I documenti segreti sulla Grecia, che inchiodano la troika, scoperti e pubblicati dal Guardian. La verità sulle trattative, e le immense responsabilità dell’Europa politica. Uno scandalo

I documenti segreti sulla Grecia, che inchiodano la troika, scoperti e pubblicati dal Guardian. La verità sulle trattative, e le immense responsabilità dell’Europa politica. Uno scandalo

Il quotidiano londinese The Guardian ha appena pubblicato nella sua versione online, a firma di un ottimo giornalista investigativo, Alberto Nardelli, una serie di 6 documenti riservati della troika, che in queste ore sta decidendo delle sorti della Grecia e dell’Europa. La lettura dei documenti squarcia il velo sulle reali intenzioni della troika al tavolo delle trattative con il governo greco di Alexis Tsipras, smaschera la complicità di alcune cancellerie europee e di qualche leader senza scrupoli, e getta un’ombra di sospetto sull’acquiescenza e sulla subalternità delle capitali dell’eurozona ai diktat scandalosi del Fondo Monetario Internazionale. La chiave è già nel titolo dell’articolo: “FMI: le misure di austerità lascerebbero la Grecia con un debito ancora insostenibile”.  Nel testo si afferma sostanzialmente che l’analisi contenuta nei documenti porta alle stesse conclusioni che da mesi vengono affermate e riaffermate con caparbietà da Tsipras e da Varoufakis, ovvero che “la Grecia ha bisogno di una sostanziale riduzione del debito per un rilancio economico durevole”. E dimostrano che “anche dopo 15 anni di crescita forte e sostenuta, il Paese affronterebbe un livello del debito che il Fondo Monetario giudica insostenibile”. Non solo. Anche se la Grecia accettasse e mettesse in atto il pacchetto di riforme imposto dalla troika, dicono i documenti riservati, nel 2030 il debito greco sarebbe ancora al 118% del PIL, che è una cifra superiore al 110% che il FMI “considera sostenibile dato il profilo debitorio della Grecia, secondo il livello previsto nel 2012”. Oggi, il livello del debito greco ha raggiunto la soglia del 175% del PIL, e ci si attende un’impennata proprio per l’effetto della recessione in corso.

La considerazione più scandalosa che si legge nei documenti riservati è la consapevolezza che in “virtù di questo scenario, sono necessarie concessioni importanti per migliorare le possibilità della Grecia di organizzare in modo permanente e indipendente” la restituzione delle rate del debito. Nella migliore delle ipotesi, dicono gli analisti e gli esperti della troika, cioè con una crescita del 4% annuo per i prossimi cinque anni, i livelli debitori della Grecia “si abbatterebbero solo a partire dal 2022 fino al 124%”. E consigliano di procedere a politiche di privatizzazioni, che libererebbero 15 miliardi di euro. Ora, in questo ipotetico scenario, previsto dagli analisti della troika, si parla di un terzo programma di aiuti (non a caso, l’ultima “irriverente” proposta di Tsipras), che non sarebbe comunque sufficiente a consentire alla Grecia di ridurre il suo debito “ben al di sotto di quel 110% del PIL dal 2022” imposto nel 2012 dall’eurogruppo. Nel documento riservato si legge: “è chiaro che le incertezze e i mutamenti della politica di questi ulimi mesi hanno reso la realizzazione degli obiettivi del 2012 impossibili, in qualunque scenario”.

Queste proiezioni sono contenute nel documento riservato dal titolo: “Preliminary Debt Sustainability Analysis for Greece” (Analisi preliminare sulla sostenibilità del debito per la Grecia), uno dei sei che fanno parte dei materiali compresi nella “proposta definitiva” inviata alla Grecia dai creditori. Si tratta di documenti inviati anche ai parlamentari tedeschi, che dovrebbero esprimere un voto sull’accordo eventuale con la Grecia. Ma il voto del Bundestag non avrà mai luogo, perché Tsipras ha rigettato i piani e ha indetto il referendum. Mentre l’analisi sottolinea il fatto che la Grecia ha già tratto beneficio da molte misure di riduzione del debito, ammette anche che nello scenario più realistico occorre mettere in atto “concessioni importanti” che migliorino la sostenibilità. E il documento cita anche i 35 miliardi di euro di investimenti che alcuni governi, tra quali quello tedesco, si sono impegnati a versare ad Atene la settimana scorsa.

Il secondo documento finalmente reso pubblico scopre il trucco di Juncker sulle riforme: l’offerta della Commissione non era affatto un investimento ad hoc ma una semplice garanzia disponibile per ogni stato membro. In sostanza, il cofinanziamento garantito da Juncker richiede un 15% almeno da parte greca, che però la Grecia non possiede. Un vero trucco contabile.

Infine, l’imposizione della riforma delle pensioni. I documenti rivelano che la troika avrebbe imposto una riforma che disincentivi il pensionamento anticipato anche mediante sanzioni; che si passi al sistema contributivo, anche nel caso dei fondi pensione supplementari; uscita graduale da sistema di garanzia di solidarietà per tutti i pensionati da dicembre 2019; aumento dei contributi sanitari per i pensionati, dal 4% al 6% di media. Molto scorrettamente, Juncker ha insistito sul fatto che queste misure non si sarebbero rivelate dei tagli alle pensioni. Invece, si scopre che effettivamente non sono altro che tagli, sulla pelle dei pensionati greci.

Infine, in questi documenti si trova traccia di un invito della troika alla Grecia di fornire proposte alternative purché siano “sufficientemente concrete e quantificabili”. E non è proprio ciò che fatto Tsipras martedì con l’invio di un nuovo piano?

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