

Dice il premier: “Se continuano così  dovremo difendere i sindacati da se stessi”. Dimentica il Renzi di dire quali sindacati hanno proclamato queste iniziative. A Pompei sono stati Fp Cisl, e due autonomi, Flp e Unsa, per Alitalia lo sciopero è stato proclamato dal sindacato autonomo Anpac. È disdicevole fare di ogni erba un fascio, pure lo “spaccone” sapeva distinguere nella melma. Non solo. Sui fatti di Pompei, la Fp Cgil scrive in una nota che “l’assemblea selvaggia è sbagliata ma, per usare le stesse parole del ministro Franceschini, il ‘danno incalcolabile’ è nella riforma dei beni culturali del governo”. Si tratta di un punto della legge Madia relativo alla trasformazione delle prefetture in uffici territoriali dello Stato.  “Facendo confluire in questi ultimi tutti gli uffici periferici delle amministrazioni civili dello Stato, comprese quindi le soprintendenze dei Beni culturali, ci ritroveremo soprintendenti ‘gerarchicamente’ sottoposti ai prefetti. Un pericolo da scongiurare, il vero ‘danno incalcolabile’ da evitare”.

Di nuovo il bavaglio sulle intercettazioni. Caos provocato dalla maggioranza

Renzi ne sa qualcosa? E ne sa qualcosa della confusione, per non dire peggio, provocata da una norma contenuta nella delega al governo sulla riforma del processo penale? È stata presentata da un deputato di area popolare,  approvata dalla Commissione Giustizia. Un bavaglio molto stretto sulle intercettazioni. Il ministro Orlando dice che non va bene, che il governo provvederà. Come? Peggio il rimedio del male, decidendo addirittura che solo giornalisti  professionisti possono occuparsi della materia, una chiara lesione della Costituzione, leggesi articolo 21. Insomma il governo ancora una volta in confusione.

L’urgenza di far fuori Crocetta e Marino. Il decisionista ha tempi stretti

Non c’è niente di meglio sotto il cielo stellato. Anzi sempre peggio. Renzi avverte il pericolo, più lo avverte, più diventa spaccone. Ha dato ordine ai suoi, in particolare a Guerini e  Serracchiani, di far fuori Crocetta, il presidente della Regione Sicilia e il sindaco di  Roma Marino. Ha bisogno di  trovare dei capri espiatori. I due amministratori hanno dei punti deboli nelle politiche praticate, due “casi” del tutto diversi. Li mandiamo a casa ambedue. Pugno duro.

I gufi diventano i musi lunghi.  Sempre più democrazia autoritaria

E poi se qualcuno osa parlare di “democrazia autoritaria” se la prende con i musi lunghi, ex gufi. Per non parlare dei brillanti successi che Renzi vanta in economia, o meglio quella che lui ritiene economia. Mentre si autoloda, ed i suoi, Boschi, Madia, Faraone, Rosato il nuovo presidente-maresciallo dei deputati, ripetono le sue parole, trova il tempo di offendere Bersani, D’Alema, Cuperlo, anche Speranza, poveretto, più paziente di così non si può essere. Dice sempre di aspettare una risposta di Renzi e non si accorge che l’ha  già avuta. Per non parlare di Fassina, Civati  e di chi sta lasciando il Pd, poca cosa, frattaglie.

La ministra Giannini. Sull’Ici alle scuole religiose e paritarie rifletteremo

Dimenticavamo la ministra Giannini, quella della “buona scuola” scritta sotto dettatura. A  fronte di due sentenze della Cassazione secondo cui gli istituti scolastici religiosi, le scuole paritarie quando incassano una retta devono pagare l’Ici dice: è  un problema, valuteremo. A noi è sempre stato detto che le sentenze, certo si possono criticare, ma si devono applicare. Del vocabolario dei renziadi questa parola non fa parte.

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