Roma Capitale, la palla al Viminale. Alfano: “tre mesi di tempo. Non li userò tutti”. C’è ottimismo: dopo Alemanno molto è cambiato

Roma Capitale, la palla al Viminale. Alfano: “tre mesi di tempo. Non li userò tutti”. C’è ottimismo: dopo Alemanno molto è cambiato

“Occorrerà che formi il mio convincimento sulla base del lavoro del prefetto Gabrielli”. Così il ministro Angelino Alfano ha voluto commentare, sinteticamente il suo parere sulla relazione stilata da una commissione prefettizia sull’eventuale scioglimento della giunta capitolina. Sui tempi per lo studio dell’incartamento e della decisione in merito, il titolare dell’interno ha anche tenuto a puntualizzare: “La legge dà tre mesi di tempo, ma io non credo che li userò tutti. La relazione della commissione è appena arrivata. Non ci sono decisioni preconfezionate”.

Nella mattinata, sul nodo che fa tremare il Palazzo Senatorio Capitolino, c’erano state alcune brevi considerazioni, proprio del prefetto Gabrielli: “Ho letto delle rappresentazioni a dir poco esilaranti sulla riunione di ieri (il riferimento era al vertice del Comitato per la Sicurezza a Palazzo Valentini tenuto martedì ndr), ma non ci sono stati feriti o mancamenti. È stata una riunione lunga, perché abbiamo dovuto mettere tutti nelle condizioni di conoscere tutto, ma è stata una riunione pacata, estremamente civile, tutti hanno espresso le proprie indicazioni, non c’è stato nessun contraddittorio, perché nessuno doveva portare a casa nulla”. Poi Gabrielli ha smentito qualsiasi pressing di Palazzo Chigi e Viminale: “Posso dire senza tema di smentita di non aver avuto la benché minima sollecitazione né dal presidente del Consiglio né dal ministro dell’Interno. A queste due persone – ha proseguito – va riconosciuta la correttezza istituzionale: nessuno potrà mai dire che mi abbiano indicato la soluzione. Io fornirò loro la mia visione e poi loro faranno le valutazioni, anche perché lo scioglimento è un atto di discrezionalità politica”.

Gabrielli si è poi voluto togliere un bel sassolino dalla scarpa sul suo futuro, visto che alcuni specialisti dei retroscena lo vorrebbero ‘prestato’ alla politica: “Sono un funzionario dello Stato consapevole di aver fatto il proprio lavoro: magari non tutti saranno d’accordo, ma a me non interessa il consenso. Il mio unico vincolo è la legge. Su una cosa sono certo: mi sono sottratto alle lusinghe della politica 35 anni fa, e oggi sono ancora più convinto che a queste lusinghe non intendo cedere. Ho fatto la scelta giusta. Io sono poliziotto nell’anima e morirò poliziotto e soprattutto non farò mai il politico. Ho sempre guardato con sospetto i funzionari dello Stato che fanno politica e la fanno nei luoghi nei quali stanno esercitando o hanno esercitato delle funzioni pubbliche. Questo credo che sia, in senso assoluto, una delle più gravi lesioni del concetto di imparzialità della pubblica amministrazione. La città non ha bisogno di candidati – ha concluso – ma di gente che, nell’esercizio delle sue funzioni, cerca di risolvere i problemi”. In questo infuocato mercoledì romano, anche il sindaco Marino ha voluto dire la sua sui due alti funzionari dello Stato (Prefetto e Procuratore Capo di Roma ndr) che potrebbero segnare, nel bene o nel male il suo destino politico ed amministrativo: “Mi sento fortunato ad avere in città due figure come il prefetto Gabrielli e il procuratore Pignatone. Stanno svolgendo un lavoro che va parallelo a quello di pulizia amministrativa che noi abbiamo messo in atto. Avevamo un cerchio di partiti che facevano cattiva politica. Parlo della consiliatura precedente ma anche dell’inizio di questa. C’erano persone che pensavano di gestire la cosa pubblica in modo non trasparente. Noi questo cerchio lo abbiamo interrotto”.

Va detto, infatti, che proprio rispetto a queste ultime considerazioni fatte dal Sindaco, il rischio di scioglimento dell’Amministrazione Capitolina, sarebbe decisamente meno vicino. Le differenze tra la precedente Giunta guidata da Alemanno e l’attuale, guidata dal sindaco chirurgo, sarebbero abissali e soprattutto troverebbero riscontro negli atti. Il problema, dopo il passaggio politico dalla Prefettura al Viminale, è l’atterraggio dei fascicoli sulla scrivania della Presidenza del Consiglio, ultimo passaggio istituzionale della vicenda. Marino riuscirà a mantenere la pienezza dei suoi poteri o sarà dimezzato, con il commissariamento di spezzoni della sua amministrazione? Solo nel mese di agosto avremo la risposta.

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