Salvini, quanto ci costano le tue provocazioni che sanno di odio e violenza

Salvini, quanto ci costano le tue provocazioni che sanno di odio e violenza

Da Massa Carrara, fino a Viareggio, passando per Pisa, e poi nella domenica trascorsa in Liguria, Matteo Salvini non sfugge, alle contestazioni. Anche quella di sabato è stata un giornata al cardiopalma per le forze dell’ordine, costrette agli straordinari per garantire l’esercizio democratico dei comizi del leader leghista. Salvini è stato duramente contestato a Massa ed a Viareggio dove alcune centinaia di contestatori hanno fischiato il comizio dell’europarlamentare. Una manifestazione preannunciata, quella di Massa dove centri sociali, anarchici e militanti della sinistra, sono venuti a contatto con Carabinieri e Polizia, due feriti e due fermi il bilancio finale. Il comizio di Salvini si è comunque svolto regolarmente, ed immediate sono partite le speculazioni dei leghisti e la falsa solidarietà delle altre componenti delle destre, speculazioni che addirittura chiamano in causa il Viminale, come responsabile unico della mancata ‘libertà’ di parlare e comiziare del leader leghista. Il problema è che attorno al segretario lumbard, mai si erano visti tanti uomini delle forze dell’ordine. Neppure Umberto Bossi aveva ricevuto simili trattamenti in materia di sicurezza. Nei prossimi giorni ed in ogni occasione buona per polemizzare, Salvini andrà all’attacco. Il canovaccio della sua campagna elettorale è ormai questo, visto che all’unica regione dove ha la quasi certezza di continuare a governare, ovvero il Veneto, preferisce concentrasi altrove, non per vincere, ma per guadagnare voti utili alla premiership nella destra. Ma sarebbe necessario interrogarsi, così come fa l’illuminato leader leghista, sul costo che quotidianamente pesa sulle casse dello Stato per questa sua bislacca campagna elettorale. Alfano è stato più che chiaro, in queste settimane, Salvini ha costretto il Viminale a vigilare sulla sua persona, un numero compreso tra 9000 e 10000 uomini. Sacrosanto diritto, fa parte delle regole della democrazia, ma forse, ed è questa la nostra opinione, si sta esagerando. Esercizio di democrazia? Siamo d’accordo, ma il limite esiste e probabilmente Salvini non se lo pone come problema. Se arriva in Toscana e viene contestato, va in Puglia e subisce lo stesso trattamento, arriva nelle Marche o in Umbria e le forze dell’Ordine sono costrette a fare da scudo per garantirgli la sacrosanta libertà d’espressione, forse c’è un problema. Ma lui va avanti e, probabilmente, nelle prossime ore racconteremo il tentativo di comizio di Salvini nella curva ultras della Roma, con le insegne al collo della Lazio e magari, anche questa volta, chiederà libertà d’espressione? Ogni giorno, in questa lunga campagna elettorale per le amministrative, il ministero degli Interni, le Prefetture, le Questure, i Comandi provinciali dei Carabinieri e della Guardia di Finanza, e non vogliamo tirare in ballo anche Vigili Urbani, Croce Rossa e Protezione Civile, sono costretti a mobilitarsi, e garantire i diritti del ‘lumbard’. Salvini ci costa mediamente quanto alcune decine di sbarchi a Lampedusa o altrettante operazioni di soccorso in mare della nostra Marina Militare. È certamente corretto garantire la libertà di espressione politica, ma tutto ha un limite, se le scelte sono nella gran parte una ricerca della provocazione ad uso e consumo non degli elettori e dei cittadini, ma delle telecamere, qualcosa non funziona. Chiara e da leggere attentamente la dichiarazione del presidente ricandidato della Regione Toscana: “Ha il diritto di parlare… non dobbiamo cadere nella provocazione ma neppure far finta di non vedere che Salvini è un incendiario e che cerca la provocazione volutamente. Attizza l’odio e la violenza, dice cose pazzesche sui rom e sui migranti che in Toscana sono 3.700 su una popolazione di 3 milioni e mezzo di persone”. Ripetiamo: quanto ci costano le provocazioni, la paura che provoca fra i cittadini, quella frase orribile sulla sua tuta “Rossi a Casa”, pessimo gioco di parole col nome del candidato di centrosinistra Enrico Rossi, che evoca tempi bui del nostro Paese quando “ i Rossi” non potevano parlare. Ma per Salvini, naturalmente, va garantito tutto, anche 50, 60mila carabinieri, poliziotti e finanzieri che in questa campagna elettorale come detto bislacca, servono per garantire sicurezza e democrazia. Ma va detto, infine, che il buon Salvini certamente non è trattato male dalle televisioni. Ogni giorno ha il suo spazio garantito nelle televisioni pubbliche ed in quelle del suo ‘socio’ Berlusconi. Poi ha il posto fisso ogni settimana nel talk di Floris ed a corrente alternata, ma sempre garantito, a Ballarò, poi lo trovi come il ‘prezzemolo’ a Otto e Mezzo, Agorà etc, etc. Gli manca una partecipazione degna di questo nome nella terza Camera del Paese ‘Porta a Porta’, ma garantiscono che Vespa, resiste, ma ci sta pensando. Per chiudere, Salvini mediaticamente è più che garantito, forse secondo solo a Renzi. Quelli che non sono garantiti sono i cittadini italiani, che non conosceranno mai il costo della sua infinita campagna elettorale. Ma sapere quanto ci costa è un diritto, come la libertà che il ‘lumbard’ invoca.

Share

Leave a Reply

Your email address will not be published.